Primo trimestre a +6% per il Gruppo Prada. Miu Miu cresce ma perde slancio (+2,4%)

Maggio 1, 2026 - 03:00
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Primo trimestre a +6% per il Gruppo Prada. Miu Miu cresce ma perde slancio (+2,4%)
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Non c’è quasi gruppo del lusso che sia immune alle incertezze con cui si è aperto il 2026 dovute alla guerra in Medio Oriente. E anche il Gruppo Prada, ormai da alcuni anni considerato ‘controcorrente’ grazie allo sprint di Miu Miu, inizia a fare i conti con un contesto che lo stesso Andrea Guerra, AD del gruppo considera “difficile”. Uno scenario che rallenta la crescita frizzante degli ultimi anni ma senza intaccare la solidità del gruppo che, nonostante l’etichetta di Miuccia Prada sia entrata in una fase di maturità e dunque con meno crescite esplosive e nonostante anche Versace nei confronti della quale la maison ha sempre esplicitamente dichiarato di avere delle tappe precise di rilancio senza alcuna fretta, chiude il primo trimestre con ricavi in progresso del 6% a 1,4 miliardi di euro. L’incremento balza a +14% se considerato a tassi costanti e del 3% a livello organico (escludendo cioè la contribuzione di Versace, anche in questo caso a tassi costanti).

Nonostante il Medio Oriente rappresenti una quota marginale dei ricavi del gruppo, 49 milioni di euro, in calo del 30% a cambi correnti, (-22% a tassi costanti e su base organica) vale a dire una quota inferiore al 4%, ha però inciso sul fronte di Miu Miu. La griffe di Miuccia Prada nel primo trimestre è cresciuta ‘solo’ del 2,4 per cento. A pesare, come sottolinea il gruppo, “la base di confronto più difficile dell’anno (+60%) e un maggior impatto derivante dal conflitto in Medio Oriente”. In rallentamento anche le vendite in Europa, soprattutto a causa della diminuzione dei turisti, mentre le Americhe e l’Asia pacifico restano regioni di crescita per l’etichetta. “Miu Miu continua a beneficiare di forte desiderabilità; sebbene il suo percorso di crescita ci porti a confrontarci con obiettivi molto elevati, siamo rassicurati dalla qualità di tale crescita, raggiunta senza compromessi, e siamo fiduciosi riguardo alle opportunità future”, ha commentato Guerra.

Il marchio ammiraglio della maison, Prada, è tornato invece a crescere, seppur con un timido +0,4%, in linea con il quarto trimestre del 2025 e “derivante da ulteriori miglioramenti nelle Americhe e nell’Asia-Pacifico, in particolare in Cina, a Hong Kong e a Macao. La performance è stata sostenuta da vendite full price, con un miglioramento costante e progressivo negli ultimi trimestri, compreso il primo trimestre del 2026, nonostante l’impatto negativo del Medio Oriente”. Anche in questo caso – come ormai in modo generalizzato per il lusso – l’incremento arriva dal full price che peraltro bilancia la continua riduzione del contributo degli outlet. In luce soprattutto la pelletteria.

Versace, acquisita da Prada lo scorso anno e attualmente in fase di integrazione e rilancio, ha contribuito con 143 milioni di euro al fatturato trimestrale. “Versace ha registrato una performance in linea con le aspettative, beneficiando del progressivo riposizionamento verso vendite full price, di una maggiore profondità e qualità dell’offerta. Il focus strategico rimane incentrato sull’esecuzione retail e sulle attività di clienteling, in parallelo all’avanzamento del piano di integrazione a livello di organizzazione e processi”, spiega la nota. Su Versace, Guerra ha aggiunto che il focus sarà “sul rafforzamento di organizzazione e processi in vista della prossima fase di evoluzione creativa. La nostra strategia solida e ben articolata verso l’alto di gamma da un lato, e volta ad attrarre nuova clientela dall’altro, sarà determinante nei prossimi mesi”.

A livello di canali, il retail aumenta del 2% a tassi correnti (+10% a tassi costanti e +3% su base organica), mentre il wholesale, che comunque rappresenta una quota residuale del business, ha messo a segno un +34% delle vendite a tassi correnti (+40% costanti, +17% organica).

La geografia delle vendite premia in primo luogo il continente americano, vero motore della crescita del gruppo. Le Americhe hanno mantenuto una traiettoria di crescita forte, +22% a tassi correnti (+34% su base annua, +15% organico), sostenuta da una domanda locale dinamica. Sia Prada sia Miu Miu hanno continuato a beneficiare del rafforzamento organizzativo e degli investimenti realizzati nei trimestri precedenti. In sensibile aumento anche l’Asia Pacifico, primo mercato del gruppo, che ha registrato un +5% a tassi correnti (+13% anno su anno, +5% organico). Qui, Miu Miu ha mantenuto una crescita sostenuta, Prada ha riportato un ulteriore miglioramento, supportato da un’esecuzione rigorosa e trainato da trend positivi in Cina, Hong Kong, Macau e Corea. Vendite flat in Europa (+2% a tassi costanti, in contrazione del 6% su base organica), a fronte di basi di confronto pluriennali sfidanti, incluso nel Q1-25 (+14%). Come accennato, la zavorra è legata alla contrazione della spesa dei turisti  mentre la domanda locale ha riportato una contrazione più modesta.Il Giappone sconta il problema delle valute che ha portato ad archiviare il trimestre con un -12% a tassi correnti e +1% a tassi costanti (in contrazione del 2% su base organica), con consumi locali stabili a fronte di una base di confronto molto positiva nel Q1-25.

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Redazione Redazione Eventi e News