Il ritorno del pisolino: moda o bisogno fisiologico? Vantaggi e svantaggi del “sonno bifasico”
Il sonno bifasico non è una moda, ma un retaggio biologico che accompagna lo sviluppo dell’essere umano. Tuttavia, nella società contemporanea il modello monofasico prevale. Il professor Lino Nobili spiega quando il pisolino può essere utile e quando, invece, segnala un problema
di Elisabetta Turra
Dormire tutta la notte, senza interruzioni, ci sembra la normalità. In realtà è il punto di arrivo di un percorso biologico, non il punto di partenza. Alla nascita, infatti, il sonno è tutt’altro che continuo: è frammentato, distribuito nell’arco delle 24 ore. «Noi nasciamo con un sonno polifasico distribuito nelle 24 ore», spiega il professor Lino Nobili, presidente dell’Accademia Italiana di Medicina del Sonno (AIMS), direttore della neuropsichiatria infantile presso l’IRCCS G. Gaslini università di Genova, in un’intervista a Voce della Sanità. Con la crescita, il nostro organismo impara lentamente a organizzarsi. Il sistema nervoso centrale matura, entrano in gioco l’ipotalamo e la produzione di melatonina, e il ritmo sonno-veglia inizia a prendere forma. Il sonno si concentra progressivamente nelle ore notturne, ma non diventa subito continuo: «Si mantiene comunque una struttura con due sonnellini, uno al mattino e uno al pomeriggio», sottolinea lo specialista. È proprio qui che emerge il sonno bifasico, una fase di passaggio che non è un’anomalia, ma una tappa fisiologica dello sviluppo. Solo più avanti, con l’età e per ragioni anche neurobiologiche, il riposo si consolida in un unico blocco notturno. Eppure, quella doppia “chiamata” al sonno – soprattutto nel pomeriggio – non scompare del tutto, ma resta inscritta nel nostro orologio biologico.
Il richiamo naturale della “siesta”
Nonostante le abitudini moderne, le giornate piene e i ritmi serrati, il nostro organismo conserva, infatti, una traccia di questa organizzazione. «Nella prima fase del pomeriggio esiste fisiologicamente un aumento dei livelli di sonnolenza», osserva Nobili. Una sorta di “richiamo” che affonda le radici nella storia evolutiva dell’uomo. Alcuni ricercatori, ricorda, hanno ipotizzato che il sonno pomeridiano sia un adattamento antico all’ambiente esterno. «Non è un caso che la siesta sia più frequente nei Paesi caldi. Qui può essere considerata proprio un fattore di adattamento e di protezione dalle ore più calde», spiega. Anche la storia del sonno racconta modelli diversi da quello attuale: «In passato molte popolazioni avevano un sonno segmentato: dormivano alcune ore, si svegliavano e poi tornavano a dormire, anche durante la notte», aggiunge.
Il pisolino e i suoi effetti sul cervello
Dormire durante il giorno può avere effetti positivi, ma a precise condizioni. Il sonno, infatti, è organizzato in cicli. «Raggiungiamo il sonno profondo in 30-40 minuti e un ciclo completo dura circa 80-90 minuti», spiega lo specialista. Se il risveglio avviene nel momento sbagliato, si può sperimentare quella sensazione di confusione e scarsa lucidità definita ‘inerzia del sonno’. «Se ci svegliamo nella fase profonda non siamo vigili, le nostre performance non sono buone», chiarisce. Per questo, il pisolino dovrebbe essere breve o completo: «Circa 20 minuti, oppure 90 minuti, cioè un ciclo intero». Quando ben gestito, il sonno diurno può diventare un alleato. Nobili sottolinea che «il sonno ha un effetto benefico sulle funzioni cognitive e può favorire l’apprendimento», soprattutto nei bambini. Ma non solo: nei soggetti che percepiscono l’esigenza di concedersi al pisolino pomeridiano può migliorare attenzione e memoria e contribuire anche alla riduzione degli incidenti, legati a scarsa lucidità e stanchezza.
Sonno bifasico e differenze individuali
Non esiste una regola valida per tutti. «Come ci sono i gufi e le allodole (i “gufi” sono le persone più attive la sera e che fanno fatica a svegliarsi presto, mentre le “allodole” sono mattiniere e rendono meglio nelle prime ore del giorno, ndr), ci sono persone che hanno bisogno del sonnellino e altre no», osserva Nobili. Alcuni individui, infatti, risentono in modo evidente della mancanza del riposo pomeridiano. «Se non fanno il sonnellino hanno una riduzione dell’attenzione e delle capacità mnemoniche», spiega. In questi casi, il sonno bifasico può essere del tutto fisiologico e funzionale al benessere.
Quando il sonnellino diventa un problema
Diverso è il caso in cui il bisogno di dormire durante il giorno diventa eccessivo. «Se avvertiamo il bisogno di fare sonnellini durante la giornata anche se dormiamo la notte, vuol dire che il sonno non è efficace», avverte lo specialista. In queste situazioni, il pisolino può rappresentare un meccanismo di recupero e nascondere un problema di qualità del sonno notturno. Anche introdurre volontariamente il sonno pomeridiano può avere conseguenze. «Se una persona non ne ha bisogno e decide comunque di dormire, può avere un ritardo dell’addormentamento serale e alterare il ritmo del sonno», spiega Nobili. Al di là del numero di fasi, ciò che conta davvero è la stabilità. Il consiglio è quindi di non forzare il proprio organismo, ma di ascoltarne i segnali. Il sonno bifasico può essere una risorsa, ma solo quando risponde a un bisogno reale. «Quando il sonno sembra non bastare mai, invece, è necessario approfondire», conclude lo specialista, invitando a non sottovalutare i segnali del corpo, ma anche a non trasformare il pisolino in una regola universale.
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