La Torino della serie Netflix: sulle orme della Legge di Lidia Poët

Poche città possono vantare la camaleontica capacità di saper indossare il tempo come un abito di scena, senza bisogno di trucchi e travestimenti.
Torino, con i suoi portici eleganti, le piazze lastricate di storia e i caffè che sembrano sospesi nell’Ottocento, è certamente tra queste. E lo dimostra, ancora una volta, diventando il set d’eccezione de La Legge di Lidia Poët, una delle serie di grande successo di Netflix, i cui sei nuovi episodi della terza e ultima stagione sono disponibili sulla piattaforma dal 15 aprile.
La storia della prima avvocata d’Italia, interpretata da Matilda De Angelis, torna ad appassionare tra battaglie legali e amori irrisolti, mentre sullo sfondo la primavera del 1887 prende forma attraverso palazzi che ancora oggi raccontano la magnificenza della città sabauda. Le riprese, che si sono svolte tra Torino e dintorni con alcune sostanziali novità di ambientazione rispetto alle stagioni 1 e 2, tracciano un suggestivo itinerario che abbiamo percorso alla scoperta delle location più iconiche della terza stagione della serie disseminate nel centro cittadino.
Palazzo Civico diventa l’Hotel Regio
Il nostro tour prende avvio da Palazzo Civico, sede del municipio di Torino affacciato su Piazza Palazzo di Città. Costruito a partire dal 1659 per volontà di Carlo Emanuele II, con la prima pietra posata alla presenza della madre reggente Cristina di Francia, il palazzo viene inaugurato nel 1663 in occasione delle nozze del sovrano, festeggiate con grandiosi spettacoli pirotecnici proprio su quella che al tempo era nota come piazza delle Erbe. Nel Settecento, Benedetto Alfieri amplia la struttura dell’edificio con due ali laterali e ne eleva il profilo con la torre dell’orologio: un’aggiunta che ancora oggi scandisce le ore sopra il cortile interno che racchiude quella che un tempo era chiamata la “piazza del Burro”.
Nella terza stagione della serie Netflix, la maestosa facciata di Palazzo Civico diventa l’esterno dell’Hotel Regio, il lussuoso albergo che apre il racconto con uno di quegli establishing shot, ovvero un cinematografico campo lungo, capaci di dire tutto in un’unica inquadratura: grandiosità, potere, ambizione. Gli interni dell’hotel sono invece stati ricostruiti altrove (al Castello di Racconigi, per la precisione) ma è questa facciata che ancora oggi riesce a evocare la ricchezza e l’eleganza di una Torino che è stata capitale d’Italia. Nella stagione 2 le telecamere erano già entrate a Palazzo Civico, dove l’aulica Sala Marmi, diventata per l’occasione il Banco di Torino, era stata la cornice di alcune scene del racconto crime.

Piazza-Carlo-Alberto-Museo-del-Risorgimento-Torino
La prima assoluta di Palazzo Lascaris
Percorrendo Piazza Solferino, impreziosita dal gioco di fontane e dalla grazia neoclassica degli edifici circostanti, si raggiunge Palazzo Lascaris, sede del Consiglio Regionale del Piemonte, che per la prima volta nella storia ha aperto i suoi cancelli alle telecamere di una produzione televisiva.
Nella serie, ospita gli uffici della Procura e alcuni ambienti del Tribunale, ma non le aule dei processi, che invece sono sempre stati ambientati nell’ex Curia Maxima. In particolare, il solenne ufficio del vice presidente della Regione Piemonte, al primo piano di Palazzo Lascaris, si trasforma nell’ufficio di Fourneau, il magistrato interpretato da Gianmarco Saurino, che nella terza stagione si trova a fronteggiare Lidia su fronti opposti. La palette cromatica degli ambienti, con i suoi toni dorati e le boiserie scure, si è rivelata perfetta per restituire l’atmosfera dell’epoca.
Piazza San Carlo, il salotto buono di Torino
La vicina Piazza San Carlo, il salotto buono della città, è una presenza costante nella serie Netflix, quasi un respiro tra una scena e l’altra, che si riconosce per i suoi scorci all’aperto, le chiese gemelle di San Carlo e Santa Cristina, le inquadrature dei portici che ombreggiano i caffè storici dove si sono scritte pagine importanti della cultura italiana.
A pochi passi, nell’omonima piazza, sorge Palazzo Carignano, una delle più prestigiose residenze reali, caratterizzato dall’armoniosa facciata in mattoni rossi disegnata dall’architetto barocco Guarino Guarini, che nella serie rappresenta l’esterno del Tribunale, con tutta la solennità che questo richiede.
Il doppio ruolo di Piazza Carlo Alberto
Attraversato il cortile interno di quello che oggi è la sede del Museo Nazionale del Risorgimento, custode della memoria dell’unificazione dell’Italia, si sbuca in Piazza Carlo Alberto, dove la statua equestre del re sabaudo domina un’architettura ottocentesca di rara compostezza. Il primo scorcio mostrato nella serie è proprio l’imponente facciata dell’ampliamento del XIX secolo di Palazzo Carignano: un simbolo della Torino storica che prepara lo spettatore all’immersione nel 1883.
Sul lato opposto della piazza, la facciata imponente della Biblioteca Nazionale Universitaria è stata invece trasformata dalla produzione nella stazione ferroviaria della Torino narrativa. Un prestito visivo perfetto, capace di evocare arrivi e partenze, destini che si incrociano. E sullo sfondo, inconfondibile, la sagoma della Mole Antonelliana. Sebbene, in fedeltà storica, nelle vedute della serie la guglia risulti ancora assente, perché nel 1883 l’edificio non era stato ultimato.
La Chiesa di Santa Pelagia trasformata in obitorio
Non tutti i luoghi sacri restano tali, nella finzione narrativa. È il caso della Chiesa di Santa Pelagia, nascosta tra le strade del Borgo Nuovo su via San Massimo, eretta nella seconda metà del Settecento per volontà delle monache agostiniane su disegno di Filippo Nicolis di Robilant. Il suo coro di forma semiovale, con gli stalli in noce a doppio ordine, la balconata lignea riccamente decorata sormontata da un grandioso dipinto settecentesco, è uno degli ambienti più straordinari e meno conosciuti della città. In La Legge di Lidia Poët, questo spazio austero si trasforma niente di meno che in un obitorio: un allestimento che mescola il sacro e il macabro con quella vertigine estetica che è una delle cifre stilistiche della serie.
La dimora di famiglia in Piazza Cavour
Il verde entra in scena con Piazza Cavour, uno dei giardini più amati dai torinesi, con le collinette e gli alberi centenari incorniciati da edifici storici come la chiesa di San Michele Arcangelo e Palazzo Rey. Grazie all’uso sapiente del green screen, questa piazza è diventata il fondale esterno di Villa Barberis, la dimora della famiglia Poët. Gli interni, invece, prendono vita a Villa San Lorenzo a Racconigi, a pochi chilometri dalla città: una scelta che restituisce agli spettatori l’intimità domestica di una famiglia borghese e progressista, sospesa tra tradizione e rivoluzione.
La “Maison d’Or” in Piazza Vittorio Veneto
Il nostro tour delle location de La Legge di Lidia Poët si chiude in uno dei luoghi più evocativi di tutta la serie: il Porto di Savona, storico ristorante di Piazza Vittorio Veneto, fondato nel 1863, e quindi già in attività ai tempi di Lidia Poët. Affacciato sulla piazza più lunga d’Europa, con il Po che scorre poco distante e la chiesa della Gran Madre sullo sfondo, il Porto di Savona diventa nella serie la Maison d’Or, luogo degli incontri personali, dei segreti sussurrati, delle decisioni che cambiano il corso di una vita. L’atmosfera è quella giusta, tra arredi d’antan, fotografie d’epoca alle pareti, profumo di arrosti e Barolo. Un angolo di Torino che non ha mai smesso di essere sé stesso, e che la macchina da presa ha saputo restituire nella sua intatta autenticità.
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