La guerra in Medio Oriente rischia di cancellare oltre 111mila posti di lavoro in Toscana

La guerra in Iran rischia di trasformarsi in un nuovo shock economico per la Toscana, con un impatto diretto sul costo dell’energia, sui bilanci delle famiglie e sulla tenuta del sistema produttivo regionale. È quanto emerge dalle stime presentate dall’Irpet, l’Istituto regionale per la programmazione economica, al centro di una conferenza stampa aperta dal presidente della Regione Eugenio Giani insieme al direttore Irpet Nicola Sciclone.
Giani ha richiamato innanzitutto la portata complessiva del conflitto: «Gli effetti della guerra sotto il piano umano, sociale, etico sono sotto gli occhi di tutti, ma, anche sul piano economico il salasso è molto forte. Per questo voglio innanzitutto rinnovare il mio appello alla pace». Poi è entrato nel merito delle simulazioni Irpet, che legano le ricadute economiche al rialzo dei prezzi energetici innescato dal conflitto: «secondo i dati Irpet l’aumento dei prezzi energetici legato al conflitto in Iran potrebbe far salire l’inflazione dell’1% e ridurre il PIL toscano dello 0,3%, mettendo a rischio circa 15mila imprese (il 5% del totale, ndr) e oltre 111mila lavoratori, e incidendo per almeno 768 euro l’anno sui bilanci delle famiglie», pari a un’incidenza dell’1,7% sul reddito, con un impatto più elevato per i nuclei con minore disponibilità economica. Si preannuncia dunque l’ennesimo aumento delle disuguaglianze.
I settori più esposti risultano quelli a maggiore intensità energetica, con trasporti e magazzinaggio indicati come particolarmente vulnerabili, ma la pressione si estenderebbe a gran parte del sistema economico regionale. Le stime, è stato spiegato, si basano su uno scenario che ipotizza un rincaro del 50% dei beni energetici importati per almeno dodici mesi. Un quadro che lo stesso Irpet invita a leggere con cautela, perché una risoluzione più rapida del conflitto potrebbe attenuarne gli effetti. Ma se i rincari dovessero diventare persistenti, la trasmissione ai prezzi al consumo e ai costi di produzione sarebbe progressiva, con ricadute sugli investimenti e sull’occupazione, fino a effetti recessivi sull’economia.
Di fronte a questi scenari, al presidente è stato chiesto cosa può fare la Regione. La risposta di Giani mette insieme due piani: accelerare sulle rinnovabili e sollecitare misure fiscali a livello nazionale. «La Regione – ha risposto Giani – può proseguire con gli interventi che già stiamo facendo sotto il profilo energetico con la valorizzazione delle energie rinnovabili per dipendere il meno possibile nella nostra bolletta dell'energia che arriva dal carbon fossile (combustibili fossili, ndr). Quindi fotovoltaico, eolico, idroelettrico, possibilità di incrementare il già molto alto livello dell'energia geotermica. Abbiamo già pianificato di arrivare nel 2030, dal 51% al 66% di copertura del nostro fabbisogno con energia (elettricità, ndr) autoctona». E aggiunge: «E poi è necessario chiedere al governo di ridurre le accise. Non si possono tenere le accise che abbiamo alla luce di questa situazione economica».
Sul fronte delle rinnovabili, però, di fatto la Toscana avanza al rallentatore. Guardando a eolico e fotovoltaico, i dati Terna mostrano che a fine 2025 c’è un gap di 207 MW non installati rispetto ai pur timidi obiettivi definiti per la nostra regione dal Governo Meloni; la geotermia invece è in attesa che gli ingenti investimenti previsti da Enel green power – il gestore delle centrali, che ha visto rinnovate per vent’anni le relative concessioni minerarie – possano effettivamente dispiegarsi, dato che la questione è finita nel ginepraio dei ricorsi al Tar da parte dei comitati “ambientalisti” contro le rinnovabili (e dunque implicitamente a favore dello status quo fossile).
Anche l’assessore regionale all’economia Leonardo Marras ha richiamato il carattere ancora ipotetico delle simulazioni, ma con un avvertimento sul contesto: «Gli scenari che osserviamo restano, al momento, ipotetici, ma ogni giorno questa nuova e drammatica escalation della guerra in Medio Oriente li rende sempre meno remoti». Per una regione a economia di trasformazione e fortemente esposta ai mercati internazionali, il rischio – sottolinea – è un nuovo colpo dopo anni segnati da crisi globali. Marras indica come preoccupazioni principali l’aumento del costo dell’energia e dell’inflazione, ma anche l’incertezza sulla ripresa stabile dei rapporti commerciali con l’Est asiatico, strategici per molte filiere. Da qui la richiesta di «un intervento immediato a livello nazionale con misure per proteggere il potere d’acquisto delle famiglie e contrastare il caro vita» e, allo stesso tempo, «provvedimenti concreti a sostegno delle imprese energivore, che rischiano in breve tempo di registrare enormi perdite».
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