Repubblica - Gianluca Rocchi intercettato il 2 aprile 2025: chiamato in causa l'addetto agli arbitri dell'Inter Giorgio Schenone

Maggio 1, 2026 - 13:00
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Repubblica - Gianluca Rocchi intercettato il 2 aprile 2025: chiamato in causa l'addetto agli arbitri dell'Inter Giorgio Schenone

Emergono nuovi dettagli in merito all'inchiesta della Procura di Milano sul nuovo caso che sta sconvolgendo il mondo arbitrale

C'è una novità importante nell'indagine condotta dal pm della Procura di Milano Maurizio Ascione che, avvalendosi del lavoro della Guardia di Finanza, prova a fare chiarezza sulla gestione dell'ormai ex designatore della CAN di Serie A e Serie B – oggi autosospeso e sostituito ad interim da Dino Tommasi – Gianluca Rocchi. Accusato, ad oggi insieme ad altri soggetti appartenenti al mondo arbitrale, di concorso in frode sportiva. Di pressioni ed interventi ripetuti sui VAR dal centro di Lissone, in occasione di alcune partite del campionato 2024/2205, e di aver “pilotato” alcune designazioni arbitrali tenendo conto del “gradimento” di alcuni club.

LA TELEFONATA

Il quotidiano Repubblica riferisce che i magistrati che stanno indagando sulla vicenda avrebbero iniziato ad intercettare Rocchi e il suo collega Andrea Gervasoni (a sua volta indagato) almeno oltre un anno fa e non è escluso che abbiano continuato a farlo pure in epoca recente. E, nel materiale raccolto, avrebbero captato una conversazione telefonica risalente all'ormai famoso derby d'andata di Coppa Italia tra Milan ed Inter del 2 aprile 2025 – nella quale l'ex designatore colloquia con un altro esponente del mondo arbitrale. Secondo gli atti, in questa telefonata si farebbe riferimento ad un dirigente dell'Inter in merito alla questione della scelta per le settimane successive di arbitri “graditi” alla formazione nerazzurra e su come “schermare” la scelta di direttori di gara “non graditi” in vista di un'eventuale finale di Coppa Italia e delle ultime giornate del campionato 2024/2025.

DESIGNAZIONI PILOTATE?

Secondo la ricostruzione di Repubblica, in questa telefonata Rocchi e il suo interlocutore fanno il nome della figura responsabile in casa Inter dei rapporti con gli arbitri, Giorgio Schenone, e nella conversazione verrebbe spiegato quali “fischietti” sarebbero risultati più “graditi” ai nerazzurri e quali meno. Per gli inquirenti sarebbe una delle conferme più importanti – insieme alle testimonianze rese nei giorni scorsi da diversi arbitri ed ex arbitri sfilati in Procura – che Gianluca Rocchi, in concorso con altre persone, si sarebbe adoperato per designare Colombo (“gradito” all'Inter) per il match tra Bologna ed Inter del 20 aprile 2025 e per far cadere su Doveri (“non gradito” all'Inter) la scelta di dirigere la semifinale di ritorno di Coppa Italia del 23 aprile per “schermarlo” in vista di un'ipotetica finale e delle ultime gare di Serie A, coi nerazzurri impegnati in un testa a testa col Napoli per lo Scudetto. Quello che il pm Ascione e i suoi colleghi vogliono chiarire è se, dietro queste scelte, ci fosse un condizionamento diretto o indiretto, in qualche modo ricollegabile al dirigente dell'Inter tirato in ballo.

LA POSIZIONE DI ROCCHI

In un contesto in cui il materiale a disposizione degli inquirenti potrebbe essere rappresentato da un certo numero di intercettazioni a carico degli indagati, oltre alle deposizioni rese dai soggetti che sono stati ascoltati nelle ultime settimane, rientrano a pieno titolo quelle testimonianze che, sempre secondo le informazioni di Repubblica, confermerebbero l'esistenza di una fitta rete di rapporti tra l'ormai ex designatore Gianluca Rocchi e diverse società di Serie A. Chi indaga vuole appurare che le normali relazioni di carattere istituzionale non abbiano mai travalicato certi limiti e non siano l'origine di possibili pressioni e condizionamenti sulle designazioni arbitrali. Ieri Rocchi, come comunicato già martedì dal suo legale, ha scelto di non presentarsi presso la Procura di Milano, dove era stato convocato per chiarire la sua posizione dopo aver ricevuto un avviso di garanzia e fare luce sulla sua posizione. Mentre ha rilasciato qualche battuta all'inviato della trasmissione di Italia Uno “Le Iene” che lo ha intercettato nelle scorse ore: "Lavoriamo in una maniera soltanto, per cui non abbiamo grandi problemi. Io sono trasparente con tutti su tutto. Io vi ripeto, lavoro sempre ed esclusivamente in una maniera soltanto. Maggiore chiarezza del VAR? Totale, ma io l'ho sempre fatto, quindi non è che vi devo promettere quello che sto già facendo".

LA DEPOSIZIONE DI GERVASONI

La giornata di ieri è stata anche quella dell'attesa audizione davanti ai pubblici magistrati di Milano, presso la caserma “Silvio Novembre” della Guardia di Finanza, dell'ex supervisore VAR Andrea Gervasoni che – accompagnato dal suo legale, l'avvocato Michele Ducci – per quattro ore ha risposto alle domande degli inquirenti che lo accusano di concorso in frode sportiva per la presunta pressione esercitata sul VAR del match tra Salernitana e Modena dell'8 marzo 2025. E che gli hanno chiesto conto pure del caso di Inter-Roma del 27 aprile 2025, il match in cui i nerazzurri si sarebbero visti negare un calcio di rigore per trattenuta di Ndicka su Bisseck, situazione nella quale il sospetto dei pm è che l'audio della comunicazione tra l'arbitro e i due colleghi davanti al monitor (il VAR Di Bello e l'AVAR Piccinini) avrebbe subito un taglio per coprire alcune comunicazioni sospette. Per entrambe le situazioni, Andrea Gervasoni ha negato ogni addebito.

IL CASO DI SALERNITANA-MODENA

Ci sono però due aspetti, messi in evidenza da Repubblica, in merito all'audizione dell'ex supervisore VAR Gervasoni. Relativamente alle contestazioni sulla partita Salernitana-Modena – è accusato di aver condizionato la scelta del VAR Nasca per far revocare un calcio di rigore concesso agli emiliani dall'arbitro Giua – Gervasoni ha riferito: “Ero a seguire la Serie A in un'altra palazzina del centro VAR di Lissone”. Negando dunque qualsiasi intervento. Risulta però un'intercettazione del giorno successivo alla gara (il 9 marzo 2025) in cui, al telefono con l'attuale designatore ad interim subentrato a Rocchi, Dino Tommasi, parla così del match tra Salernitana-Modena: “Ho dato un voto alto perché hanno fatto bene” dice, aggiungendo altre considerazioni che hanno spinto la procura a ritenere che abbia condizionato in modo interventistico la loro scelta. 

IL CASO DI INTER-ROMA

Sulla vicenda di Inter-Roma e del rigore non accordato dall'arbitro Fabbri per la trattenuta di Ndicka su Bisseck, Gervasoni ha invece negato l'accusa di essere intervenuto sul VAR Di Bello e sull'AVAR Piccinini scoraggiandoli dal richiamare il direttore di gara per una possibile review sull'episodio. La Procura di Milano vorrebbe entrare in possesso anche delle registrazioni integrali delle comunicazioni audio, sospettando che queste siano state artificiosamente tagliate per oscurare un “Fatevi i fatti vostri” pronunciato – si presume – da Gervasoni. “È stata questione di 15 secondi, io non sono intervenuto nella loro scelta” ha dichiarato a proposito dei varisti Piccinini e Di Bello. Poco dopo, al telefono con Rocchi, si sarebbero ammessi «l’erroraccio» commesso nel non intervenire.

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Redazione Redazione Eventi e News