Macy’s ridà speranza al retail a stelle e strisce. E negli Usa nel 2026 si prevede una spinta dei consumi
Si intravede uno spiraglio di luce nel retail statunitense. Il mondo dei department store, in particolare, è da tempo notoriamente in crisi, ma l’ultima performance di Macy’s fa sperare in una ripresa, quantomeno per il segmento dei grandi magazzini di fascia alta. Il player, infatti, ha chiuso un quarto trimestre al di sopra delle aspettative nell’ambito di una performance che il presidente e CEO, Tony Spring, definisce “tripla, con una crescita su tutta la linea: un aumento delle vendite comparabili presso Macy’s, Bloomingdale’s e Bluemercury, una crescita sia nei negozi fisici che nel canale digitale, nonché un aumento nel settore all’ingrosso e nel marketplace”.
Spring, inoltre, ha rassicurato anche sull’avvio del nuovo fiscal year, raccontando a Wwd che lo slancio dell’ultimo quarter si sta estendendo anche ai primi tre mesi del 2026. Scongiurato, inoltre, per il momento anche l’impatto negativo dovuto all’aumento dei costi del carburante per via della guerra in Iran. Sull’avvio dell’anno, Spring ha anticipato: “Continuiamo a registrare performance solide per tutti e tre i marchi. Il consumatore è resiliente, è attirato dalle novità”.
Nel 2025 i ricavi complessivi di Macy’s sono ammontati a 7,6 miliardi di dollari (circa 6,6 miliardi di euro), in calo single digit dell’1,7%; parallelamente le vendite comparabili, dato significativo per l’azienda, sono cresciute dell’1,8 per cento. Sul fronte della redditività, l’utile netto è ammontato a 507 milioni di euro.
Sullo sfondo, notizie incoraggianti anche sull’intero segmento retail statunitense. A scattare la fotografia del comparto è la National Retail Federation (Nrf) secondo cui, nonostante l’incertezza economica globale e le tensioni geopolitiche, le vendite la dettaglio oltreoceano dovrebbero aumentare del 4,4% nel 2026 in corso, raggiungendo i 5,6 trilioni di dollari.
Si tratta di un incremento più significativo di quello registrato nel 2025, che si fermava a un +3,5%, ed è inoltre superiore alla media di crescita annuale – pari al +3,6% – dell’ultimo decennio, eccezion fatta per il periodo pandemico compreso tra il 2020 e il 2022.
Secondo il presidente e CEO della Nrf, Matthew Shay, “la spesa dei consumatori è stata negli ultimi anni una forza trainante dell’economia e si prevede che la sua resilienza continui anche nel 2026”. L’inflazione resta comunque un fattore dall’impatto non trascurabile, sottolinea lo studio in collaborazione con Oxford Economics, ma è prevista rimanere elevata solo nella prima metà dell’anno, poi scendere nel terzo trimestre, dando così sollievo alle famiglie.
La Nrf segnala che le tensioni in Medio Oriente e le condizioni geopolitiche globali rappresentano inevitabilmente una componente di incertezza per l’economia, ma restano saldi, a fare da contrappeso e dunque sostegno ai consumi, crescita dei salari, solidità dei bilanci delle famiglie e un mercato del lavoro stabile. Diseguale, però, come prevedibile, la distribuzione della propensione alla spesa, con i consumatori ad alto reddito che guidano la gran parte dell’aumento delle vendite retail.
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