Intervista con Alfredo Francesco Cossu, protagonista del film “La Salita”: “L’arte è il primo atto di libertà”
“E’ una storia poco nota ma necessaria e spero possa suggerire delle riflessioni agli spettatori che vedranno il film”. Alfredo Francesco Cossu è il protagonista nei panni di Emanuele di “La Salita”, opera prima di Massimiliano Gallo, nelle sale dal 9 aprile, prodotto da Panamafilm, F.A.N. con Rai Cinema, e distribuito da Fandango.
La storia è ambientata a Napoli nel 1983, quando a causa di alcune lesioni dovute al bradisismo il carcere femminile di Pozzuoli viene chiuso e le detenute smistate provvisoriamente in altre strutture penitenziarie della Campania. Alcune di queste vengono ospitate presso il Carcere minorile di Nisida, che all’epoca è solo maschile. In quello stesso periodo Eduardo De Filippo (interpretato da Mariano Rigillo), nominato Senatore a Vita, sorprende l’aula e i colleghi di Palazzo Madama facendo un discorso di insediamento orientato a favore dei ragazzini reclusi nel carcere minorile di Nisida e nel Filangieri. Va più volte in visita a Nisida, contribuisce alla ristrutturazione del Teatro del carcere, disegnandone la nuova struttura di suo pugno, impianta una scuola di scenotecnica e una di recitazione, invia gli attori della sua compagnia per mettere in scena quello che sarà il primo spettacolo teatrale in un Istituto Penitenziario Minorile italiano. Da queste due storie vere, e dall’incontro fra un giovane detenuto di Nisida, Emanuele, e una detenuta del femminile di Pozzuoli, Beatrice (Roberta Caronia), che vivono insieme per la prima volta l’esperienza del teatro, prende le mosse il film, che mescola realtà e fantasia, personaggi reali e inventati, per costruire un grande affresco di sentimenti e passioni.
Un passato da giocatore di pallanuoto a livello agonistico, un futuro luminoso davanti a sè come attore, Alfredo Francesco Cossu ci ha parlato con entusiasmo delle emozioni vissute girando il film “La Salita”, lavorando con Massimiliano Gallo e recitando insieme al suo maestro Antonio Milo, ma anche di sport e teatro e dei prossimi progetti.
Alfredo Francesco, il film “La Salita” rappresenta il tuo esordio al cinema. Che emozione è stata essere diretto da Massimiliano Gallo?
“Per il mio esordio al cinema non potevo chiedere di meglio. Questo film per me è un dono. Essere il protagonista maschile dell’opera prima di Massimiliano Gallo, che è in un momento stratosferico e non ha bisogno di presentazioni, è tanta roba. Ricordo ogni particolare di questa esperienza, il self tape, i primi callback, i giorni di letture e tutto il periodo di set che è stato meraviglioso. E’ una storia che conoscevo in parte. Sapevo che Eduardo De Filippo aveva iniziato delle attività al Filangieri ma non a Nisida e sono contento di aver potuto dare voce al personaggio di Emanuele. Ho percepito anche una certa responsabilità per la complessità sia del ruolo che della storia in sé, però la sapiente mano di Massimiliano Gallo ha reso tutto più facile perché prima di essere regista è un attore, quindi ha saputo cogliere quelle che erano le esigenze di un giovane ventitreenne debuttante come me. Mi sono sentito a mio agio anche con tutti gli artisti adulti che compongono il cast, che arrivano del teatro e che io definisco dei mestieranti, perché conoscono quelli che in gergo sono i segreti di questo mestiere. Ognuno di loro mi ha donato qualcosa e ho cercato di “rubare” tanto sul campo. E’ un’esperienza che è valsa più di qualunque altra scuola”.
Qual è l’aspetto di Emanuele su cui hai lavorato maggiormente?
“C’è un aspetto su cui ho lavorato fin dall’inizio, dopo le prime letture da solo, poi con Massimiliano e con gli altri ragazzi, ed è il concetto di noia che è fondamentale per il personaggio di Emanuele, un ragazzo disilluso in quanto non conosce niente della vita e quindi a 17 anni non ha sogni o prospettive, non per colpa sua. Io non lo sto giudicando e da attore non mi permetterei mai di farlo. E’ rassegnato, sopravvive, tira avanti e poi è abbandonato da tutti, ha una situazione familiare molto particolare, ha solo questa zia interpretata da Gea Martire che è un personaggio con un’influenza altamente negativa nei suoi confronti, quindi vive questa condizione di noia che è propria dei detenuti, sia minorenni che maggiorenni. Emanuele non ha stimoli, fino all’arrivo prima di Beatrice e poi di Eduardo, che sono delle boccate d’aria fresca che cercano di fargli passare in maniera diversa quelle che sono le giornate all’interno delle mura di Nisida. Con Emanuele ho pochissimi punti di contatto, è un personaggio molto lontano da me, banalmente perché non sono mai stato in carcere, quindi è stato bello poter dare voce a questo ragazzo e poter avere questo incontro con l’arte e con la recitazione”.
Alfredo Francesco Cossu e Roberta Caronia in “La Salita” – credit foto Anna Camerlingo
Il personaggio di Beatrice è una sorta di sorella maggiore, di mamma e forse anche di fidanzata per Emanuele …
“Beatrice rappresenta per Emanuele quella parte di femminilità, di leggerezza, di morbidezza che non conosceva, avendo una situazione familiare particolare. La vede un po’ come una mamma, come una sorella, anche come una fidanzata perché poi c’è quella storia d’amore che nasce col tempo. Per fare un riferimento dantesco, Beatrice è un po’ una donna angelo. Il loro rapporto rivela anche tutta una serie di insidie. Emanuele è attratto da Beatrice che lo fa stare bene, gli fa passare i giorni in carcere in maniera diversa. Roberta Caronia che la interpreta è un’attrice stratosterica, di una professionalità e di un’umiltà immense. In tutte le scene girate con lei non mi sono mai sentito oppresso, abbiamo avuto un rapporto da collega a collega, e questo è merito suo e anche di Massimiliano che fin dalle letture ha saputo creare un gruppo coeso. Ringrazio Roberta perché nonostante la differenza di età e di esperienza mi ha dato una grande mano”.
Il film omaggia il teatro e il suo potere salvifico, tanto che Eduardo De Filippo, interpretato da Mariano Rigillo, ricorda a questi ragazzi che l’arte può costituire una via di salvezza…
“L’arte è il primo atto di libertà. Eduardo quando viene nominato senatore a vita piuttosto che bearsi e stare a casa a godersi la vecchiaia tiene questo discorso al Senato e chiede ai più grandi “cosa abbiamo fatto per questi ragazzi che hanno avuto un percorso difficile e che sono rinchiusi in carcere?”. De Filippo è una figura iconica, maestosa e forse oggi ne servirebbe uno novello perchè spesso i giovani non vivono quegli stimoli che Emanuele all’epoca viveva. Per combattere quella condizione di noia è importante che un ragazzo sviluppi delle passioni, anche quando termina il suo periodo di reclusione, altrimenti esce e poi rischia di ritornare in carcere, quindi è importante il reinserimento e il recupero dei detenuti all’interno della società. L’arte, nel caso del mio personaggio, ha un potere salvifico, accende quella speranza. E’ un film in cui il teatro non fa solo da sfondo, ma è proprio il protagonista, insieme ad Eduardo De Filippo. Abbiamo fatto un lavoro a tavolino, come si dice in gergo, alle letture. Molte scene, soprattutto con i ragazzi, sono proprio costruite come se fossimo a teatro e non sul set”.
Il teatro è anche il luogo dove ti sei formato, da cui hai iniziato il tuo percorso artistico, quindi che cosa rappresenta per te?
“E’ un luogo magico, su quella tavola di legno accade qualcosa di straordinario, di lontano dalla quotidianità. Io ho scelto questo mestiere perché facendo l’attore posso essere quello che nella vita non mi sarebbe possibile, per ovvi motivi. Se ad esempio voglio essere SpiderMan, anche per cinque minuti lo posso diventare. Il teatro per me rappresenta la capacità, la possibilità di trasformarsi, di viaggiare in mondi paralleli, in realtà che non esistono, staccare la spina da quella che è la monotonia quotidiana e vagare con la fantasia e con l’immaginazione. L’aneddoto che racconto sempre è che ho conosciuto quest’arte attraverso quello che chiamo l’odore di teatro chiuso. Mio padre di professione è avvocato, però ha sempre scritto testi per attori professionisti e un giorno sono andato a vedere le loro prove. Entrando in questo teatro piccolo, era quasi uno scantinato, appena ho aperto questo cancelletto sono stato avvolto dall’odore di teatro chiuso, che non ti saprei dire che profumo ha. Sono quegli odori che forse solo chi era destinato a fare questo mestiere, chi avrebbe dovuto frequentare questo mondo, sentiva, e tuttora lo sento. Così ho deciso di ritornarci e ho cominciato a giocare sul palco con qualche attore più grande. Mi divertivo e da quel momento ho capito che quello era il posto in cui stavo bene, perché quell’odore di teatro chiuso, anche un po’ polveroso, legnoso, che percepisci per esempio anche quando stai dietro le quinte, è qualcosa di poetico”.
Alfredo Francesco Cossu e Antonio Milo in “La Salita” – credit foto Anna Camerlingo
Ti sei diplomato all’Actors Lab di Antonio Milo, che era nel cast anche della serie Il Commissario Ricciardi in cui tu hai lavorato, ed è tra i protagonisti di La Salita. Com’è stato recitare insieme?
“Prima di fare l’Actors Lab ero per la maggior parte autodidatta, ho cercato di fare tanti altri provini, ho frequentato un corso propedeutico alla Paolo Grassi, ho provato ad entrare al Mercadante ma non è andata bene, anche perché giocavo a pallanuoto a livello agonistico. Quando ho smesso ho deciso di iscrivermi alla scuola di Antonio Milo. Girare il mio primo progetto da protagonista con il mio maestro, che poi nel film interpreta il personaggio di Giovanni ed è per Emanuele una figura paterna, è stato emozionante. Ho condiviso alcune scene con Antonio Milo e mi ha dato molti consigli sul set, è stato sempre un punto di riferimento, come a scuola. Lui mi ha plasmato, mi ha dato la valigetta dell’attore con gli strumenti necessari che tuttora adopero”.
Da ragazzo hai giocato a pallanuoto, ora pratichi nuoto, quanto lo sport ti è utile anche nel lavoro di attore?
“Lo sport è metafora di vita. Io sono uno sportivo e un altro degli odori che non mi abbandonerà mai è quello del cloro. Dallo sport mi porto dietro la mentalità da soldatino, intesa come disciplina, rigore, dedizione al lavoro, grazie ovviamente a tutti i mister che mi hanno allenato, che mi hanno formato come uomo prima ancora che come atleta. Sul set ovviamente giravamo anche sei, sette scene al giorno, oppure qualche scena più difficile veniva interrotta per dei rumori o per il passaggio degli aerei, quindi la mentalità agonistica è stata utile per mantenere una concentrazione continua. Quando ho deciso di intraprendere questa strada la disciplina non mi faceva godere appieno questi momenti, poi ho imparato ad accontentarmi, che non significa adagiarsi. Giocando a pallanuoto a livello agonistico, allenandomi cinque giorni su cinque, tre ore al giorno, per molto tempo ho fatto una vita di sacrifici, quindi non uscivo il sabato perché dovevo studiare e mi dividevo tra sport e studio. Quando vincevo una partita si andava a festeggiare con la squadra, però la mia testa era già alla sfida successiva. Col tempo ho cominciato ad essere contento del risultato ottenuto ed è stata la prima cosa che abbiamo detto con i miei colleghi Manuel Mazia e Francesco Piccirillo, con cui ho legato subito, quando abbiamo visto il film “La salita” in occasione della presentazione alla Mostra del Cinema di Venezia. Bisogna restare con i piedi per terra, essere umili e cercare sempre di migliorarsi però è necessario anche prendersi delle piccole soddisfazioni. A Bari, alla prima proiezione con un pubblico pagante nell’ambito del Bif&st, vedere l’emozione del pubblico, gli applausi, l’apprezzamento del lavoro fatto è stata un’emozione che mi porto nel cuore. Ora voglio godermi quello che verrà”.
Quali sono i tuoi prossimi progetti?
“Qualcosa bolle in pentola ma per scaramanzia non voglio dire niente (sorride). Con Manuel Mazia, Francesco Piccirillo e Giuseppe De Simone, da quando abbiamo girato La Salita non ci siamo più persi di vista, sia a livello lavorativo che nella vita reale. Francesco è il regista di un progetto interamente composto da giovani che si chiama Zoo Trincea, che racconta la guerra con leggerezza e con poesia. Abbiamo terminato la prima tournée pochi giorni fa e lo riprenderemo l’anno prossimo. Lo spettacolo è scritto da Alessandro Orrei, che interpretava Mimmo in Mare Fuori. E poi spero che il pubblico possa apprezzare “La Salita” e conoscere una storia poco nota ma necessaria. Come dice Massimiliano Gallo, viviamo un periodo storico di prepotenza e di bruttezza, quindi quello che ha fatto Eduardo De Filippo deve essere da esempio e uno stimolo in più per far riflettere gli spettatori dopo aver visto il film”.
di Francesca Monti
Si ringraziano Patrizia Biancamano e Giulia Massari
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