Nell’UE corrono i prezzi di case e affitti, +5,5 per cento e +3,2 per cento a fine 2025
Bruxelles – La questione della casa e l’emergenza abitativa sono una delle sfide sociali ed economiche più pressanti per l’Europa e a confermarlo ci pensano le ultime rilevazioni dell’ufficio statistico dell’Unione Europea: nel quarto trimestre del 2025, il mercato immobiliare dell’Unione Europea ha visto una decisa tendenza al rialzo, con un aumento annuo del 5,5 per cento per i prezzi delle abitazioni e del 3,2 per cento per i canoni di locazione rispetto allo stesso periodo del 2024. Rispetto al terzo trimestre 2025, i prezzi delle abitazioni sono cresciuti dello 0,8 per cento, mentre gli affitti hanno registrato un incremento dello 0,6 per cento. Sebbene la crescita nell’area euro sia stata leggermente più contenuta (+5,1 per cento annuo) rispetto alla media dell’UE (+5,5 per cento), la tendenza rimane stabilmente positiva dopo le lievi flessioni registrate tra la fine del 2022 e l’inizio del 2024.
Nel quarto trimestre del 2025, la classifica dei rincari annui (rispetto allo stesso periodo del 2024) vede in testa l’Ungheria (+21,2 per cento), seguita da Portogallo (+18,9 per cento) e Croazia (+16,1 per cento). Rispetto al terzo trimestre del 2025, l’aumento più significativo si è registrato in Slovenia (+5,1 per cento), mentre lievi segnali di raffreddamento sono giunti da Francia (-0,7 per cento) ed Estonia (-0,3 per cento). L’Italia ha avuto un aumento del 4,1 per cento nel quarto trimestre 2025 rispetto allo stesso periodo del 2024.
Un dato cruciale per comprendere la reale pressione sui portafogli dei cittadini è l’indice dei prezzi reale (o deflazionato), che è il rapporto tra l’indice dei prezzi delle case nominale e un indice corretto per l’inflazione dei prezzi al consumo. Guardando allo storico si vede che, tra il 2010 e il 2014, i prezzi delle case nell’area dell’euro sono diminuiti o aumentati meno dell’inflazione; nel 2015 hanno iniziato ad aumentare più rapidamente dell’inflazione; tra il 2016 e il 2021 sono cresciuti dal 2,9 per cento al 5,4 per cento al di sopra dell’inflazione su base annua. E ancora: nel 2022, i prezzi delle case sono lievitati solo leggermente al di sopra dell’inflazione (+0,5 per cento), nel 2023, sono diminuiti in un contesto di inflazione elevata, determinando un calo significativo del 7 per cento dei prezzi annuali delle case al netto della deflazione, seguito da un’ulteriore diminuzione dello 0,3 per cento nel 2024. Infine, nel 2025, i prezzi delle case sono aumentati del 3,1 per cento al di sopra dell’inflazione. Nonostante ciò, in cinque Paesi (Lussemburgo, Austria, Romania, Finlandia e Svezia) i prezzi delle case sono cresciuti meno rispetto al costo generale della vita.
Analizzando l’arco temporale che va dal 2015 al terzo trimestre del 2025, emerge chiaramente come l’acquisto di una proprietà sia diventato un investimento sempre più oneroso: in questo periodo i prezzi delle case nell’UE sono balzati del 64,9 per cento, superando di quasi tre volte la crescita degli affitti, che comunque sale del 21,8 per cento. Il fenomeno non ha però colpito il continente in modo uniforme. In ben 25 dei 26 Paesi membri per i quali sono disponibili i dati, l’aumento dei prezzi di acquisto ha superato quello delle locazioni. Il caso più eclatante è quello dell’Ungheria, dove i prezzi di vendita sono quasi quadruplicati (+290 per cento) dal 2015. Incrementi superiori al raddoppio sono stati registrati in altri 12 Stati, con punte significative in Portogallo (+180 per cento), Lituania (+168 per cento) e Bulgaria (+157 per cento). In controtendenza si trova solo la Finlandia, l’unico Paese dove i prezzi delle case sono diminuiti del 3 per cento rispetto a dieci anni fa.
Neanche il mercato degli affitti, pur maggiormente stabile, ha risparmiato rincari: dal 2015 a oggi, tutte le 27 nazioni dell’UE hanno avuto aumenti. Dopo l’Ungheria (+109 per cento), i rialzi più pesanti si sono verificati in Lituania (+88 per cento), Irlanda e Polonia (entrambe +76 per cento). Questi dati confermano come l’accessibilità abitativa rimanga un tema centrale per le politiche di coesione dell’Unione.
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