Quando lo Stato scarica sui propri uomini la responsabilità che non vuole assumersi

Mar 14, 2026 - 23:01
 0
Quando lo Stato scarica sui propri uomini la responsabilità che non vuole assumersi

Bruno Contrada è morto giovedì all’età di 94 anni, da incensurato. Poliziotto e funzionario del Sisde, il servizio d’intelligence del Viminale dal 1977 al 2007, è stato una figura centrale dell’antiterrorismo e antimafia in Sicilia.

Raccontando la storia di un uomo di Stato «tradito» dallo stesso Stato, Il Foglio ha riassunto così, efficacemente, la sua vicenda giudiziaria: «Condannato in via definitiva nel 2007 a dieci anni per concorso esterno in associazione mafiosa, Contrada aveva trascorso anni tra carcere e domiciliari, in condizioni di salute sempre più precarie, prima che nell’aprile del 2015 la Corte europea dei diritti dell’uomo stabilisse che il reato per cui era stato condannato non era, all’epoca dei fatti contestati, “sufficientemente chiaro e prevedibile”. Nel 2017 la Cassazione ne dichiarò la sentenza “ineseguibile e improduttiva di effetti penali”. Poi arrivò il risarcimento per ingiusta detenzione, prima fissato dalla Corte d’appello di Palermo in 667mila euro, poi ridotto dalla Cassazione a 285mila. “Non c’è somma che possa riparare il male che mi è stato fatto”, aveva detto lui».

È la storia di un’architettura istituzionale costruita sull’ambiguità, in cui i funzionari dei servizi segreti operavano in una zona grigia priva di tutele, esposti alle conseguenze di scelte che spesso erano della politica, non loro. Lo scaricabarile era strutturale, come accaduto su Gladio tra Giulio Andreotti, presidente del Consiglio, e l’ammiraglio Fulvio Martini, direttore del Sismi, il servizio segreto di allora, posto alle dipendenze del ministro della Difesa.

Questa anomalia aveva radici profonde. Dal dopoguerra fino alla riforma del 2007, l’intelligence italiana operava in un contesto normativo che non definiva con chiarezza né i limiti dell’azione operativa né la catena delle responsabilità politiche. I funzionari rispondevano ai ministri in modo informale, senza garanzie codificate. Il segreto di Stato era potenzialmente eterno e poteva essere opposto senza obbligo di motivazione. Le riforme, quando arrivavano, erano figlie degli scandali: il Sid nacque dopo il dossieraggio del Sifar, la legge del 1977 dopo le vicende che travolsero i vertici militari, quella del 2007 dopo Abu Omar, il caso Telecom-Sismi e i fondi neri del Sisde.

La legge 124 del 2007 ha cambiato le regole. Ha introdotto le garanzie funzionali: un funzionario autorizzato preventivamente può compiere atti altrimenti penalmente rilevanti senza incorrere in responsabilità personale. Ha centralizzato il segreto di Stato, affidandone la gestione esclusiva al presidente del Consiglio, che ne risponde davanti al Parlamento, con un limite temporale di quindici anni prorogabili una sola volta. Ha rafforzato il controllo parlamentare. Ha costruito, per la prima volta, una filiera di responsabilità politica chiara e verificabile in capo alla Presidenza del Consiglio.

Contrada era già entrato nel vortice giudiziario molto prima. Le garanzie funzionali introdotte nel 2007 non avrebbero potuto salvarlo dai fatti contestati negli anni Ottanta. Ma la sua vicenda resta il caso-limite di ciò che accade quando uno Stato chiede ai propri funzionari di operare nell’ombra senza offrire loro né regole chiare né protezione. Il risarcimento riconosciutogli è la misura grottesca di un debito che lo Stato non ha saputo onorare in tempo. Aveva ragione lui: non c’è somma.

L'articolo Quando lo Stato scarica sui propri uomini la responsabilità che non vuole assumersi proviene da Linkiesta.it.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Furioso Furioso 0
Triste Triste 0
Wow Wow 0
Redazione Redazione Eventi e News