Aviaria e allevamenti intensivi: oltre 7 milioni di capi abbattuti in due anni

Negli ultimi due anni oltre 7,5 milioni di animali sono stati abbattuti negli allevamenti avicoli italiani a causa dell’influenza aviaria. Le associazioni ambientaliste chiedono al Parlamento di discutere la proposta di legge per una transizione agroecologica della zootecnia
La diffusione dell’influenza aviaria continua a rappresentare una delle principali criticità sanitarie per il comparto zootecnico italiano. Negli ultimi due anni oltre 7,5 milioni di avicoli sono stati abbattuti negli allevamenti a seguito della comparsa di focolai epidemici, evidenziando la vulnerabilità di un sistema produttivo sempre più concentrato e intensivo.
Secondo i dati diffusi dalle associazioni promotrici della proposta di legge Oltre gli allevamenti intensivi – Per una transizione agroecologica della zootecnia, dal marzo 2024 – data di presentazione del provvedimento alla Camera dei deputati – sono stati registrati circa 150 focolai di influenza aviaria negli allevamenti italiani.
L’abbattimento degli animali, misura sanitaria necessaria per contenere la diffusione del virus, comporta costi rilevanti per la collettività. Tra operazioni di soppressione dei capi, smaltimento delle carcasse e indennizzi agli allevatori, la spesa pubblica è stimata in decine di milioni di euro.
Risorse che, secondo le organizzazioni ambientaliste, non intervengono sulle cause strutturali del problema e rappresentano piuttosto interventi emergenziali destinati a ripetersi nel tempo.
La proposta di legge per una transizione agroecologica
La proposta legislativa è stata promossa da diverse organizzazioni impegnate nella tutela ambientale e sanitaria, tra cui Greenpeace Italia, Wwf Italia, Lipu, Isde – Medici per l’Ambiente e l’associazione Terra!.
Il progetto normativo vuole avviare un percorso di transizione agroecologica della zootecnia, affrontando le criticità ambientali, sanitarie e sociali associate ai modelli di allevamento intensivo.
Nonostante il sostegno di 23 parlamentari appartenenti a cinque diverse forze politiche, il testo non è ancora stato discusso in sede parlamentare e risulta tuttora in attesa di esame presso la Commissione Agricoltura della Camera.
Le associazioni promotrici hanno recentemente inviato una comunicazione ai parlamentari chiedendo di avviare il confronto legislativo su un tema ritenuto sempre più urgente per la salute pubblica, la tutela degli animali e la sostenibilità del sistema agroalimentare.
Un comparto sempre più concentrato
Il dibattito sugli allevamenti intensivi si inserisce in un quadro di trasformazione strutturale del settore zootecnico italiano. Le consistenze zootecniche nazionali ammontano oggi a circa 2,3 milioni di bovini e bufalini da latte, 2,1 milioni di bovini da carne, 7,8 milioni di suini e circa 650 milioni di avicoli allevati ogni anno.
Tra i diversi comparti, quello avicolo è l’unico ad aver registrato una crescita significativa negli ultimi dieci anni, con un aumento stimato intorno al 31%. Parallelamente, il numero complessivo delle aziende zootecniche è in progressiva diminuzione.
Secondo le stime riportate dalle associazioni promotrici della proposta di legge, negli ultimi anni si è registrato un calo del 16% degli allevamenti di bovini da latte, del 12% delle aziende della linea vacca-vitello da carne e del 31% degli allevamenti suinicoli.
Il fenomeno riflette una tendenza alla concentrazione produttiva: diminuiscono le aziende di piccole dimensioni, spesso a conduzione familiare, mentre aumentano le dimensioni medie degli allevamenti intensivi.
Le iniziative dei territori
In assenza di un intervento legislativo nazionale, alcune amministrazioni locali hanno iniziato a intervenire attraverso strumenti urbanistici e regolatori. Tra i casi più citati figurano i comuni di Gonzaga, in provincia di Mantova, e Pavia, entrambi situati nel cuore della cosiddetta food valley italiana.
Questi enti hanno introdotto nei propri piani regolatori limitazioni allo sviluppo di nuovi allevamenti intensivi, considerati potenzialmente critici sotto il profilo ambientale e territoriale. L’obiettivo dichiarato è quello di salvaguardare il tessuto produttivo locale e favorire modelli agricoli più sostenibili.
Analoghe prese di posizione sono arrivate anche da alcune amministrazioni urbane. Il Municipio XI di Roma e il Municipio VI di Milano hanno approvato mozioni di sostegno alla proposta di legge sulla transizione agroecologica della zootecnia.
Nel corso degli ultimi mesi, dodici comuni italiani – tra cui Empoli, Arese, Città di Castello e Pineto – hanno adottato analoghe mozioni per chiedere al Parlamento di avviare la discussione della proposta normativa.
Secondo le associazioni promotrici, la crescente frequenza di epidemie negli allevamenti intensivi, insieme agli impatti ambientali e sanitari del settore, rende necessario un confronto politico sul futuro della zootecnia italiana.
Crediti immagine: Depositphotos
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