Forse Meloni ha capito che Trump è diventato un alleato ingombrante

Buongiorno, principessa! Giorgia Meloni «chiane chiane», come si dice a Napoli, si sta rendendo conto che le conviene scollarsi dall’uomo nero di Mar-a-Lago, che sta annaspando nel suo personale Pantano-a-Lago e trascinando mezzo mondo in un disastro economico. C’è da scommetterci: le misure contro il caro-benzina saranno come il cucchiaino che svuota il mare, ma lei ha bisogno di qualche specchietto per le allodole prima di domenica. Bazzecole. Qualche bonus per i più poveri, che probabilmente vanno in autobus. Ci vorrebbe altro. Il piccolo 8 settembre del governo italiano, reso plasticamente con il graduale ritiro dei soldati, non arriverà in tempo per il referendum, che, piaccia o no, potrebbe diventare l’occasione per punire la sudditanza della presidente del Consiglio a Donald Trump, un uomo ormai senza controllo.
Beninteso, Meloni non riuscirà mai a spogliarsi del suo trumpismo: perché ne è ideologicamente affine e perché l’operazione puzzerebbe di trasformismo lontano un miglio. Intanto, però, il fantasma iraniano-vietnamita, il pantano, appunto, consiglia alla presidente del Consiglio di divincolarsi dagli abbracci dello Studio Ovale e di Sharm el-Sheikh, quando il presidente degli Stati Uniti ne lodò tutto, persino la bellezza.
Dall’endorsement per il premio Nobel, Meloni passa ora al nyet irremovibile su ogni ipotesi di coinvolgimento in una guerra che, peraltro, non ha mai condannato, o anche solo criticato. Stavolta, Donald, no, grazie. In un’operazione nello stretto di Hormuz, noi non ci saremo, come diceva Francesco Guccini, decenni fa.
Oggi lo ribadirà a Bruxelles, al Consiglio europeo, un posto dove a dare la linea sono gli europei che contano: l’odiato Emmanuel Macron, l’amico Friedrich Merz, le a lei antipatiche Ursula von der Leyen e Kaja Kallas, il socialista Antonio Costa. Si farà scudo di loro, Meloni, posizionandosi non lontanissimo da Pedro Sanchez, che conta meno di lei, ma che su questa posizione c’era arrivato ben prima.
Sai come dev’essere contento Donald. Abbandonato finanche da Giorgia Meloni, gli sono rimasti gli avanzi europei: un Viktor Orbán, forse verso l’uscita, la Repubblica ceca, la Slovacchia. Persino il Giappone gli ha detto no. Forse mai si era visto un presidente americano così isolato. Giorgia, più sveglia di Matteo Salvini, queste cose le sa benissimo e capisce, soprattutto, che in Italia questa guerra, come e più di tutte le guerre, è impopolare. Perciò, meglio starne fuori. L’arrovella il dubbio: questo Donald Trump proprio non va. Ben svegliata, presidente.
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