Nel Q1 gli utili di Puma superano le attese. Ma calano le vendite (-6,3%)

Maggio 1, 2026 - 03:00
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Nel Q1 gli utili di Puma superano le attese. Ma calano le vendite (-6,3%)
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Si chiude cauto il primo trimestre 2026 di Puma, seppur però sopra le attese. I ricavi del gigante dello sportswear hanno registrato una flessione del 6,3% a cambi correnti (-1% a cambi costanti) per un totale di 1,86 miliardi di euro. I risultati riflettono una fase di transizione operativa, caratterizzata da interventi sul capitale circolante e da un miglioramento della redditività, a fronte di ricavi in contrazione. Secondo Deutsche Bank, la performance è risultata nel complesso superiore alle attese, con vendite a cambi costanti leggermente migliori del consensus (pari a -2,7% a cambi costanti a 1,824 miliardi) e un risultato operativo sopra le stime, pur in presenza di fattori non strutturali legati allo smaltimento delle scorte. Il mercato ha accolto positivamente i dati facendo salire le azioni del titolo in mattinata di oltre tre punti percentuali.

Con una lente sulle aree geografiche, l’area Emea ha registrato un fatturato pari a 774,5 milioni di euro, in calo del 13,1% a cambi correnti (-10,4% a cambi costanti). Le Americhe si sono attestate a 655,6 milioni di euro (-1,8% a cambi correnti, a fronte di una crescita del 6,1% a cambi costanti). Infine, l’Asia-Pacifico ha evidenziato ricavi per 433,8 milioni di euro, in aumento dello 0,8% a cambi correnti e del 7,9% a cambi costanti.

Per canale distributivo, il wholesale si è attestato a 1,34 miliardi di euro, in calo del 7,5%, mentre il direct-to-consumer ha raggiunto i 528,1 milioni di euro, in diminuzione del 3,4%, con un’incidenza sul totale salita al 28,3 per cento. Anche in questo caso, come sottolineano gli analisti, la dinamica è stata in parte sostenuta da operazioni di inventory clearance, che hanno inciso sia sulla crescita del dtc sia sull’andamento del wholesale.

Sul fronte della redditività, il margine lordo è migliorato di 60 punti base al 47,7 per cento. L’ebit è cresciuto del 19,6% a 51,9 milioni di euro (superiore al consenso di 43 milioni, includendo 12,6 milioni di oneri straordinari), con un margine operativo al 2,8%, mentre l’ebit rettificato si attesta a 64,4 milioni (+5 per cento). Il risultato netto da attività continuative raggiunge i 26,5 milioni di euro, con un utile per azione pari a 0,18 euro, circa il 50% superiore al consenso di mercato, sempre secondo Deutsche Bank. Tuttavia, la banca evidenzia come il miglioramento della marginalità sia in parte riconducibile al rilascio di accantonamenti su magazzino e quindi non interamente rappresentativo della performance sottostante.

Dal punto di vista finanziario, le scorte sono diminuite dell’8,6% a 1,9 miliardi di euro, in linea con il piano di normalizzazione, mentre il free cash flow, pur negativo per 201,4 milioni, mostra un netto miglioramento rispetto all’esercizio precedente.

La società conferma inoltre l’outlook per il 2026, prevedendo una contrazione delle vendite a cambi costanti nella fascia low to mid single digit e un ebit compreso tra -50 e -150 milioni di euro (consesus pari a -99 milioni). Gli analisti si attendono un’evoluzione dell’anno meno sostenuta rispetto al primo trimestre, con una progressiva riduzione dell’impatto positivo derivante dallo smaltimento delle scorte e un ritorno alla crescita atteso a partire dal 2027.

“Nel primo trimestre (…) dal punto di vista operativo abbiamo avviato con solidità il nostro anno di transizione nel 2026. Siamo riusciti a ridurre i livelli di inventario più rapidamente del previsto, a razionalizzare il portafoglio prodotti e ad affrontare alcune inefficienze operative. Abbiamo inoltre compiuto progressi nel miglioramento della nostra organizzazione e del modello operativo”, ha commentato nella nota dei conti Arthur Hoeld, CEO di Puma. “Per il resto dell’anno continueremo a concentrarci sul miglioramento della qualità della distribuzione, della struttura dei costi e della gestione della cassa, ponendo così le basi per la crescita futura.Siamo sulla buona strada per posizionare Puma tra i primi tre brand sportivi a livello globale, tornare a una crescita superiore a quella del settore e generare una redditività sostenuta nel medio termine”.

In ultima battuta, nel contesto della riorganizzazione del top management, Puma ha annunciato la nomina di Mark Langer come chief financial officer e membro del management board a partire dal 1° maggio 2026, subentra a Markus Neubrand. Langer vanta oltre 25 anni di esperienza internazionale in ambito finanziario, strategico e manageriale maturata in gruppi come Douglas e Hugo Boss. La nomina è stata accolta positivamente dal mercato, anche alla luce del suo profilo e dell’esperienza nei mercati dei capitali, ritenuta funzionale al rafforzamento della credibilità finanziaria del gruppo.

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Redazione Redazione Eventi e News