Liberi di crescere, un associazione di giovani volontari per giovani con disabilità

A raccontare la storia dell’associazione ai microfoni di Radio Materia, è Luca Roccatello, presidente di Liberi di Crescere.
«Probabilmente non sapevo coscientemente a cosa andavo incontro», sorride. «Ho firmato le carte e il 18 gennaio 2015 sono diventato presidente. Eravamo sette volontari, tra i 16 e i 22 anni, e sette bambini con disabilità. Era una scommessa».
Oggi quella scommessa è diventata una realtà consolidata: circa 40 volontari, più di 50 bambini e ragazzi con disabilità tra i 5 e i 30 anni, attività settimanali e una lista d’attesa che racconta quanto il bisogno sia ancora grande.
Tutto comincia da “Io e te”
La scintilla ha un nome: Mattia. Un bambino con una sindrome genetica rara che, al primo incontro, ripete a Luca solo tre parole: “Io e te”.
«Non capivo quasi nulla di quello che diceva», ricorda. «Ma continuava: io e te lavare la macchina, io e te portare fuori il cane, io e te in piscina. E così ho iniziato».
Da quell’esperienza personale nasce una consapevolezza: nel mondo del volontariato mancavano i giovani. «La paura più grande di tante associazioni è il ricambio generazionale ma spesso il mondo degli adulti non è pronto a lasciare spazio. Si fa così, si è sempre fatto così. A ventun anni quella frase non mi andava bene».
E allora la scelta: creare uno spazio nuovo, dove spontaneità e formazione potessero convivere. Dove un quindicenne potesse fare la differenza tanto quanto un educatore professionista.
Sport, serate, autonomia: la normalità che include
Le attività sono tante, e scandiscono la settimana.
Il venerdì sera si nuota: chi impara a fare le bolle, chi prova i tempi e gli stili. Il sabato mattina c’è il calcio, con una squadra che partecipa a un campionato regionale della FIGC dedicato alle disabilità relazionali.
E poi le uscite: zoo, laser game, piscina, ma anche la “bevuta” del sabato sera per i più grandi. «Lì autismo e sindrome di Down passano in secondo piano rispetto alla birra o al mojito», racconta Luca.
Ci sono poi i progetti sull’autonomia – fare la spesa, cucinare, prendere i mezzi – e un percorso sull’affettività e la sessualità con una psicologa sessuologa. «Abbiamo provato a rompere un tabù. Anche loro hanno bisogni, emozioni, desideri. Mettiamo la persona al centro, non la fragilità».
Integrazione o inclusione?
È qui che il discorso si fa culturale.
«Siamo messi malissimo», dice senza giri di parole. «Spesso confondiamo integrazione e inclusione. L’integrazione finanzia progetti sulla persona mentre l’inclusione cambia il contesto e lo sguardo».
Per Roccatello la vera rivoluzione è coinvolgere i coetanei. «La vita è fatta di contesti tra pari. Va bene il sostegno, va bene la terapia ma serve anche l’amico che ti dice: vieni, proviamo».
E racconta di Matilde, 16 anni, volontaria in piscina. «Le ho visto fare cose che io, con un brevetto da istruttore paralimpico, non sono riuscito a fare. Non ha competenze tecniche, ha fiducia, spontaneità e carta bianca».
La vacanza dei 51
Uno dei momenti più intensi dell’anno è la vacanza estiva. L’ultima volta erano in 51 a Lignano Sabbiadoro: 23 volontari, 27 ragazzi con disabilità e la figlia di Luca, tre anni.
Si parte anche a 4 o 5 anni, salutando mamma e papà. «Abbiamo bambini che piangono non alla partenza, ma al ritorno. In videochiamata dicono: mamma no, voglio restare qui».
È lì che, spiega il presidente, si capisce cosa significhi davvero crescere insieme. «Non è solo indipendenza. È libertà. È dire: senza mamma e papà ce la posso fare».
“Io e te? No, tutti”
Tra i tanti ricordi, uno resta impresso. Ancora Mattia.
«Qualche anno fa mi guarda e mi dice: “No, tutti. Io e te basta”». Luca si ferma un attimo. «Lì ho capito che ce l’avevamo fatta. Non eravamo più io e lui, eravamo diventati una comunità».
Il sogno nel cassetto? Un appartamento per i ragazzi più grandi. «Si parla tanto di “dopo di noi”. Ma dobbiamo costruire un “mentre noi”, un posto dove possano stare dal venerdì alla domenica e dire: lì ho un’altra casa».
Intanto l’appello è chiaro: «Se avete tra i 15 e i 30 anni e un po’ di tempo libero, provate. Potreste essere un’opportunità per voi stessi e per gli altri», conclude Luca Roccatello.
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