Olivier Cresp: chi è il re dei profumi gourmand?

Aprile 18, 2026 - 19:01
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Olivier Cresp: chi è il re dei profumi gourmand?

Definire Olivier Cresp il re dei profumi gourmand è sicuramente riduttivo.

Che cosa sono i profumi gourmand?

Ci sono profumi che hanno fatto la storia e che sono diventati dei successi mondiali – da Dolce & Gabbana Light Blue a Devotion, Midnight Poison di Dior o Black Opium di Yves Saint Laurent – portano la firma di questo grande profumiere che, possiamo dirlo senza indugio, ha cambiato la storia della profumeria. Cresp infatti è il naso profumiere che ha creato nel 1992  Angel di Thierry Mugler, il primo profumo gourmand della storia, cambiando per sempre le regole della profumeria.

Dal 1992 lavora per Firmenich ed è uno dei nasi più conosciuti e prolifici tra designer fragrance e profumi di nicchia dove vanta collaborazioni con brand come Penhaligon’s, Borntostandout, Parfums de Marly, Tom Ford e La Serra Profumi, per citarne alcuni. E, dal 2018, ha fondato insieme alla figlia Anaïs il brand Akro, ispirato alle dipendenze.

Olivier Cresp, il re dei profumi gourmand si racconta

Iniziamo dalle basi: lavora nel mondo della profumeria da decenni e viene da una famiglia di profumieri. Ha mai pensato di fare un altro lavoro?
È una bella domanda. In realtà no, perché fin da bambino vivevo nel Sud della Francia, nella regione di Grasse, immerso nel mondo della profumeria. Mio padre lavorava con le materie prime, mia sorella è diventata profumiera, mio fratello anche. Per me è stato naturale seguire quella strada. A 18 anni, dopo il diploma, i miei genitori mi proposero di diventare avvocato, ma risposi subito di no. Non faceva per me. Se dovessi ricominciare oggi, forse sceglierei di fare il medico, per aiutare e curare le persone.

Olivier Cresp – Courtesy Press Office

Ha creato moltissime fragranze iconiche. Le è mai capitato di creare qualcosa di “magico” senza aspettartelo?
Quando inizio a creare una fragranza parto sempre da un’idea molto precisa. È un processo logico, controllato. Non creo mai per caso. Non mescolo ingredienti a caso: parto da un concetto forte, lo sviluppo e lo porto fino in fondo. Certo, a volte possono succedere piccoli errori durante il lavoro in laboratorio, ma anche quelli diventano spunti interessanti. Però non direi mai che creo qualcosa per caso: so sempre dove sto andando.

Quando crea una fragranza, riesce a prevedere se sarà un successo?
No, mai. Posso avere delle speranze, certo, ma non posso prevederlo. Ci sono troppi fattori: il prezzo, il nome, le tendenze, il momento storico. A volte una fragranza è troppo avanti rispetto al suo tempo e non viene capita subito. Poi magari, anni dopo, diventa un successo. È qualcosa che nessuno può controllare. È successo proprio con Malt, troppo avanti quanto è nata otto anni fa, ma poi le persone hanno iniziato a interessarsi alle fragranze boozy.

Quindi il successo è imprevedibile?
Completamente. Ti faccio un esempio: alcune molecole restano inutilizzate per anni, poi improvvisamente diventano fondamentali. Oppure fragranze che inizialmente passano inosservate e dopo anni esplodono. C’è sempre qualcosa di misterioso in questo processo.

Oltre alla profumeria, cosa le piace fare nel tempo libero?
Amo leggere, tenermi informato su economia e attualità. Passo anche tempo sui social per restare connesso al mondo. Faccio molto sport ogni giorno e, ovviamente, la mia famiglia viene prima di tutto. Poi amici, viaggi, una vita semplice ma piena.

Il suo brand nasce intorno al concetto di dipendenze. A cosa è dipendente Olivier Cresp?
È stata mia figlia Anaïs a lanciare questa idea nel 2018. Mi ha detto: ‘Papà, nella nostra famiglia abbiamo tante dipendenze’. Ed è vero. Amo il cioccolato, il caffè – ne bevo 6 o 7 al giorno – lo sport… sono tutte forme di dipendenza. È qualcosa che ci accomuna tutti.

Il suo approccio cambia quando lavori per un brand rispetto a quando lavori per te stesso?
Sì, molto. Quando lavoro per grandi aziende ci sono vincoli di costo precisi, non posso superarli. Quando invece creo per il mio brand, posso essere completamente libero. Posso usare le migliori materie prime senza compromessi. Mi piace ‘mettere il denaro nella bottiglia’, creare qualcosa di bello senza limiti.

Si definisce un profumiere minimalista: come fa a creare fragranze complesse con pochi ingredienti?
Uso al massimo 15 ingredienti. Il segreto è la trasparenza: ogni materia prima deve respirare, non deve essere soffocata dalle altre. Le mie formule sono corte, ma ogni elemento è essenziale. È semplice solo in apparenza, ma tecnicamente molto complesso.

Oggi il mercato è dominato dalle fragranze gourmand. Come fa a renderle eleganti?
La difficoltà delle gourmand è evitare che diventino troppo dolci e stucchevoli. Io cerco sempre leggerezza, movimento. Evito l’eccesso di zucchero e vaniglia e inserisco freschezza, note agrumate. Così la fragranza resta elegante, ariosa, mai pesante.

C’è una fragranza che ami particolarmente in questo momento?
Tra quelle che ho creato, direi Devotion di Dolce&Gabbana. È un enorme successo globale, ma non lo avevo previsto. Mi piace molto anche Crush, la nostra novità: probabilmente è quella che preferisco indossare in questo momento.

È favorevole al layering dei profumi?
Dieci anni fa ero contrario. Oggi penso: perché no? Se vuoi combinare due fragranze e creare qualcosa di unico, fallo. Ti rende speciale, diverso. È un modo per esprimere la propria personalità. Puoi combinare Crush e East e avrai creato qualcosa che è solo tuo.

 

 

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