In 2 mesi in Ue abbiamo speso 27 miliardi di euro in più per acquistare combustibili fossili

Aprile 30, 2026 - 04:30
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In 2 mesi in Ue abbiamo speso 27 miliardi di euro in più per acquistare combustibili fossili

La guerra in Medio Oriente scatenata esattamente due mesi fa – con l’attacco di Usa e Israele contro l’Iran del 28 febbraio scorso – ha aperto per l’Unione europea la seconda grande crisi energetica nell’arco di appena quattro anni, dopo quella innescata dall’invasione russa dell’Ucraina. Intervenendo al Parlamento europeo nel dibattito sulla strategia Ue in risposta alla crisi in corso, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha indicato nella riduzione della dipendenza dai combustibili fossili importati e nell’elettrificazione dell’economia la via obbligata per rafforzare l’indipendenza del continente.

A due mesi dall’inizio del conflitto, mentre si registra una tregua dopo settimane di violenze e l’auspicio europeo è che il cessate il fuoco in Iran e in Libano tenga, la presidente della Commissione ha sottolineato che le conseguenze della crisi potrebbero farsi sentire «per mesi o persino anni». Anche per questo l’energia è stata al centro dell’agenda dell’ultimo Consiglio europeo informale.

«La lezione dovrebbe essere chiara per tutti: in un mondo turbolento come il nostro, semplicemente non possiamo essere eccessivamente dipendenti dall’energia importata», ha dichiarato von der Leyen. Il dato più immediato riguarda il costo delle importazioni: «In appena 60 giorni di conflitto, la nostra bolletta per le importazioni di combustibili fossili è aumentata di oltre 27 miliardi di euro, senza una sola molecola di energia in più». In media, si tratta di circa mezzo miliardo di euro al giorno pagato in più dall’Europa per alimentare la stessa dipendenza energetica.

Da qui l’indicazione politica: «La strada da seguire è ovvia, dobbiamo ridurre la nostra eccessiva dipendenza dai combustibili fossili importati e rafforzare la nostra offerta interna di energia pulita, accessibile e conveniente». Von der Leyen ha richiamato tutte le fonti a basse emissioni, «dalle rinnovabili al nucleare, nel pieno rispetto della neutralità tecnologica», ma il punto centrale del discorso resta la necessità di sottrarre l’economia europea alla volatilità del gas e del petrolio.

I Paesi con una quota più alta di fonti low carbon nel proprio mix energetico risultano infatti meno esposti agli shock. Von der Leyen ha citato il caso della Svezia, dove un aumento del prezzo del gas di 1 euro per MWh comporta un incremento della bolletta elettrica di appena 0,04 euro per MWh, perché quasi tutta l’elettricità nazionale arriva da rinnovabili e nucleare. «È così che ci isoliamo dagli shock futuri, ed è questa la strada verso un’Europa indipendente», ha spiegato.

Il caso-scuola è quello della Spagna, un Paese pur dotato di centrali nucleari, dove il disaccoppiamento di fatto tra prezzi del gas fossile e dell’elettricità all’ingrosso è stato conseguito con successo a partire dal 2019 grazie a massicci investimenti in fonti rinnovabili.

La presidente della Commissione ha poi richiamato la necessità di proteggere consumatori e imprese, evitando però di ripetere gli errori compiuti nella crisi precedente. Gli aiuti, ha avvertito, devono essere mirati alle famiglie e alle industrie più vulnerabili, senza stimolare nuova domanda di gas e petrolio. Durante l’ultima crisi, infatti, solo un quarto del sostegno emergenziale è stato destinato ai soggetti più esposti, mentre oltre 350 miliardi di euro sono stati spesi in misure non mirate, con un forte impatto sui conti pubblici degli Stati membri.

Il terzo asse indicato da von der Leyen riguarda la riduzione della domanda di energia attraverso efficienza, elettrificazione e tecnologie digitali. Secondo i dati forniti dalla presidente della Commissione Ue, dal 2022 l’Europa ha già ridotto il peso del gas nella formazione dei prezzi all’ingrosso dell’elettricità: allora determinava i prezzi per il 70% del tempo, oggi per il 30%, pur con differenze ampie tra i vari Stati membri (da gennaio a marzo il dato è al 15% in Spagna e all’89% in Italia, riporta il think tank Ember). Anche per questo, nella crisi attuale, l’Ue finora ha evitato i picchi estremi registrati in quella innescata nel 2022 dal post Covid e dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Ma l’elettricità rappresenta ancora meno di un quarto dei consumi finali europei, una quota inferiore rispetto a Stati Uniti e Cina.

Per von der Leyen questo ritardo deve essere colmato rapidamente: «Un continente come il nostro, con risorse fossili limitate, dovrebbe guidare il mondo nell’elettrificazione». La Commissione presenterà entro l’estate un Piano d’azione per l’elettrificazione, accompagnato da un obiettivo ambizioso. Nel bilancio europeo in corso sono stati accantonati quasi 300 miliardi di euro per l’energia, di cui 95 miliardi ancora disponibili.

L’invito della presidente della Commissione è a utilizzare queste risorse per accelerare il passaggio all’elettricità non solo nei trasporti, ma anche nell’industria e nel riscaldamento. «Non è solo una questione di accessibilità economica e competitività, ma anche di sicurezza economica», ha concluso von der Leyen. «Dunque, parlando di indipendenza europea, questo è il momento di elettrificare l’Europa».

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