Il Cremlino ci ascolta dai tetti di Vienna

Mar 17, 2026 - 10:30
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Il Cremlino ci ascolta dai tetti di Vienna

Sui tetti di Russencity, il complesso diplomatico russo di nove acri sulla riva est del Danubio, le antenne satellitari non puntano verso Mosca. Puntano a ovest. E si muovono: alla vigilia della Munich Security Conference di febbraio, uno dei più grandi è stato riorientato per poi tornare alla posizione originale il giorno dopo la fine dei lavori. Un’inchiesta del Financial Times, basata su due anni di fotografie ad alta risoluzione raccolte dal collettivo NomenNescio e su fonti nei servizi di sicurezza europei, conferma ciò che l’intelligence occidentale sa da tempo: Vienna è la principale piattaforma signals intelligence (Sigint) del Cremlino in Occidente.

Quattro satelliti nel mirino – Eutelsat 3B e 10B, SES5 e Rascom QAF1 – tutti attivi sui corridoi che collegano Europa, Africa e Medio Oriente. L’agenzia di controspionaggio austriaca (Dsn) ha avvertito che le installazioni rappresentano un rischio significativo. Ha consegnato al governo una lista di operativi identificati. Non è successo quasi niente.

Non è una sorpresa. Vienna ospita circa 500 diplomatici russi, un terzo dei quali opererebbe sotto copertura. La legge austriaca non criminalizza lo spionaggio salvo che sia diretto contro interessi nazionali. Una lacuna strutturale che rende la capitale asburgica un ambiente operativo ideale. Dopo il 2022, mentre quasi tutta Europa espelleva rappresentanti di Mosca, l’Austria si è limitata a gesti simbolici: quattro espulsi nell’aprile 2022, altri quattro nel febbraio 2023, due nel marzo 2024. Mosse che non scalfiscono una presenza costruita in decenni.

Russencity stessa – ordinata da Yuri Andropov quando era capo del Kgb, quasi certamente progettata per lo spionaggio fin dalle fondamenta – è solo la parte visibile. Installazioni analoghe si trovano sull’ambasciata dietro la cattedrale ortodossa, sul centro culturale di Brahmsplatz e su un ex sanatorio a Sternwartestrasse, già usato segretamente dai quadri dell’Nkvd di Iosif Stalin. Un’infrastruttura sedimentata in settant’anni.

Il caso d Jan Marsalek ha mostrato come questo ecosistema funzioni anche sul piano umano. L’ex direttore operativo di Wirecard, reclutato dall’intelligence militare russa (Gru) undici anni prima del crollo della società, gestore di reti di agenti tra Monaco e Vienna, è fuggito nel 2020 con l’aiuto di contatti nei servizi austriaci, attraverso la Bielorussia. Per anni i servizi occidentali sapevano che si trovava a Mosca ma tacevano. È stato localizzato e fotografato da un consorzio di giornalisti guidati da Christo Grozev, il reporter che Marsalek aveva progettato di rapire proprio a Vienna, usando fonti aperte, dati acquistati sul mercato nero russo e il sistema di sorveglianza biometrica che Mosca ha mutuato dal modello cinese. Il panopticon dell’Fsb usato contro uno degli asset dell’Fsb stesso.

Vienna non è solo un luogo dove le spie russe lavorano. È un luogo che, per statuto e per scelta politica, permette loro di farlo.

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Redazione Redazione Eventi e News