Il rischio nucleare in Iran preoccupa i vertici dell’Organizzazione mondiale della sanità: «Il peggior scenario possibile»

Mar 19, 2026 - 10:00
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Il rischio nucleare in Iran preoccupa i vertici dell’Organizzazione mondiale della sanità: «Il peggior scenario possibile»

«Ricordiamo che una centrale nucleare non è una bomba atomica, nel senso che non può esplodere al livello di quell'arma, ma può fare di peggio, in termini di fallout radioattivo». Perché Luigi Moccia, che oltre a essere dirigente di ricerca presso il Cnr è anche autorevole autore del nostro giornale, lancia via social questo alert? Perché aggiunge che questa «è una nota vulnerabilità delle installazioni nucleari civili, che devono essere protette come e più di altri bersagli sensibili»? Semplice: perché come si inizia a leggere su qualche sito internazionale, l’escalation che si sta registrando nell’attacco statunitense e israeliano in Iran e le rappresaglie che possono seguire rendono sempre più alto il rischio nucleare.

Non a caso i funzionari dell’Organizzazione mondiale della sanità si stanno preparando ad affrontare una catastrofe nucleare qualora la guerra in Medio Oriente dovesse inasprirsi ulteriormente. Il personale delle Nazioni Unite sta monitorando le ricadute radioattive degli attacchi statunitensi e israeliani contro gli impianti nucleari iraniani e rimane «vigile» di fronte a qualsiasi tipo di minaccia nucleare, ha dichiarato a Politico Hanan Balkhy, direttore regionale dell’Oms per il Mediterraneo orientale. «Lo scenario peggiore è un incidente nucleare, ed è questo che ci preoccupa di più», ha affermato Balkhy. «Per quanto ci prepariamo, non c’è nulla che possa impedire il danno che ne deriverà per la regione – e a livello globale se ciò dovesse verificarsi – e le conseguenze dureranno per decenni». Il personale è preparato ad affrontare un incidente nucleare nel suo «senso più ampio», compreso un attacco a un impianto nucleare o l’uso di un’arma, ha affermato Balkhy. «Ci stiamo pensando, ma speriamo davvero che non accada».

Come scrive Moccia, ci sono «cose note da tanto tempo ma che non si dicono, un po’ per scaramanzia e un po’ per evitare allarmismi (e un po’ per continuare nella finzione che il nucleare sia tecnologia sicura») e il primo libro di riferimento sull’argomento è del 1985, a cura di Bennet Ramberg, e contiene una tabella (pubblicata dal dirigente Cnr) che chiarisce di che stiamo parlando in termini di amplificazione del fallout nel caso di un reattore fatto oggetto di attacco bellico: «Dovrebbe essere interesse di tutta l’umanità fermare subito questa guerra dissennata, prima che si arrivi a queste conseguenze».

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha promesso di «eliminare l’imminente minaccia nucleare rappresentata dal regime iraniano», sebbene non abbia fornito alcuna prova che Teheran stesse sviluppando un’arma nucleare (e non a caso si è dimesso il capo dell’antiterrorismo Usa). A giugno gli Stati Uniti, in coordinamento con Israele, hanno preso di mira le infrastrutture nucleari in tutto l’Iran. L’Organizzazione per l’energia atomica iraniana ha confermato che gli attacchi hanno avuto luogo nei siti di Fordow, Isfahan e Natanz. Gli Stati Uniti e Israele hanno continuato a colpire siti nucleari da quando hanno lanciato la loro nuova offensiva il 28 febbraio.

Ieri n proiettile ha colpito il territorio della centrale nucleare di Bushehr, per quel che si sa senza causare vittime né danni materiali. Lo ha dichiarato l'Organizzazione per l'energia atomica dell'Iran: «Il proiettile lanciato dal nemico contro il sito della centrale nucleare di Bushehr non ha causato danni materiali o tecnici né vittime», ha affermato l'Aeoi in un comunicato. L'alert rimane comunque alto.

E poi c’è il problema che anche Israele e gli Emirati Arabi Uniti dispongono di impianti nucleari che si trovano nel raggio d’azione dei missili iraniani (oltre al fatto che la stessa Israele dispone di un arsenale significativo di armi nucleari). Ad oggi non sono stati segnalati segni di contaminazione radioattiva in nessuna parte della regione. Tuttavia, se un incidente nucleare dovesse esporre le persone a livelli pericolosi di radiazioni, ciò rischierebbe di causare traumi immediati e significativi ai polmoni e alla pelle, aumentando il pericolo di sviluppare tumori e problemi di salute mentale, ha spiegato sempre a Politico Balkhy.

L’incidente nucleare del 1986 alla centrale sovietica di Chernobyl, in Ucraina, ha causato ufficialmente circa 30 morti nei primi mesi e in seguito ha contribuito a un’impennata dei tumori alla tiroide, che si sono contati a migliaia, e a un’elevata ansia tra la popolazione nei decenni successivi. «Credo che chi ha letto la storia degli incidenti precedenti, siano essi intenzionali o accidentali, sia ben consapevole di ciò di cui stiamo parlando», ha affermato Balkhy. Si stima che tra le 110.000 e le 210.000 persone siano morte a causa degli attacchi nucleari statunitensi sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki nel 1945.

Mentre i bombardamenti infiammano l’intero Golfo persico, alcune figure di spicco hanno iniziato a speculare sull’uso di testate nucleari. Come il consigliere di Trump in materia di intelligenza artificiale David Sacks, il quale si è preoccupato che «Israele possa far degenerare la guerra contemplando l’uso di un’arma nucleare», con Trump che ha respinto questa ipotesi dicendo ai giornalisti che «Israele non lo farebbe mai».

Ma, come sottolinea Politico nell’articolo contenente le dichiarazioni del direttore regionale per il Mediterraneo orientale Balkhy, l’Oms sta aggiornando il proprio personale su come reagire in caso di incidente nucleare, fornendo anche consigli ai funzionari sui rischi per la salute pubblica e sulle misure che le persone dovrebbero adottare per proteggersi.

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