La Lombardia senza una legge sul Terzo Settore: il PD presenta una proposta per colmare il vuoto normativo

Una legge regionale che riconosca, valorizzi e sostenga in modo strutturale il Terzo settore lombardo. È questo l’obiettivo del progetto di legge n. 128, presentato dal gruppo regionale del Partito Democratico, primo firmatario Davide Casati, capodelegazione Pd in commissione Sostenibilità sociale, e sostenuto dal consigliere Samuele Astuti.
Il testo, depositato a inizio luglio e presentato ufficialmente a fine ottobre, è il risultato di un percorso di ascolto avviato oltre un anno fa con associazioni, cooperative sociali, fondazioni e realtà del non profit attive sul territorio regionale.
Un anno di ascolto per arrivare al testo
«Abbiamo iniziato a lavorarci più di un anno fa – spiega Casati – partendo dall’ascolto delle realtà del Terzo settore. Da quel confronto è nato un progetto che vuole essere un primo passo, aperto a miglioramenti e contributi».
Il percorso non si ferma al deposito in Consiglio regionale: il gruppo Pd ha annunciato nuove tappe sui territori per incontrare associazioni e operatori, raccogliere osservazioni e arricchire il testo durante l’iter in commissione.
Astuti sottolinea come, in questa legislatura, il tema sia rimasto ai margini del dibattito: «In due anni e mezzo si è parlato pochissimo di Terzo settore, nonostante i numeri siano impressionanti e il suo ruolo sia spesso decisivo nelle situazioni di emergenza».
I numeri del non profit in Lombardia
Secondo i dati richiamati nella presentazione del provvedimento, in Italia operano quasi 400 mila organizzazioni del Terzo settore, con oltre 1,5 milioni di occupati e più di 4,6 milioni di volontari.
In Lombardia si stima la presenza di oltre 76.500 enti non profit e più di 9.000 cooperative, con circa 200 mila occupati e oltre 1,4 milioni di volontari attivi sul territorio regionale. Un sistema che rappresenta quasi un terzo del totale nazionale e che, secondo i dem, merita un riconoscimento normativo organico.
Perché una legge regionale
La Lombardia, a differenza di regioni come Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Piemonte, non dispone ancora di una legge quadro sul Terzo settore. «È un vuoto che vogliamo colmare – afferma Casati – anche perché proprio dalla Lombardia, dagli anni Ottanta, sono nate esperienze che altre regioni hanno preso a modello, andando però oltre sul piano legislativo».
La proposta si inserisce nel solco della riforma nazionale del 2016 e richiama esplicitamente il principio costituzionale di sussidiarietà (articolo 118), ribadendo il ruolo del “privato sociale” accanto allo Stato nella gestione di attività di interesse generale.
Superare la contrapposizione pubblico-privato
Uno dei punti centrali è il superamento della contrapposizione tra pubblico e privato. «Oggi – spiegano Astuti e Casati – si tende a equiparare il privato profit e il non profit, applicando gli stessi criteri nelle delibere regionali. Ma non sono la stessa cosa, per missione e finalità».
L’articolo 17 del progetto di legge introduce la possibilità, nei futuri affidamenti, accreditamenti e contrattualizzazioni regionali, di prevedere criteri di riconoscimento e premialità per gli enti non profit.
La valutazione non dovrebbe basarsi solo sulla convenienza economica, ma anche sui benefici per la collettività e sulle differenze territoriali, con attenzione alle aree interne e meno popolate.
Tra le richieste avanzate durante l’ascolto delle associazioni, anche l’introduzione di coefficienti territoriali: erogare un’ora di assistenza domiciliare in un’area urbana non ha lo stesso costo che farlo in un contesto periferico o montano.
Inserimento lavorativo e clausole sociali
Il testo punta inoltre a rafforzare l’inserimento lavorativo delle persone svantaggiate. Sempre l’articolo 17 prevede la promozione di convenzioni con cooperative sociali per creare opportunità di lavoro per persone in condizioni di fragilità, anche attraverso clausole sociali negli appalti pubblici
Si tratta di una misura che intende valorizzare il ruolo delle cooperative e delle imprese sociali nei servizi gestiti direttamente o indirettamente dalla Regione.
Un Fondo per l’innovazione sociale
Altro pilastro del provvedimento è l’istituzione di un Fondo regionale per l’innovazione sociale (articolo 23), destinato a sostenere progetti ad alto impatto sociale e a promuovere la collaborazione tra enti locali, Terzo settore e altri soggetti pubblici e privati
Il fondo potrà finanziare iniziative con un impatto sociale “intenzionale e misurabile” e, nella fase iniziale, supportare gli enti nella progettazione di strumenti di valutazione dell’impatto . L’obiettivo dichiarato è spostare l’attenzione dalla sola quantità delle prestazioni alla qualità e ai risultati ottenuti sulle comunità.
Una Consulta regionale del Terzo settore
Il progetto prevede inoltre l’istituzione di un luogo istituzionale stabile di confronto: la Consulta regionale del Terzo settore (articoli 7-9), che dovrebbe rappresentare formalmente gli enti e dialogare in modo strutturato con Consiglio e Giunta sulle normative che li riguardano.
Le associazioni, nel corso del confronto preliminare, hanno lamentato una scarsa condivisione preventiva delle scelte e l’assenza di un tavolo permanente. Tra le richieste: maggiore semplificazione burocratica, coinvolgimento nella definizione delle regole di sistema e un confronto sulle criticità legate al personale, in un contesto segnato dall’aumento della non autosufficienza e da risorse giudicate insufficienti.
Riordino normativo e beni immobili
Il testo interviene anche sul riordino di normative nazionali in materia fiscale, economica e urbanistico-edilizia per renderle più coerenti con il contesto lombardo
Sono previste disposizioni sulla concessione e gestione di immobili pubblici agli enti del Terzo settore, anche con canoni agevolati, a fronte di progetti con chiara valutazione dell’impatto sociale
I prossimi step
Dopo il deposito e la presentazione ufficiale, il progetto di legge dovrà essere assegnato alle commissioni competenti per l’avvio dell’iter legislativo. Il Pd auspica audizioni e un confronto ampio con tutti i soggetti interessati.
Nel frattempo, la Giunta regionale avrebbe avviato un proprio percorso di dialogo con il Terzo settore per valutare una proposta alternativa. «Se arriverà un testo della maggioranza – osserva Casati – sarà un’occasione per confrontare i contenuti e arrivare a una sintesi nell’interesse della Lombardia».
Per i dem si tratta di un punto di partenza: «Vogliamo rimettere il Terzo settore al centro dell’agenda regionale – concludono Astuti e Casati – e costruire una legge capace di rafforzare la coesione sociale e sostenere le comunità locali».
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