Juventus, Locatelli: "Voglio alzare un trofeo con la maglia che amo. Un anno qui ne vale sette da un'altra parte"
Le parole in conferenza stampa del capitano dei bianconeri, fresco di rinnovo contrattuale.
Al posto di Luciano Spalletti, in conferenza stampa, ha parlato Manuel Locatelli a poche ore dall'ufficialità del suo rinnovo di contratto. Le sue parole.
"Ci tenevo a ricordare Alex Manninger, purtroppo è successa questa tragedia. Da bambino guardavo la Juve e ho un ricordo di lui, mi hanno parlato benissimo di lui. Lo ricorderemo sempre, un abbraccio da parte di tutti noi alla famiglia. Verrà ricordato domani e sarà sempre nel cuore di tutti i tifosi della Juve".
"Oggi sapevo di dover fare la conferenza e mi sono chiesto come posso dire cosa provo ad aver rinnovato, ad essere il capitano ed è difficile da descrivere. La risposta è quella che bisognerebbe fare ad un bambino che domani sarà a veder la Juve. La risposta che ti darà è la mia che adesso non so darti. Trovare le parole è difficile, viviamo di emozioni e a volte dobbiamo essere robot. Momenti felicissimi, l’ennesimo sogno che realizzo. Provo una responsabilità grandissima, devo ripagare la fiducia di tutti, noto questa fiducia nelle persone che mi guardano al campo. Vivo questo con spirito e responsabilità, un sogno enorme e sono felicissimo".
"Quest’anno purtroppo non siamo riusciti a vincere, abbiamo l’obiettivo Champions. Quello di cui abbiamo parlato è tornare a vincere, importante avere un progetto solido. La scelta di rinnovare il mister è un bel segnale, Yildiz è fondamentale per noi, McKennie... Dovremo tornare a vincere a breve è quello che si aspettano tutti e che ci aspettiamo noi. Uno dei miei sogni è alzare un trofeo con la maglia che amo. In questi anni abbiamo cambiato tanti giocatori, qualche mano ce la potrà dare il mercato ma ci deve pensare la società. Sono passati giocatori fortissimi qui e ce ne sono anche adesso. Abbiamo pagato delle inesperienze, la cosa importante è il progetto solido che vedo. E’ la base da cui ripartire".
"Scherzando con i miei compagni diciamo che un anno alla Juve sono 7 anni da un’altra parte. Per la gestione delle pressioni. Sarebbe bellissimo fare 9 anni qui, non me ne rendo conto adesso perché non ha senso pensare al futuro. L’importante è quello che uno fa adesso, quello che conta è quello che si fa in campo. La cosa bella di quest’anno è aver creato un bel gruppo ed è bello condividere tutto con loro".
"La cosa più importante che ho imparato è reagire, tutti sanno e io per primo che ho vissuto dei momenti difficili, i fischi e le critiche. Però ero sempre là, sempre disponibile, e allenandomi al massimo, mi sono messo in discussione. Quando uno reagisce è la cosa più importante, la reazione è la base per stare a questi livelli. Spalletti? Secondo me in nazionale non ci conoscevamo tanto bene anche da un punto di vista personale. Quando è arrivato mi sono messo totalmente a disposizione e la cosa bella e importante è stata che quando lui è arrivato mi ha parlato il primo giorno nel suo ufficio ed è stato bello cosa mi ha detto. Sapeva che ero diventato importante per la Juve, mi chiedeva cose diverse e sono a disposizione. La cosa bella è che mi ha dimostrato subito fiducia. Sono state settimane migliori dopo il rigore e il mancato Mondiale. Il mister ci ha parlato subito a noi italiani e ci ha detto che era dispiaciuto, sapeva cosa stavamo provando, sa cosa vuol dire rappresentare la Nazionale. Ma ci ha detto che era subito da mettere da parte. La cosa del calcio è che la partita dopo hai la possibilità di reagire e noi abbiamo cercato di fare quello".
"Ho ricevuto tanto affetto, molto bello. A me piace condividere queste gioie con la mia famiglia. Se devo citare un messaggio, mi ha scritto Gianluca Pessotto che per me è una leggenda, una persona squisita. Mi ha detto che i momenti che ho passato mi hanno fatto diventare la persona e il giocatore che sono adesso, è un messaggio che porto nel cuore".
"Bisogna tornare a essere tra i primi, nell’arco della stagione ci sono momenti decisivi e noi nel dettaglio di vincere partite sporche è una cosa che ci è mancata. Ci sono partite che devi vincere, anche giocando male e quello ti porta a essere tra i primi. Una cosa che ci è mancata in questi anni. Non so perché ci è mancata cattiveria, forse non siamo riusciti ad essere decisivi noi giocatori nei momenti importanti ma non so dire perché. Non mi sono mai visto lontano dalla Juve, anche nei momenti di difficoltà. Perché nella mia testa dovevo dimostrare il giocatore che sono e la persona che sono. Non ho mai pensato di andar via, leggo questa fiducia della società su di me ed è una bella responsabilità. Le scelte le fa la società, non chiedono consiglio a me, a me chiedono di metterci il cuore".
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