Riaccendiamo la speranza a Cuba, a partire dal fotovoltaico

Cuba sta vivendo una delle fasi più critiche dell’ormai endemica crisi energetica. Una crisi che non arretra ma peggiora, come confermano i blackout degli ultimi giorni (3 completi soltanto in marzo e mancanza di elettricità dalle 12 alle 20 ore quotidiane).
All’embargo sessantennale contro Cuba, gli Stati Uniti aggiungono un blocco dei carburanti sempre più stringente. Le sanzioni che colpiscono i principali fornitori dell’Isola -Venezuela e Messico- riducono la disponibilità di petrolio, con effetti immediati sui prezzi: nel mercato nero si raggiungono i 60 euro per circa 20 litri di benzina, rendendo il carburante di fatto inaccessibile per gran parte della popolazione.
Il piano di emergenza, adottato in seguito alle interruzioni di energia elettrica, sta producendo effetti pesanti su tutta la società cubana. Università e istituzioni pubbliche operano a regime ridotto (400mila bambini e adolescenti hanno l’orario scolastico ridotto), ancora più critico l’impatto sul sistema sanitario: terapie intensive, pronto soccorso, strutture di cura e tutte le attività che richiedono continuità energetica - come conservazione di farmaci e vaccini - hanno visto fortemente compromesso il loro funzionamento. Secondo L’Onu, sono 96mila le operazioni di chirurgia rimandate, di queste 11mila sono solo quelle pediatriche, 30 mila bambini/e non hanno ricevuto il vaccino per mancanza di trasporto refrigerato, 1 milione di persone dipendono dai camion cisterna.
In un contesto in cui circa l’85% dell’approvvigionamento di acqua ad uso civile dipende da motori elettrici per pompaggio e distribuzione - e il restante da mezzi a combustione - la crisi energetica colpisce direttamente anche l’accesso all’acqua. A Guantánamo, dopo il collasso dei sistemi di pompaggio, 65.000 persone dipendono dai camion cisterna.
Cuba ha un fabbisogno di circa 110 mila barili di petrolio al giorno a fronte di una produzione interna di circa 40 mila. Il resto dipende dalle importazioni, sempre più incerte. Il Sistema Elettrico Nazionale obsoleto e basato su centrali termoelettriche deteriorate, solo nel 2025 ha registrato molteplici blackout prolungati, fino anche a quattro giorni consecutivi. Gli effetti si estendono ben oltre il settore energetico. A risentire della crisi sono anche i sistemi di distribuzione alimentare -compresi i programmi di alimentazione scolastica-, gli ospedali maternità e le residenze per anziani. Anche la raccolta dei rifiuti si deteriora, con accumuli nelle strade e combustioni diffuse che aumentano i rischi sanitari e ambientali.
Nonostante gli investimenti in parchi fotovoltaici (alcune decine in tutto il paese), capaci di coprire il 35% del fabbisogno giornaliero nelle ore diurne, queste infrastrutture restano ancora insufficienti. La pressione simultanea su energia, acqua, sanità e alimentazione avvicina il Paese a una soglia di emergenza umanitaria, più grave fuori dall’Avana. In un contesto già segnato da forte fragilità sociale - 1,5 milioni di emigrati in due anni, PIL in calo del 4% nel 2025 e danni dell’uragano che ha colpito oltre un terzo del territorio - anche il lavoro delle organizzazioni umanitarie risulta sempre più complesso.
COSPE, presente attualmente nel Paese e con oltre 30 anni di impegno nei processi di sviluppo sull’Isola, svolge dunque il proprio lavoro, insieme alle organizzazioni cubane socie, in un contesto complesso. In situazioni di crisi come questa, continuare a contribuire a preservare i diritti delle persone, nella loro diversità, è anche una scelta a favore dell’equità e della giustizia sociale.
E oggi, la risposta passa anche dall’accesso all’energia e in particolare per quella parte di popolazione che affronta maggiori difficoltà nella gestione della vita quotidiana in questa situazione: donne che vivono situazioni di violenza, collettivi LGBTIQA+, giovani e una rete di organizzazioni della società civile che, per diverse ragioni, vedono limitato l’impatto del proprio lavoro.
Per questo promuoviamo una campagna di raccolta fondi mirata installare alcuni impianti fotovoltaici e sostenere i contesti più fragili nei luoghi dove già siamo presenti con i nostri progetti (Zone creative e No Màs): a L’Avana, nei municipi di Habana del Este, Plaza e Marianao nei centri per donne vittime di violenza e negli spazi culturali, nella zona rurale di Camagüey, in alcune delle residenze per anziani e nei centri per l’infanzia; e nelle province di Las Tunas, Granma e Guantánamo, nei centri di ascolto per donne vittime di violenza. L'integrazione dell'azione riguardante i sistemi fotovoltaici, nelle dinamiche, alleanze e territori dove siamo già presenti e attivi, garantisce efficacia ed efficienza dell'azione.
Energia significa protezione per le donne, scuole aperte, acqua potabile, cure mediche possibili, resilienza delle comunità. Questo movimento di solidarietà e giustizia energetica ha un obiettivo concreto e raggiungibile insieme: portare l’energia dove oggi manca.
Per donazioni: https://donazione.cospe.org/page/FUNULALQZUJ
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