Oltre Bartolozzi. La campagna (in affanno) del centrodestra per il sì
Nelle ultime ore anche chi voterà convintamente sì, come Benedetto Della Vedova o Roberto Giachetti (e non solo), ha cominciato a chiedersi: “Ma la maggioranza questo referendum lo vuole vincere oppure no?”. Sono dubbi che, a taccuini chiusi, corrono anche tra gli esponenti del centrodestra, tanto più dopo la sparata di Giusi Bartolozzi.
Quella della capo di Gabinetto del ministro Carlo Nordio (“Votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura) del resto è solo l’ultimo – ma sarà davvero l’ultimo? – scivolone di un campagna referendaria che i partiti di centrodestra hanno condotto fin qui in ordine sparso. Tra affanni e tentennamenti che rischiano ora di presentare il conto. Contro Bartolozzi, oltre a Pd, M5s e Avs, si sono scagliati ieri anche i partiti centristi. “Da sostenitore del Sì ritengo che debba dimettersi. Non esiste che il capo di gabinetto del ministro della Giustizia dica queste enormità a prescindere dal referendum”, ha attaccato Carlo Calenda. Pina Picierno, la sinistra per il Sì, ha definito “totalmente inaccettabili” i toni di Bortolozzi. E l’irritazione è filtrata pure dalle parti di Palazzo Chigi davanti all’infelice uscita della “zarina” di Via Arenula.
Anche perché è arrivata proprio nel giorno in cui la premier Giorgia Meloni ha rotto definitivamente gli indugi con un video di oltre tredici minuti in cui provava a spiegare nel merito la ratio della riforma, invitando gli elettori a votare sì. Bartolozzi, invece, non solo ha oscurato il messaggio della presidente del Consiglio, ma ha finito anche per avvalorare le tesi dell’opposizione che sul pericolo autoritario ha basato buona parte della propria comunicazione. E poi non è ancora stato chiarito se l’intervista all’emittente siciliana Telecor fosse stata concordata con il ministero della Giustizia. Un’incertezza che in una certa misura rappresenta la cifra della campagna referendaria del centrodestra, che forse aveva fatto altri conti, quando le rilevazioni davano il sì in netto vantaggio. Poi sono cambiati i sondaggi e pure il vento. Così anche Meloni ha dovuto rivedere i suoi piani in corsa: il mantra “non politicizzare” è stato quindi messo definitivamente da parte – più per necessità che per scelta, è la sensazione – quando manca ormai poco al voto e mentre Elly Schlein e Giuseppe Conte girano l’Italia da settimane. La stessa premier, dopo una lunga fase di incertezza, ha deciso solo negli ultimi giorni di salire sul palco dell’evento di FdI che di terrà domani a Milano al teatro Parenti. Per l’iniziativa romana del 19, che chiuderà la campagna dei Fratelli, non è invece (al momento) prevista la sua presenza. Chissà che non cambi idea.
Altri contraccolpi nella campagna della maggioranza sono arrivati poi da Carlo Nordio: su tutti il “Csm paramafioso”, una dichiarazione al limite, anzi “folle” per usare la definizione di Simonetta Matone, ex magistrata e deputata della Lega che senza mezzi termini ha accusato il Guardasigilli di aver contribuito alla rimonta del No. Lo stesso Nordio, “per scelta istituzionale” come ha spiegato il suo ministero, ha deciso dopo il confronto con Conte di non avere più dibattiti con esponenti del No (a eccezione di quello già programmato con Enrico Grosso). Infine ci sono i partiti e anche in questo caso si va un po’ alla rinfusa. Il coordinamento centrale auspicato all’inizio della campagna non c’è stato. E a oggi non è prevista nemmeno una iniziativa comune, con i leader del centrodestra, impresa che invece riuscirà al campo largo, quando Conte e Schlein, Fratoianni e Bonelli, saranno in piazza del Popolo a Roma (il 18 marzo) con i comitati del No.
E se FdI ha accelerato in vista del rush finale, meno si è fatta vedere la Lega di Matteo Salvini da cui gli altri partiti della maggioranza si aspettano qualcosa di più all’ultima curva. Nel frattempo a spendersi più di tutti è stata Forza Italia: i suoi esponenti, a partire da Giorgio Mulè, sono i più attivi nei comitati. Molto più degli alleati, gli azzurri (che oggi presentano l’iniziativa “Una freccia per il sì”) si sono dati una struttura interna per coordinare le attività sui territori. Ma tra affanni e indecisioni non è detto che alla fine possa bastare.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Furioso
0
Triste
0
Wow
0




