Referendum Giustizia, Tajani: “Sistema attuale voluto da Mussolini, esiste solo nelle dittature”
A pochi giorni dal voto per il referendum sulla Giustizia del 22 e 23 marzo, arriva il messaggio di Antonio Tajani secondo cui l’attuale sistema giudiziario è stato “introdotto da Mussolini e dal fascismo” e che “esiste solo nelle dittature”.
“Voglio mandarvi un messaggio da casa mia perché ciò di cui sto per parlare riguarda la vita di ciascuno di noi, la giustizia. Perché può capitarvi tra capo e collo di vedervi arrivare qualche cosa di strano mentre state a casa. Voglio proporvi una semplice riflessione: in qualunque disputa, in qualunque competizione, la persona che è chiamata a giudicare chi ha ragione e chi ha torto non deve essere amica di nessuna delle due parti in causa”.
“Chi di voi è appassionato di calcio come me andrebbe a vedere una partita nella quale l’arbitro indossasse la stessa maglia di una delle due squadre e a fine partita se ne andasse a cena con i giocatori di quella squadra? Sarebbe assurdo. Questo concetto tanto evidente è la materia del referendum per il quale si voterà il 22 e il 23 marzo“, ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri sui social.
“Non si parla di calcio ovviamente, parliamo della disputa più importante di tutte per i singoli e per la società, parliamo del processo penale con il quale si decide la vita e la libertà delle persone. Non vi sembra ovvio che anche in questo caso, proprio come in una partita di calcio, chi decide cioè il giudice non debba essere amico, collega, legato da interessi comuni con nessuna delle due parti, né chi accusa né chi difende?”.
“È talmente ovvio che in tutte le altre democrazie d’Europa le cose hanno sempre funzionato in questo modo. L’Italia finora è stata un’eccezione fra le democrazia. Un sistema come il nostro esiste solo in Russia, in Cina, in altre dittature, del resto in Italia venne introdotto da Mussolini e dal fascismo”, ha aggiunto. “I nostri avversari vi dicono di votare No per difendere la democrazia. Beh, mi pare uno strano modo di difendere la democrazia non voler cambiare un sistema voluto dal fascismo per sostituirlo con un altro sistema, che invece è in uso in tutte le democrazie”.
Orlando (Pd): “Cinque fake news di Meloni e dei sostenitori del Sì”
Qualche giorno fa Andrea Orlando, ex ministro della Giustizia ed esponente del Partito democratico, aveva smentito alcuni punti della campagna elettorale per il Sì del centrodestra, a partire dalla questione secondo cui l’unità delle carriere sarebbe stata introdotta dal regime fascista.
“Meloni nei giorni scorsi, intervenendo nella campagna referendaria, ha detto che la difficoltà del NO si misurerebbe dall’aumento delle bugie che i sostenitori del NO stanno utilizzando per fare campagna. Se fosse vero questo parametro, il NO starebbe stravincendo perché il SÌ sta utilizzando una serie di balle incredibili. Cosa dicono i sostenitori del SÌ di completamente inventato? La prima è questa: che la mancata separazione delle carriere, l’unità della giurisdizione e l’unità delle carriere, sarebbe stata introdotta dal fascismo, in particolare dal ministro Grandi. È una bugia, andatelo a verificare. È stata introdotta dal ministro Zanardelli, un ministro liberale che nella sua biografia può vantare l’abolizione della pena di morte nel nostro ordinamento”, ha detto Orlando.
“Due: si dice che il 95% delle richieste dei Pm nelle indagini preliminari verrebbe accolta dai Gip. Questo dato non esiste. Ci sono dati parziali su singoli tipi di richieste, ma questo dato complessivo è inventato”.
“Tre: si dice che Vassalli avrebbe rilasciato una intervista al Financial Times – prosegue l’ex ministro dem – nel quale proponeva la riforma costituzionale e la separazione delle carriere. Andate a verificare anche questo: l’intervista non esiste”.
“Quattro: si dice che il Partito Democratico avrebbe proposto in qualche sede collegiale la separazione delle carriere. Non c’è mai stata una posizione, espressione di tutto il partito, che vada in questa direzione”.
“Cinque: la balla o le balle più gravi. Ogni giorno qualche esponente della destra, addirittura la Presidente del Consiglio, denuncia una cattiva applicazione della legge, una manomissione della legge da parte dei magistrati. Perché si tratta di balle? Vi chiedo di fare una verifica semplice: se davvero ci fosse un improprio ruolo svolto dai giudici ad ognuna di queste denunce seguirebbe un rimedio che è previsto dall’ordinamento”.
“Il ministro della Giustizia invierebbe gli ispettori, eventualmente avviando l’azione disciplinare. Verificate quante volte questo è avvenuto. Scoprirete che non è avvenuto mai. Ecco perché possiamo dire che se il segnale del nervosismo fosse proporzionale al numero di balle, il SÌ avrebbe un nervosismo alle stelle. Dobbiamo lavorare fino all’ultimo perché il NO ce la può fare”.
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