Intervenire subito sul colesterolo LDL riduce di 4 volte il rischio di un secondo evento cardiovascolare

Mar 16, 2026 - 20:30
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Intervenire subito sul colesterolo LDL riduce di 4 volte il rischio di un secondo evento cardiovascolare

Pubblicato lo studio della Cardiologia dell’Ospedale Maggiore di Novara e dell’Università LIUC, Castellanza, secondo cui estendere l’approccio “colpisci presto, colpisci forte”, validato dallo studio FAST-NOTE sul colesterolo LDL, può generare un risparmio annuo di 34 milioni di euro, grazie alla riduzione di eventi gravi, ricoveri urgenti e interventi complessi su pazienti post-infarto. L’adozione tempestiva di anticorpi monoclonali anti-PCSK9 per i pazienti a rischio cardiovascolare molto elevato ha aumentato di 8 volte la probabilità di raggiungere il target LDL (<55 mg/dL), agendo proprio nel momento in cui il rischio di una recidiva è maggiore: le prime settimane dopo l’infarto. Il rischio di incorrere in un ulteriore evento cardiovascolare entro un anno si è ridotto dal 12,12% al 3,28%.

 

 

Dopo un primo infarto, agire immediatamente e in modo intensivo per abbassare il colesterolo LDL può ridurre di quattro volte il rischio di un secondo evento cardiovascolare nel primo anno, fase più a rischio per un secondo evento.

Non solo: questa strategia potrebbe generare un risparmio fino a 34 milioni di euro l’anno per il Servizio Sanitario Nazionale.

È quanto emerge dallo studio coordinato dal professor Giuseppe Patti, Direttore  Cardiologia, Ospedale Maggiore della Carità, Novara e  dal professor Giuseppe Croce dell’Università LIUC di Castellanza, e recentemente pubblicato dal Centro di Ricerca in Economia e Management in Sanità CREMS e Ospedale Maggiore di Novara, che ha analizzato l’impatto clinico ed economico dell’approccio “strike early, strike strong” – letteralmente “colpisci presto, colpisci forte” – nella gestione dei pazienti post-infarto.

L’analisi si basa sui dati reali di 500 pazienti post-infarto, raccolti con lo Studio Fast Note, presso l’Ospedale Maggiore della Carità di Novara (Hub di riferimento per la cardiologia interventisca del Piemonte orientale) e, in tre periodi nel 2019, 2021, 2023, ha confrontato due strategie terapeutiche: l’intensificazione graduale della terapia e l’approccio precoce e mirato fin dal ricovero.

Nei primi due anni, l’approccio tradizionale, con target LDL progressivamente più stringenti (da <70 a <55 mg/dL), ha prodotto risultati marginali, con la riduzione di un nuovo evento cardiovascolare dal 12% all’11% nel 2021.

La svolta è arrivata nel 2023, con l’adozione di un protocollo che ha previsto un trattamento intensivo, precoce e personalizzato già durante il ricovero.

“Abbiamo introdotto un algoritmo clinico che ci ha consentito di intensificare il trattamento fin dalla fase ospedaliera”, spiega Giuseppe Patti, autore dello Studio Fast-Note. “Con l’approccio colpisci presto, colpisci forte, abbiamo ottenuto una riduzione significativa degli eventi cardiovascolari nei pazienti a più alto rischio, passando dal 12,12% al 3,28% in un anno. L’impiego precoce degli anticorpi monoclonali anti-PCSK9 ha aumentato di 8 volte la probabilità di raggiungere il target LDL, e ha ridotto di 4 volte il rischio di un nuovo infarto. Intervenire subito, in modo intensivo, può davvero cambiare il decorso della malattia”.

 

Benefici per i pazienti e per il sistema sanitario

La riduzione di nuovi infarti e complicanze significa meno ricoveri urgenti, meno interventi invasivi e minore pressione sui reparti ad alta intensità di cura.

“L’adozione precoce degli anticorpi monoclonali anti-PCSK9 nei pazienti a maggior rischio ha determinato una riduzione evidente degli eventi più gravi e, di conseguenza, dei ricoveri urgenti, degli interventi invasivi e dei giorni di degenza; abbiamo osservato il 38% in meno di giornate in terapia intensiva e il 42% in meno in unità coronarica”, nota il Professor Croce.

“La nostra analisi dimostra che questo approccio si  rivela vantaggioso anche sul piano economico, perché a livello nazionale proietta un  risparmio complessivo di circa 34 milioni di euro”.

 

Un approccio costo-efficace

L’analisi economica conferma che l’approccio intensivo con terapie innovative come gli anticorpi monoclonali anti-PCSK9 è costo-efficace e sostenibile per il Servizio Sanitario Nazionale.

Nel sistema italiano, infatti, un valore di ICER* inferiore a 40.000 euro annui è considerato compatibile con i criteri di sostenibilità.

Lo studio riporta per la strategia “colpisci presto, colpisci forte” un ICER compreso tra 27.282 e 32.111 euro, quindi ampiamente al di sotto della soglia prevista, grazie alla riduzione dei costi associati agli eventi ischemici.

 

Una strategia per la salute dei pazienti e per il sistema

Dunque l’approccio intensivo e precoce “strike early, strike strong” nella prevenzione cardiovascolare post-evento  si dimostra non solo clinicamente efficace, ma anche coerente con gli obiettivi di appropriatezza e sostenibilità del SSN e con le più recenti linee guida  ESC/EAS  sulla dislipidemia – aggiornate al 2025, che suggeriscono di considerare un approccio intensivo nella gestione della dislipidemia nel paziente post-infarto.

Estenderne l’adozione su scala nazionale rappresenta un’opportunità concreta per favorire un accesso più equo alle terapie ad alto valore, come gli anticorpi monoclonali anti-PCSK9, migliorare l’organizzazione dell’assistenza post-infarto e contribuire alla sostenibilità del Servizio Sanitario.

 

 

 

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Redazione Redazione Eventi e News