La Russa offre una triste parodia del trumpismo, ma significativa

L’incipit è fenomenale, oltre Age e Scarpelli, oltre Sonego, oltre Flaiano: neppure i più grandi sceneggiatori della commedia all’italiana sono mai arrivati a concepire qualcosa di simile. Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, che guarda in camera e attacca così, senza tanti preliminari: «Ho visto nei video la conferenza stampa di Carlo Conti su Sanremo e ha correttamente detto che Pucci era stato invitato senza pressione da parte di alcuno, per sua scelta…».
Non so se mi spiego. La seconda carica dello stato fa un video che diffonde sui suoi canali social, e finisce immediatamente sulle home page dei giornali, per parlare della mancata partecipazione del comico Andrea Pucci a Sanremo, e per primissima cosa esprime il suo apprezzamento per il fatto che Carlo Conti abbia chiarito subito come lo avesse chiamato di sua iniziativa, «senza pressione da parte di alcuno».
Come si può definire un simile incipit: autoironia involontaria? Contraddizione ricorsiva? Vilipendio della logica? La verità è che non si sa nemmeno da dove cominciare. Forse, se fossimo ancora in un paese normale, avrei dovuto cominciare dalla domanda più semplice, che si sarà fatto chiunque abbia guardato quel video senza pregiudizi, e che per primi avrebbero dovuto rivolgere a La Russa assistenti, tecnici e ogni altro essere umano presente in quella stanza, vale a dire: e chi è Pucci? Ma è mai possibile che il presidente del Senato cominci una sorta di messaggio alla Nazione con la parola «Pucci», senza neanche aggiungere il nome, la professione, il contesto, come si trattasse di Garibaldi, Fellini o Benigni?
Il messaggio prosegue in modo non meno surreale (ho messo il link apposta per non dovervelo riassumere) e si conclude con un perentorio e quasi minaccioso invito al conduttore di Sanremo perché trovi il modo di ripagare Pucci per quanto ha dovuto subire, vale a dire una serie di attacchi da parte di chi «lo accusava in sostanza di non essere di sinistra». Tralasciamo l’attendibilità, l’autorevolezza e direi anche la compostezza istituzionale evidenziate da una simile sintesi.
Il punto forse è semplicemente che in altri tempi un politico al vertice delle istituzioni che avesse voluto perorare la causa di questo o quell’ospite televisivo avrebbe risolto la cosa facendo – o meglio ancora facendo fare – una telefonata discreta, adesso fa un video su facebook. Ma non è trasparenza, è spudoratezza.
È la parodia del trumpismo, è il maldestro tentativo di fare di Pucci il Charlie Kirk italiano, è la versione da cinepanettone della tragedia della democrazia americana, ma non c’è niente da ridere, perché è anche l’ennesima conferma del tentativo di portarci proprio lì. Che la chiamino egemonia gramsciana o «guerra culturale» all’americana, la sostanza non cambia, ed è qualcosa che va molto al di là della semplice occupazione del potere.
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