Perché la FIA ha chiuso il buco nel regolamento F1?

Aprile 16, 2026 - 10:30
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Perché la FIA ha chiuso il buco nel regolamento F1?


Michael Lelli
Perché la FIA ha chiuso il buco nel regolamento F1?

Perché la FIA ha vietato il trucco MGU-K di Mercedes e Red Bull? Dietro il divieto del regolamento F1 ci sono ragioni di sicurezza e lo spettro di Ferrari.

In Formula 1, la differenza tra un colpo di genio e un’infrazione spesso risiede in una virgola del codice tecnico. Tuttavia, quando la Federazione interviene d’urgenza per vietare una pratica, non lo fa quasi mai solo per una questione di decimi di secondo. Il recente divieto imposto a Mercedes e Red Bull circa l’uso “strategico” dello spegnimento della MGU-K ne è l’esempio perfetto: la FIA ha agito per evitare un precedente pericoloso che univa l’antisportività a rischi reali in pista.

Sicurezza e gestione dei flussi nel regolamento F1

Il motivo principale che ha spinto la FIA a chiudere la falla riguarda la sicurezza dei piloti. Il trucco utilizzato dai motorizzati Mercedes e Honda prevedeva lo spegnimento totale del sistema elettrico esattamente sulla linea del traguardo per massimizzare la spinta finale. Questa manovra, però, causava un improvviso e drastico rallentamento della monoposto pochi metri dopo la fine del giro lanciato.

In un contesto di qualifica, dove le vetture procedono a velocità siderali a pochi secondi di distanza l’una dall’altra, trovarsi una macchina in “fase di emergenza” (fittizia) in piena traiettoria ha creato situazioni di alto rischio. La Ferrari ha segnalato come la differenza di velocità tra chi rientrava ai box con la MGU-K spenta e chi arrivava lanciato fosse diventata inaccettabile, specialmente su circuiti dai rettilinei non lunghissimi dove lo spazio di manovra è ridotto.

La difesa dello “spirito della norma” della FIA

Oltre alla sicurezza, la Federazione ha voluto proteggere l’integrità del regolamento F1. La norma che permette lo spegnimento immediato della componente elettrica era stata scritta esclusivamente per scopi di salvataggio: evitare che un guasto al sistema ibrido potesse distruggere l’intero motore o, peggio, causare incendi o scosse elettriche pericolose per il pilota e i commissari.

Trasformare una procedura di sicurezza in un “bottone magico” per guadagnare velocità in qualifica è stato giudicato un abuso inaccettabile dello spirito regolamentare. Consentire tale pratica avrebbe costretto tutti gli altri costruttori, Ferrari in primis, a investire risorse nello sviluppo di algoritmi dedicati a simulare “finti guasti”, allontanando la ricerca ingegneristica dalla vera performance ibrida.

La spinta di Maranello e il precedente Bearman-Colapinto

Non è un mistero che sia stata la Ferrari a spingere per un chiarimento immediato. Gli uomini di Maranello hanno evidenziato come gli incidenti sfiorati durante le prime gare stagionali fossero un campanello d’allarme da non ignorare. In un’era in cui la gestione dell’energia è il cuore pulsante del mondiale, la FIA non poteva permettere che la vittoria di un Gran Premio venisse decisa da chi è più bravo a sfruttare i protocolli d’emergenza.

Con questa direttiva, la Federazione ha ribadito un concetto chiaro: la sicurezza non può essere una variabile della prestazione. Da Miami in poi, i motori dovranno “tagliare” la potenza elettrica in modo lineare come previsto, garantendo che le procedure di emergenza tornino a essere quello che devono essere: l’ultima risorsa in caso di pericolo reale.

 

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Redazione Redazione Eventi e News