Lululemon chiude il 2025 a +5% grazie all’estero. Ma è cauta sul 2026

Mar 20, 2026 - 08:30
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Lululemon chiude il 2025 a +5% grazie all’estero. Ma è cauta sul 2026
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Lululemon Athletica archivia il 2025 con un incremento del 5% delle vendite a 11,1 miliardi di dollari (pari a 9,7 miliardi di euro) per l’esercizio 2025, spinta sostanzialmente dall’aumento delle vendite nel resto del mondo che compensato il calo nelle Americhe. Nel quarto trimestre, il fatturato si è mantenuto flat con un +1% a 3,6 miliardi di dollari, rimanendo sostanzialmente invariato a parità di tassi di cambio, un risultato che Meghan Frank, co-CEO ad interim e direttore finanziario, ha definito superiore alle attese, aggiungendo che “All’inizio del nuovo anno fiscale, ci concentriamo sull’attuazione del nostro piano d’azione, sull’offerta di prodotti nuovi e differenziati ai nostri clienti e sul miglioramento della loro esperienza con Lululemon. Anche il miglioramento delle nostre vendite a prezzo pieno nel corso del 2026 è una priorità fondamentale, in particolare inAmerica del Norde ci consentirà di rafforzare la reputazione del nostro marchio e di generare crescita e valore a lungo termine per gli azionisti.”.

In calo la marginalità: nel quarto trimestre l’utile operativo è diminuito del 22% a 812,3 milioni di dollari mentre a livello annuale il calo si è mantenuto sul 12% a 2,2 miliardi di dollari.

A livello geografico, persiste il calo delle Americhe. Nel quarto trimestre la flessione nella regione è stata del 4% con un -1% per l’intero anno a fronte, invece, di un aumento del 22% delle vendite internazionali in tutto l’esercizio 2025 e del 17% nel quarto trimestre. Lululemon ha annunciato la nomina di Chip Bergh, ex CEO di Levi Strauss, nel proprio consiglio di amministrazione.

Per il primo trimestre del 2026, la società prevede un fatturato netto compreso tra 2,4 e 2,43 miliardi di dollari, con una crescita dall’1% al 3 per cento. Per l’intero 2026, invece, il gruppo stima un turnover compreso tra 11,35 e 11,50 miliardi di dollari, con una crescita dal 2% al 4 per cento. Secondo quanto riportato da Reuters, le previsioni per il 2026 indicano sono inferiori alle stime degli analisti, ricordando, inoltre, che Lululemon sta affrontando una mancanza di innovazione nel design, un calo della spesa dei clienti e la concorrenza di rivali più grandi come Nike e nuove realtà emergenti, tra cui Alo Yoga e Vuori. “Una delle massime priorità per il team di gestione all’inizio dell’anno è il ritorno alla crescita delle vendite a prezzo pieno in Nord America… attraverso una serie di misure che includono l’introduzione di nuovi prodotti, la riduzione del numero di SKU (unità di gestione delle scorte) e il riequilibrio dei livelli di inventario”, ha dichiarato Meghan Frank durante una conference call successiva alla pubblicazione dei risultati.

Come sottolinea Cnbc, “Lululemon ha negoziato con i fornitori e intrapreso altre azioni per ridurre la propria esposizione ai dazi doganali, ma non sta aumentando i prezzi per compensare i costi aggiuntivi, soprattutto considerando che negli ultimi mesi si è affidata alle promozioni per incrementare le vendite”.  Quest’anno, Lululemon prevede che i dazi doganali costeranno all’azienda 380 milioni di dollari, rispetto ai 275 milioni di dollari dell’anno scorso, al lordo. Una volta presi in considerazione gli sforzi di mitigazione, l’impatto netto dovrebbe essere di 220 milioni di dollari nel 2026, rispetto ai 213 milioni di dollari del 2025

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Redazione Redazione Eventi e News