C’è una grande novità per quanto riguarda la guerra nel Golfo: potremmo scrivere una vera e propria rivoluzione. A Teheran, infatti, sia pure se sotto le bombe che non la smettono di piovere dal cielo, è stata scelta la nuova guida spirituale dell’Iran che siederà sulla stessa poltrona dell’odiato Khamenei.
Sapete chi è il prescelto? Il figlio del dittatore, di nome Mojtaba, il quale oggi, tra un missile e l’altro, dovrà capire quale sarà il futuro del Paese che guida. Sembrerebbe una boutade, ma non lo è perchè è tutto vero ciò che state leggendo. Allora, ci si chiede quali sono le novità della guerra? Nessuna, perchè le armi continuano a crepitare, le bombe a devastare le città, la gente a morire.
Quanti sono coloro che finora hanno perso la vita nel conflitto? I pareri sono diversi, comunque centinaia di giovani e di meno giovani che non sono riusciti a salvarsi.
Nel Golfo, il clima non è cambiato se a Teheran si vive gran parte della giornata nei rifugi e se Israele ha invaso il Libano con migliaia di persone che fuggono da Beirut senza avere una mèta. L’importante è andarsene, poi si vedrà.
In Europa, tanto per intorbidare ancora di più le acque, non tutti la pensano allo stesso modo. La Francia e il Regno Unito dicono si all’invito di mandare portaerei nel Mediterraneo; Sanchez è contrario, dribbla chi è di parere diverso e aspetta tempi migliori. In Italia, torna di moda un ritornello che piace tanto alla sinistra: quello che vuole Giorgia Meloni in un cantuccio. “Triste y solitaria”, si scrive. La premier non si pronuncia in modo netto, sceglie di rimanere alla finestra. Sull’altra sponda, Elly Schlein tuona contro il governo ipocrita e ripete concetti che hanno il pregio di non essere nuovi.
Il Pd, in via del Nazareno, vive nel dubbio: prima si astiene quando si tratta di votare la legge sull’antisemitismo; poi è ancora più imbarazzato nel momento in cui deve dire si o no ad una manifestazione di solidarietà con il popolo iraniano a cui hanno aderito Matteo Renzi e Carlo Calenda. Il primo alla ricerca della pubblicità che insegue come un ossesso; il secondo perchè è ondivago e non sa quale strada imboccare.
Tempi duri per i dem perchè sono di fronte ad una situazione internazionale nella quale è difficile scegliere. Qualcuno, nel partito dei riformisti che voterà si al referendum, sbotta e grida alzando la voce: “In questo Paese, se si andrà avanti così, non si faranno più riforme”. I fautori del no la pensano in maniera diametralmente opposta: sono con la segretaria e rimangono dell’avviso che non bisogna più inginocchiarsi a Trump. “Altrimenti – insistono – non potremo più considerarci i mediatori in Medio Oriente”.
Nella grande confusione che regna non solo in Europa, ma a casa nostra, è difficile se non impossibile interpretare le parole di chi si pronuncia. Il solito Matteo Renzi ritiene che il governo frequenta l’asilo, come a dire che i componenti dell’esecutivo non sono in grado nemmeno di leggere e scrivere. Dividersi e accusarsi a vicenda è il solito gioco dei parlamentari italiani. Si perde tempo in chiacchiere mentre la situazione economica attraversa una crisi molto pericolosa.
Le borse calano a picco, chi deve difendere i propri risparmi non sa a che santo votarsi. Si deve vendere l’oro o tenerselo stretto in cassaforte? E che cosa scegliere se non si vuole mandare in frantumi il capitale? Non si dorme la notte per compiere il passo giusto. “Un cliente mi ha telefonato prima dell’alba per dirmi che voleva investire nel petrolio. Difficile fargli capire che oggi ogni mossa sarebbe sbagliata, è necessario attendere”, ricorda un esperto del ramo.
Chi ha i capelli completamente bianchi ricorda i sacrifici e i dubbi che attanagliarono i buoni padri di famiglia alla fine della seconda guerra mondiale. Che fare allora e, quindi, come agire oggi? Sullo sfondo, c’è il referendum sempre più vicino. Mancano poco più di due settimane ed è in questo periodo che si deve andare alla caccia degli assenteisti, cioè di coloro che hanno disertato il voto perchè “non si fidano più della politica”. Stavolta è diverso, si risponde: non sono in gioco i partiti, ma il Paese. ” Se è così, perchè si fa un gran baccano tra destra e sinistra per accaparrarsi anche una sola preferenza?”
Insomma, molti sono stanchi di essere presi in giro e rimangono dello stesso avviso: rimarranno a casa. Ma i cacciatori del si o del no non si arrendono e fino al 22 marzo dimenticheranno tutto ciò che non riguarda la riforma della giustizia. Checchè ne dica la maggioranza, se dovessero prevalere i contrari al governo, l’esecutivo non rassegnerebbe le dimissioni, ma una spallata dovrebbe accusarla.
Ragione per cui è più igienico scegliere un argomento diverso e schierarsi senza il minimo dubbio con le donne iraniane che “sfidano il carcere e le torture per la libertà”. Domanda: c’è ancora qualcuno che piange per la morte di Khamenei?
L'articolo L’Iran sceglie il figlio di Khamenei: intanto l’Europa si divide e la Meloni non si pronuncia proviene da Blitz quotidiano.