La Costa Toscana secondo Vittorio Moretti e Andrea Lonardi

Montebamboli è una località nelle Colline Metallifere, nel comune di Massa Marittima, dentro il Parco dei Montioni: aprire una tab su Google Immagini e scrutarne qualche paesaggio fa emergere non cauti rimpianti sulle iniquità che ci hanno portato a vivere dove viviamo e non lì. Sono terre splendide e Petra (holding Terra Moretti) ne ha fatto un progetto autonomo per raccontare i vini della Costa Toscana in quota.
Vigne tra i 371 e i 400 metri sul livello del mare, macchia mediterranea che entra nel vigneto, vento costante, temperature più basse rispetto alla fascia costiera e maggiore piovosità – tra il 2022 e il 2024 ha piovuto il cinquanta per cento in più rispetto a Petra, che si trova in quel di Suvereto – e di conseguenza il suolo è tutt’altra faccenda. Una faccenda che si sviluppa su un balcone affacciato sul Tirreno da cui si vedono l’Elba, Montecristo, persino la Corsica nelle giornate più terse.

I vini di Montebamboli sono tre monovitigni, Vermentino, Grenache e Cabernet Franc, e il progetto è guidato da Andrea Lonardi (master of wine e advisor strategico di Petra), con la consulenza agronomica di un altro professionista di caratura internazionale come Marco Simonit; le uve di Montebamboli vengono poi vinificate nella cantina di Petra, dove si possono seguire parcelle e vinificazioni con precisione, ma la “firma” delle tre bottiglie arriva dalla scelta di assecondare le condizioni climatiche e del territorio.

La decisione di lanciare un progetto nuovo in una fase in cui il mondo del vino parla spesso di rallentamenti, cautele, nuove generazioni che bevono meno e così via è un segnale positivo, perché qui si sceglie di investire comunque, e lo si fa con una direzione chiara. È l’idea che Massimo Tuzzi, ceo di Petra, ha voluto mettere sul tavolo insieme a Vittorio Moretti, professione imprenditore ma soprattutto professione leggenda (non solo) enologica vivente, la cui giustezza delle visioni nell’ultimo mezzo secolo è fuori discussione.
Montebamboli è così un passo coerente nel percorso dell’azienda e nasce anche per chiarire che la Costa Toscana non è un blocco unico e Petra, oggi, prova a dirlo nel modo più chiaro e diretto possibile. Da una parte c’è l’heritage di Petra, costruita in quasi trent’anni, legata a vini che hanno parlato la lingua della costa “internazionale”, dei blend e del modello che ha segnato l’epoca dei Supertuscan. Dall’altra c’è oggi Montebamboli con una visione più contemporanea, costruita su tre varietà inserite nel loro naturale contesto mediterraneo: il Vermentino, che nasce da scelte agronomiche che puntano a preservare freschezza e contenere eccessi di maturità, il Grenache – la nostra Vernaccia, o se preferite, il Cannonau: un po’ il Pinot Nero del Mediterraneo – e il Cabernet Franc, sempre più presente in zone a influenza marina.

Il pranzo di presentazione di Montebamboli si è tenuto da Olmo, a San Pietro all’Olmo (Cornaredo), sulla stessa piazza del D’O, il due stelle Michelin di Davide Oldani. In pochi metri si vede bene il rodatissimo “sistema” Oldani, con a pochi metri anche il Next D’Oor, laboratorio di panificazione e lievitati che rifornisce i ristoranti e lavora anche per la vendita.
Olmo – una stella Michelin e sedici coperti – non è una succursale de D’O, tantomeno il suo bistrot, ma un progetto autonomo che lavora con lo stesso metodo e in definitiva la cornice perfetta per vini costruiti su quota, freschezza e nitidezza.

Moretti ha acquistato le vigne di Montebamboli nel 2005 dopo passaggi non semplici, intravedendo un potenziale evidente ma da lasciare maturare, finché non fosse arrivato il momento di dargli forma: bene, quel momento è arrivato.

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