Transizione energetica nelle Pmi: il caso industriale di Box Tosi

Un impianto fotovoltaico da 424 kWp, finanza agevolata regionale e monitoraggio digitale: il progetto di Xiber per Box Tosi dimostra come la transizione energetica possa tradursi in riduzione dei costi (-45%) e delle emissioni (-40%), rafforzando la competitività industriale
La transizione energetica è una leva di competitività, soprattutto per le Pmi italiane, come dimostra l’intervento realizzato da Xiber Energy Solutions a favore di Box Tosi, impresa con 65 anni di attività nella progettazione e produzione di imballaggi in cartone ondulato, con sede a Formigine, in provincia di Modena.
L’installazione di un impianto tecnologico si è trasformata in un programma strutturato di efficientamento e di decarbonizzazione, che percorrerà l’intero cammino che va dalla diagnosi energetica, alla progettazione multi-tecnologica, fino alla gestione operativa e all’utilizzo di strumenti di finanza agevolata.
Un impianto da 424 kWp in un quadro strategico più ampio
Il progetto ha previsto la realizzazione e l’ottimizzazione di un impianto fotovoltaico da 424 kWp, dimensionato in funzione del profilo di consumo aziendale. Box Tosi registra infatti un fabbisogno energetico annuo pari a circa 816 MWh, con emissioni stimate in 212 tonnellate di CO2.
L’intervento consentirà una riduzione attesa dei costi energetici del 45% e un abbattimento delle emissioni del 40% su base annua. Si tratta di valori significativi in un comparto, quello del packaging in cartone ondulato, caratterizzato da elevata intensità energetica e margini sempre più influenzati dalla volatilità dei prezzi dell’energia.
La soluzione adottata si inserisce in una logica di autoproduzione e autoconsumo, riducendo l’esposizione ai mercati energetici.
Il modello Esco: integrazione tecnica e finanziaria
Xiber ha gestito l’intero iter operativo: dalla diagnosi iniziale alla progettazione esecutiva, fino alla messa in esercizio dell’impianto. Particolare rilievo ha assunto l’assistenza nell’accesso al Fondo Energia della Regione Emilia-Romagna, che ha consentito a Box Tosi di ottenere un finanziamento al 100% a tasso agevolato.
L’operazione presenta un tempo di rientro dell’investimento inferiore a quattro anni, dimostrando come l’integrazione tra tecnologia e strumenti finanziari possa trasformare la sostenibilità in un vantaggio economico tangibile.
Per garantire la massimizzazione dei benefici lungo il ciclo di vita dell’impianto, è stato attivato il servizio Solar Coach, piattaforma dedicata al monitoraggio continuo della produzione e alla gestione intelligente delle performance che consente di programmare la manutenzione ordinaria e straordinaria, prevenendo cali di efficienza e assicurando stabilità operativa.
Energie per il made in Italy italiano
Per approfondire il tema, come da consuetudine della rubrica Energie che cambiano il Made in Italy, abbiamo sentito le due aziende, per farci spiegare meglio i dettagli dell’operazione. Partiamo con Filippo Vecchi, Cfo di Box Tosi.

C’è un energy manager in Box Tosi o comunque una figura simile? A chi riporta?
Non abbiamo una figura formalmente dedicata con il titolo di energy manager. La gestione energetica è integrata nelle decisioni industriali e fa capo alla direzione. L’energia è diventata una leva strategica, non solo un tema operativo.
Per questo abbiamo scelto di affidarci a un partner che potesse supportarci con competenze specialistiche continue, lasciando a noi il focus sul core business.
Ancora in tema di consumi: come e in che modo negli ultimi anni è cambiata questa voce in Box Tosi?
Negli ultimi anni i consumi sono cresciuti in modo diretto con l’aumento della produzione e della capacità installata. Parallelamente è cambiato anche il peso dell’energia sui costi aziendali, diventando una variabile sempre meno prevedibile.
Questo ci ha spinto a smettere di ragionare solo in termini di bolletta e a iniziare a governare il tema energia come un fattore industriale, legato alla stabilità e alla competitività nel medio-lungo periodo.
Qual è il principale motivo che ha spinto Box Tosi a considerare l’efficientamento energetico?
L’ampliamento dei magazzini e delle linee produttive è stato il vero punto di svolta. A quel punto ci siamo chiesti come rendere sostenibile questa crescita nel tempo.
L’efficientamento non è nato solo da una sensibilità ambientale, ma dalla necessità di proteggere il futuro dell’azienda, mantenendo sotto controllo costi e continuità operativa.
Che obiettivo intende raggiungere Box Tosi, a seguito dell’intervento di efficientamento energetico?
L’obiettivo è sfruttare al massimo l’energia autoprodotta e completare il percorso avviato. Stiamo guardando a soluzioni come l’installazione di colonnine di ricarica e a una progressiva introduzione della mobilità elettrica in azienda.
L’idea è trasformare l’energia da semplice fattore di costo a infrastruttura abilitante per i prossimi sviluppi industriali, mantenendo coerenza tra crescita, efficienza e sostenibilità.
Le domande più tecniche – o comunque inerenti la progettazione dell’intervento, le abbiamo rivolte ad Andrea Zanotti, direttore dei servizi digitali e partnership di Xiber.

Da quale situazione energetica è partita Xiber? Con quali tecnologie e consumi?
Box Tosi partiva da un contesto tipico di un’azienda manifatturiera in espansione: consumi elettrici intorno agli 800 MWh/anno, forte dipendenza dalla rete e costi esposti alla volatilità dei prezzi.
L’ampliamento del sito produttivo rendeva necessario un approccio strutturato. L’intervento ha previsto l’inserimento di un impianto fotovoltaico da 424 kWp, progettato per massimizzare l’autoconsumo e integrato con sistemi di monitoraggio e gestione continuativa.
Gli interventi di efficientamento energetico hanno usufruito di incentivi specifici?
Sì. Abbiamo accompagnato Box Tosi nell’accesso al Fondo Energia della Regione Emilia-Romagna, ottenendo un finanziamento al 100% a tasso agevolato. Ci siamo occupati integralmente della pratica, dalla verifica dei requisiti alla gestione amministrativa.
Questo ha permesso all’azienda di realizzare l’investimento senza immobilizzare liquidità e con un tempo di rientro inferiore ai quattro anni, riducendo drasticamente il rischio finanziario.
Avete mai preso in considerazione la possibilità di aderire a una Cer? E quali passaggi state nel caso facendo?
Attualmente no, l’adesione da una Comunità energetica rinnovabile, a nostro avviso, avrà una sua logica come produttore terzo a valle di un primo periodo di funzionamento dell’impianto e delle relative analisi energetiche. È necessario affrontare questo tema in modo professionale e con uno stile etico.
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