Si sta meglio in Europa che in America, parola di scienziati

Nel famoso discorso del marzo 1968, pronunciato poco meno di tre mesi prima di essere ucciso, Bob Kennedy aveva detto che il Pil «misura tutto, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta». Il Pil tiene conto, elencava in quell’intervento all’Università del Kansas, delle attività economiche che producono inquinamento atmosferico, «della pubblicità delle sigarette, della distruzione delle sequoie e della perdita delle nostre meraviglie naturali a causa dell’espansione caotica delle città», tiene conto delle «testate nucleari e delle auto blindate per la polizia per combattere le rivolte nelle nostre città», della vendita di armi e dei «programmi televisivi che glorificano la violenza per vendere giocattoli ai nostri bambini». Eppure, continuava, «il prodotto interno lordo non tiene conto della salute dei nostri figli, della qualità della loro istruzione o della gioia dei loro giochi», e via via elencava ciò che invece rende la vita appunto degna di essere vissuta, citando concetti come la bellezza e l’arte, la forza e la compassione, l’ingegno e il coraggio, l’integrità.
Da allora, le nazioni hanno introdotto altri indici, oltre al Pil, per misurare il livello di benessere di una nazione. L’Italia lo ha fatto dal 2010 con il Bes, acronimo di «Benessere equo e sostenibile», che dal 2016 ha trovato posto nel bilancio dello Stato e che tiene conto, oltre che della situazione economica, di aspetti come la salute, l’istruzione, il grado di occupazione, l’ambiente, la sicurezza. E altri paesi hanno fatto altrettanto negli anni.
Ora il Joint research centre, che è il centro di ricerca della Commissione europea che da statuto «fornisce consulenza scientifica indipendente e sostegno alla politica dell’Unione europea», ha appena pubblicato un’analisi dal titolo “Benessere sociale: Usa vs Ue”, consultabile interamente nel Pdf allegato alla fine di questo articolo, che mette a confronto la situazione presente negli Stati Uniti e quella vigente in Europa. «Contrariamente a quello che normalmente si sente dire, emergono chiaramente come migliori le performance europee», dice il direttore scientifico dell’ASviS Enrico Giovannini, che ha guidato i lavori insieme a Peter Benczúr, Jessica Cariboni e Shaun Mark Da Costa. Vediamole nel dettaglio.
Lo studio parte dal concetto, ormai assodato tanto a livello scientifico quanto di senso comune, che il Pil, o anche il solo reddito delle famiglie, da soli non sono sufficienti per misurare il benessere di una comunità. Gli autori sottolineano anche che l’adozione di nuovi indicatori di benessere sensibili alla distribuzione e alla sostenibilità, che tra l’altro sono pienamente in linea con le disposizioni del Trattato Ue, «potrebbe contribuire a definire politiche economiche e sociali più inclusive ed equilibrate che rispettino anche i limiti del pianeta». Dopodiché, viene sottolineato che una visione più ampia del benessere sociale può modificare sostanzialmente il confronto tra Unione europea e Stati uniti «e portare a conclusioni molto diverse sulle prestazioni relative nel tempo».
Nel dettaglio, lo studio evidenzia che dal 2010 al 2023, il Pil pro capite è aumentato del 25% negli Stati Uniti (rispetto al 17% nell’Ue). Tuttavia, l’indice complessivo attuale di benessere dell’Unione europea è aumentato di 9,5 punti percentuali, mentre quello degli Stati Uniti è salito solo di 1,2 punti. In termini di benessere sostenibile e inclusivo, l’indice dell’Ue è migliorato di 4 punti percentuali nel periodo 2010-2023, mentre quello degli Stati Uniti è diminuito di 0,5, evidenziando l’importanza di fattori come le risorse per il futuro, la resilienza sociale, la natura, le disuguaglianze e la qualità istituzionale.
Nel documento si legge che l’indice delle risorse per il futuro è più alto negli Stati Uniti che nell’Ue, grazie alla maggiore crescita economica americana. Quando però il Pil viene adeguato per tenere conto della salute e delle disuguaglianze, l’Ue risulta in vantaggio: utilizzando un parametro di «reddito equivalente» che incorpora l’aspettativa di vita e la disuguaglianza di reddito, l’Ue ha superato gli Stati Uniti. «Il Pil pro capite rimane il parametro di riferimento principale per confrontare la competitività e il progresso sociale oltreoceano – si legge nello studio – sebbene gli Stati Uniti abbiano ottenuto risultati inferiori rispetto all’Unione europea nel garantire il benessere generale dei cittadini. Ad esempio, nel 2022, gli Stati Uniti avevano un reddito medio superiore di quasi il 30% rispetto a quello dell’Unione europea. Tuttavia, gli americani vivevano vite più brevi e meno eque rispetto agli europei: l’aspettativa di vita nell’Ue era di 80,5 anni, mentre negli Stati Uniti era di appena 78,0 anni, e la disparità nella mortalità era di gran lunga maggiore negli Stati Uniti».
Anche per quel che riguarda le disuguaglianze la situazione è migliore nel Vecchio continente. Il rapporto tra il reddito del 20% più ricco e il 20% più povero è di 9 negli Usa, contro il 5,3 dell’Ue. Quest’ultima mostra inoltre dati migliori su mortalità per incidenti stradali (nel 2023 sono costati la vita a 4,4 cittadini dell’Ue ogni 100.000, mentre negli Usa a 12,2), riduzione della povertà tramite politiche e trasferimenti sociali, tasso di suicidi (era quasi identico nel 2010: 13,4 (per 100.000 abitanti) nell’Ue, 13,2 negli Usa, mentre nel 2021, ultimo anno disponibile, il valore dell’Ue è sceso a 12, mentre quello degli Usa è salito a 15,60).
Ultimo ma non ultimo, per quanto riguarda l’ambiente, gli Stati Uniti presentano dati migliori in termini di percentuale di territorio naturale, esposizione all’inquinamento atmosferico e decessi causati da eventi meteo estremi legati al clima (come evidenzia l’ultimo report di Copernicus, pubblicato proprio oggi, l’Europa a causa delle emissioni globali prodotte dai combustibili fossili si riscalda a velocità doppia rispetto al resto del pianeta). L’Unione europea ottiene invece risultati migliori in termini di emissioni di gas serra pro capite, impronta ecologica, indice della lista rossa delle specie in via di estinzione, percentuale di energie rinnovabili e trasporto sostenibile.
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