Le nove operazioni speciali di Travaglio sull’Ucraina

Evviva, al Fatto Quotidiano si sono riaperti i rubinetti della disinformazia russa. Oggi Marco Travaglio spara un concentrato di falsi seguendo fedelmente il linguaggio e la prospettiva imposta da Putin al racconto sulla “operazione militare speciale”.
Vediamoli.
Primo: Euromaidan (2013–2014) non è stato un «colpo di Stato», come ci ripete ossessivamente con Travaglio la propaganda russa, ma una protesta di massa dopo la scelta del presidente Viktor Yanukovych di non firmare l’accordo di associazione con l’Unione europea, smentendo l’impegno assunto. Dopo mesi di occupazione della piazza il 21 febbraio 2014, Yanukovych firmò un accordo con l’opposizione e poche ore dopo lasciò Kyjiv, per poi finire in Russia. Il 22 febbraio la Rada votò (328 voti) per dichiararne l’autorimozione e indire elezioni anticipate.
Secondo: la fase armata nell’Est non «scoppia» perché c’è Maidan. Il conflitto armato inizia dopo, con l’annessione russa della Crimea del febbraio-marzo 2014, e con l’armamento di milizie separatiste nel Donbass accompagnato dall’intervento di soldataglia russa, la un tempo nota Wagner del signor Yevgeniy Prigozhin.
Terzo: scrive Travaglio che gli Usa «da un anno» non inviano all’Ucraina «più un euro né una fionda». È vero che nel 2025 il sostegno statunitense si è fortemente ridotto (soprattutto sul lato finanziario), ma non è cessato del tutto – e comunque, nonostante l’amico (di Travaglio) Donald Trump, il sostegno non è cessato. La Russia si è vista bloccare il sistema di comunicazione Starlink, fondamentale nella conduzione della guerra contro l’Ucraina.
Quarto: «L’Ue ha finito i soldi e le armi». Ma che scemenza! Sono stati appena stanziati 90 miliardi che non sono stati ancora versati solo per il veto dell’amico (di Travaglio) Viktor Orbán, il primo ministro ungherese. Il cui ricatto, destinato a cadere, viene così seraficamente spiegato: l’Unione europea «non riesce neppure a varare il 20° pacchetto di sanzioni». Ennesima manipolazione, come risulterà fra breve.
Quinto: secondo Travaglio, l’Ucraina «dovrebbe tornare alla neutralità che le aveva garantito 25 anni di esistenza pacifica dopo l’indipendenza». Piccolo particolare: l’Ucraina era neutrale nel 2014 ma la Russia l’ha attaccata comunque.
Sesto: la guerra nel Donbas è una guerra civile, scrive Travaglio. Sia l’Osce sia innumerevoli inchieste internazionali documentano che è falso, per la presenza di armi pesanti non disponibili localmente. E senza comandanti e supporto logistico provenienti dalla Russia non sarebbe stato possibile un conflitto armato su scala regionale.
Settimo: Minsk? Minsk II non è mai stato rispettato dalla Russia (cessate il fuoco, controlli Osce, ritiro armi).
Ottavo: un accordo a Istanbul sarebbe stato la soluzione? La Russia pretendeva di essere il garante dell’Ucraina e di avere l’ultima parola in caso di una nuova aggressione (da parte di chi? Travaglio può fare una ipotesi?). Nessuna neutralità ha valore se il garante è l’aggressore, converrà.
Nono: e infine, la soluzione che Travaglio con Vladimir Putin e Trump propone è il ritorno all’Alaska. Cioè alla proposta, ritenuta scritta dai russi, di consegnare a Putin dei territori che non è riuscito a conquistare con le armi, in cambio di nessuna garanzia futura per l’Ucraina. Solo una persona avrebbe potuto immaginarla meglio di Putin. Indovinate chi.
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