La consulenza strategica di Wivian’s Factory chiude il 2025 a 152 milioni (+4,8%)

Mar 16, 2026 - 13:30
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La consulenza strategica di Wivian’s Factory chiude il 2025 a 152 milioni (+4,8%)
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Wivian’s Factory chiude il 2025 in crescita. Nell’esercizio appena concluso l’azienda di rappresentanza e distribuzione nella fashion industry ha realizzato un risultato consolidato di 152 milioni di euro nel 2025 (in crescita del 4,8% rispetto ai 145 milioni dell’anno scorso). La realtà, che sta rivoluzionando il concetto di rappresentanza e distribuzione fashion in Italia, conta su di un team di quasi cento professionisti, cinque sedi strategiche sul territorio e una superficie complessiva di circa 10mila metri quadrati, con un portafoglio di oltre 65 brand tra moda, street casual e sport.

La chiave del business è la diversificazione: “Noi ci siamo specializzati, per scelta imprenditoriale, nella diversificazione del rischio d’impresa”, asserisce a Pambianconews Wivian Bodini, fondatore dell’azienda e oggi affiancato dalla seconda generazione, i figli Mattia e Alessia. “Lo facciamo attraverso la differenziazione del portafoglio marchi e della clientela”, specifica il dirigente. È un’impostazione che si riflette sia nella struttura del gruppo sia nella profondità della rete commerciale, costruita da Milano e poi estesa progressivamente a Torino, Chiavari, Padova e Cagliari, con una copertura pensata per presidiare il territorio in modo capillare.

La matrice è business. “La nostra particolarità è la trasversalità – specifica Mattia Bodini -. Serviamo clienti molto diversi tra loro: da realtà più alte a realtà più commerciali, passando per specializzazioni differenti”. La trasversalità, però, non equivale a dispersione. “All’interno dello stesso brand esistono segmentazioni diverse – continua -. Ci sono prodotti che possono andare solo ai clienti top tier e altri che hanno una distribuzione più ampia. Il nostro lavoro è costruire una distribuzione su misura”.

È proprio su questo punto che Wivian’s Factory ha costruito il proprio vantaggio competitivo. L’azienda dichiara di andare oltre la semplice vendita di collezioni, lavorando su consulenza strategica, pianificazione territoriale, monitoraggio di sell-in e sell-out, assistenza post vendita e flusso continuo di dati verso i marchi. Un approccio che viene descritto come partnership reale e processo circolare e continuativo. “L’abito su misura è la cosa che noi cerchiamo sempre di costruire sia per l’azienda sia per il negoziante”, si inserisce Alessia Bodini, rafforzando il concetto. “Ci sono caratteristiche di aziende completamente diverse l’una dall’altra, e anche quelle che possono sembrare simili alla fine non lo sono. Per questo il servizio e la modalità di vendita cambiano da brand a brand”, spiega.

La massa critica dei marchi rappresentati racconta bene l’ampiezza del perimetro: l’azienda ha per mano brand del calibro di Calvin Klein, Tommy Hilfiger, The North Face, Vans, Timberland, Dr. Martens, Napapijri, K-Way, Champion, ReebokDiadora e molti altri ancora. Ma anche in questo caso la dimensione non è solo quantitativa. “Oggi rappresentiamo circa 60-70 marchi e il movimento è principalmente sulle realtà giovani e di ricerca”, specifica Wivian. E l’equilibrio non sta nel moltiplicare i mandati ma nel farli lavorare in modo coerente. È una logica opposta a quella della semplice accumulazione e molto vicina a una visione da portfolio management, dove conta la complementarità fra i progetti e il loro potenziale di sviluppo industriale e distributivo.

A sostenere il modello c’è anche una forte attenzione alla raccolta e alla lettura dei dati. “Noi abbiamo un crm molto evoluto”, spiega Alessia. “Raccogliamo brand mix, concorrenti diretti, posizionamento, immagini del negozio, evoluzioni nel tempo”. Ma subito precisa che la componente digitale non basta: “Il lavoro vero continua a essere prendere la macchina e andare”. È qui che emerge una delle convinzioni più nette della famiglia Bodini: l’efficienza non può sostituire la conoscenza diretta del mercato.

Il passaggio è particolarmente rilevante perché arriva in una campagna vendite che, secondo i Bodini, si muove in un contesto decisamente selettivo. “La tendenza generale del mercato è negativa”, spiega Wivian Bodini. “In molti casi le campagne stanno chiudendo in calo”. Il dato di confronto è eloquente: “Abbiamo sentito colleghi parlare di cali anche a doppia cifra su brand fashion importanti”. In questo scenario, il gruppo si aspetta una chiusura d’anno in tenuta per un totale di circa 157 milioni di euro (+3,2% sul 2025). “Sul like for like pochi brand sono in crescita, alcuni sono flat, la maggior parte è in calo”, precisa Mattia Bodini. “Il nostro risultato deriva anche dalla capacità di sostituire brand meno performanti con progetti più forti o con nuove aree di sviluppo”.

Il cuore del modello, però, resta la capacità di proteggere il sell-out dei clienti. “Possiamo anche fare budget, ma se poi il cliente non vende, la stagione dopo non torna”, dice Mattia Bodini. “Per questo a volte diciamo anche dei no”. È una frase che spiega bene il ruolo sempre più consulenziale degli showroom evoluti. Non basta piazzare prodotto: bisogna costruire assortimenti, calibrare i mix, leggere marginalità e finestre promozionali, capire in quali casi una label lasci spazio al retailer e in quali invece lo schiacci. “Alcuni marchi lasciano marginalità, altri no”, osserva Wivian Bodini. “E questo oggi pesa tantissimo nelle decisioni d’acquisto”.

Anche per questo la famiglia Bodini insiste molto sul ritorno del negozio come luogo di esperienza. “Negli ultimi tempi stiamo vedendo un ritorno al negozio fisico”, dice Alessia Bodini. “Il cliente vuole tornare a essere accolto, consigliato, accompagnato”. La manager collega questa dinamica a una richiesta crescente di competenza e di relazione. “Vuole una relazione, non solo un prodotto”, dice. E sul piano delle collezioni, il sentiment della prossima stagione è altrettanto indicativo. “Un trend forte che vediamo, soprattutto nei brand con maggiore storia, è il ritorno all’archivio, all’heritage”, afferma Mattia Bodini. Alessia Bodini lo legge come risposta al presente: “C’è la voglia di tornare a qualcosa che il consumatore percepisce come più vero, più autentico, più qualitativo”. Non è nostalgia, insistono, ma una rivisitazione dei codici identitari in chiave attuale. In un mercato globale e spesso omologato, il patrimonio storico dei marchi torna così a essere una leva commerciale prima ancora che creativa.

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Redazione Redazione Eventi e News