Iran, alert Fao: shock sovrapposti potrebbero spingere l’inflazione dei prezzi alimentari e aggravare la fame in molti paesi

Lo Stretto di Hormuz è un corridoio strategico fondamentale che, in condizioni normali, trasporta circa 20 milioni di barili di petrolio al giorno – pari a un quarto del commercio mondiale di petrolio via mare – oltre a volumi significativi di gas naturale liquefatto (Gnl) e fertilizzanti essenziali. Tuttavia, a seguito della crisi innescata dalla guerra in Iran, il traffico di petroliere attraverso lo Stretto è crollato di oltre il 90%, tra la chiusura imposta da Teheran e il controblocco degli Stati Uniti.
Il problema ha ormai dimensioni globali e non a caso durante la 180ª sessione del Consiglio della Fao, il direttore generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, Qu Dongyu, ha sottolineato il profondo impatto della crisi in corso nella regione del Golfo sui sistemi agroalimentari, ha chiesto una risposta politica coordinata e ha illustrato le misure proattive adottate dalla Fao per affrontare la situazione.
Qu ha aperto il suo intervento affermando che «la pace e la stabilità sono prerequisiti per la sicurezza alimentare e che il diritto al cibo è un diritto umano fondamentale». Ha sottolineato che la chiusura delle principali rotte marittime sta provocando onde d’urto nei sistemi agroalimentari globali, causando significative interruzioni nell’approvvigionamento globale di energia, fertilizzanti e fattori di produzione agroalimentari.
Il problema non riguarda soltanto l’approvvigionamento energetico, il che già di per sé è grave. Il blocco del traffico marino sta impattando anche sul mercato dei fertilizzanti, che sta subendo shock immediati, con i prezzi dell’urea granulare proveniente dal Medio Oriente in aumento di quasi il 20% nel giro di una settimana. A metà aprile, i prezzi dell’urea erano aumentati del 52% negli Stati Uniti e del 60% in Brasile. Si stima che siano stati ritardati da 1,5 a 3 milioni di tonnellate di scambi di fertilizzanti al mese, mettendo a rischio la produttività agricola.
Qu ha evidenziato quattro canali principali attraverso i quali il conflitto sta influenzando i sistemi agroalimentari. Il primo riguarda l’interruzione delle importazioni alimentari: i paesi del Golfo dipendono dalle importazioni per il 70-90% del loro approvvigionamento di alimenti di base. Il secondo riguarda l’aumento dei prezzi dell’energia: questi aumentano il costo della vita e i prezzi dei generi alimentari a livello dei consumatori. C’è poi il tema della riduzione dei margini degli agricoltori: l’aumento dei costi dell’energia e dei fertilizzanti sta riducendo i profitti degli agricoltori, con il rischio di diminuire i raccolti futuri. E, ultimo ma non ultimo, c’è il problema della diminuzione dei flussi di rimesse: le famiglie dell’Asia meridionale, del Sud-Est asiatico e dell’Africa potrebbero subire una riduzione del reddito a causa delle pressioni economiche nelle economie del Golfo.
«Il calendario delle colture è fondamentale per comprendere l’urgenza della crisi dei fertilizzanti. L’applicazione dei fertilizzanti deve allinearsi con precisione alle finestre di semina, che non possono essere riprogrammate senza perdite permanenti di resa», ha affermato il direttore generale della Fao.
I paesi fortemente dipendenti dalle importazioni, tra cui il Bangladesh, dove il 53% dei fertilizzanti proviene dal Golfo, si trovano ad affrontare un profilo di rischio estremamente elevato. L’Iran, che dipende dalle importazioni di grano e mais, è sottoposto a forti pressioni.
L’analisi della Fao rivela che gli shock sovrapposti causati dalla crisi potrebbero far aumentare l’inflazione dei prezzi alimentari e aggravare la fame. In Libano, circa 874.000 persone sono in condizioni di grave insicurezza alimentare, mentre nello Yemen oltre 17 milioni di persone vivono in condizioni di elevata insicurezza alimentare.
«È urgentemente necessaria una risposta politica coordinata», ha affermato Qu, sottolineando che le misure immediate nei prossimi 90 giorni dovrebbero includere: lo sviluppo di rotte commerciali alternative; il potenziamento del monitoraggio dei mercati; l'evitare restrizioni alle esportazioni di energia e fertilizzanti; e la fornitura di sostegno finanziario agli agricoltori.
Nel medio termine, l’attenzione dovrebbe concentrarsi sulla diversificazione delle fonti di importazione e sul sostegno ai paesi vulnerabili attraverso aiuti alimentari di emergenza, mentre le strategie a lungo termine devono dare priorità all'agricoltura sostenibile e agli investimenti nelle energie rinnovabili.
In risposta a questa crisi, la Fao ha avviato diverse linee d’azione, tra cui il monitoraggio della catena di approvvigionamento (sorveglianza in tempo reale dei movimenti delle spedizioni e delle tariffe di trasporto), il coordinamento delle riserve strategiche (collaborazione con i paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo per prevenire acquisti compulsivi simultanei), l’analisi di percorsi alternativi (modellizzazione di corridoi alternativi per le merci deperibili) e il programma di accesso ai fertilizzanti (dare priorità alle spedizioni verso i paesi in via di sviluppo a basso reddito e senza sbocco sul mare).
«Abbiamo le competenze tecniche; ciò di cui abbiamo bisogno ora sono le risorse per agire – in linea con il nostro mandato – prima che questa chiusura abbia un impatto catastrofico sui nostri sistemi agroalimentari e sulla sicurezza alimentare a livello globale», ha affermato il direttore generale della Fao, aggiungendo che «la storia giudica le organizzazioni non in base alle crisi che hanno previsto, ma in base alle sofferenze che hanno evitato».
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