Trasporti, il 33 per cento dei lavoratori del settore è legato a società extra-UE: i dati Eurostat
Bruxelles – Nel 2023, il numero di lavoratori dell’Unione europea impiegati in imprese del settore trasporti e magazzinaggio controllate da gruppi multinazionali con sede in un altro Stato ha toccato quota 1,3 milioni. A rivelarlo è Eurostat, l’Ufficio di statistica dell’UE, in un report pubblicato oggi (24 febbraio). Si tratta di numeri che descrivono una crescita percentuale del 30 per cento rispetto al 2018, quando la quantità di lavoratori assunti da ditte straniere era di circa 982 mila persone. Di questi 1,3 milioni di addetti – pari al 12 per cento del totale dei lavoratori attivi nel settore – circa due terzi (858 mila persone) lavoravano per imprese controllate da multinazionali con sede in altri Paesi dell’UE o facenti parte dell’Associazione Europea di Libero Scambio (EFTA). Il rimanente 33 per cento (418 mila persone) era invece sotto contratto per ditte nelle mani di compagnie extra-UE o extra-EFTA.
In termini di ‘micro-settori’, i numeri assoluti dell’istituto di statistica europeo vedono il campo delle attività di supporto per il trasporto al primo posto della classifica con 656 mila lavoratori impiegati da ditte sotto il controllo di multinazionali estere, seguito dal trasporto di merci su strada (210 mila) e dai servizi di posta e corrieri (138 mila). Anche spostando lo sguardo sui dati percentuali, le attività di supporto restano in vetta alla graduatoria con il 25,3 per cento del totale. Poco dietro, il trasporto via mare (25 per cento) e quello aereo (20,8 per cento).
Differenze sensibili si registrano nel confronto tra Paesi. In valori assoluti, nel 2023 era la Germania il Paese UE con il più alto livello di occupati in imprese di trasporto controllate da gruppi esteri (191 mila persone su 2.300.000 lavoratori totali). Seguivano la Polonia (167 mila addetti su 958 mila), che ‘soffre’ la concorrenza degli Stati extra-UE sul fianco est, e la Spagna (126 mila lavoratori su 1.019.000). In fondo alla classifica, gli Stati membri con il minor livello di ‘penetrazione’ di compagnie extra-europee erano Malta (4 mila addetti su 18 mila totali), l’Estonia (5 mila su 37 mila) e Cipro (5 mila su 22 mila).
Le posizioni variano significativamente se si utilizza il criterio percentuale. In questo caso, nel 2023 la top 3 era composta da Svezia (37,5 per cento), Lussemburgo (33,4 per cento) e Paesi Bassi (25,9 per cento). Le quote più basse si sono registrate Francia (5,9 per cento), Lituania (6,4 per cento) e Grecia (6,7 per cento). In entrambe le graduatorie, l’Italia occupava una posizione mediana con 120 mila lavoratori assunti da multinazionali straniere su un totale di 1.186.000, per una percentuale pari al 10,1 per cento.
Infine, l’ultimo dato rilevante è quello relativo ai Paesi da cui provengono le principali multinazionali attive nel settore UE dei trasporti e dello stoccaggio. Limitatamente agli Stati UE, la maggior parte degli addetti impiegati da ditte straniere lavorano per Germania (232 mila lavoratori assunti da compagnie tedesche in altri Paesi europei), Francia (176 mila) e Paesi Bassi (72 mila). Quanto agli Stati extra-UE o extra-EFTA, la fanno da padrone gli Stati Uniti (244 mila addetti), seguiti da Regno Unito (65 mila) e Giappone (19 mila).
I dati diffusi oggi da Eurostat si ricollegano ad una questione su cui le istituzioni europee si sono a lungo concentrate negli ultimi anni: quella delle ditte di trasporti attive sul suolo UE, ma formalmente registrate al di fuori dei confini comunitari (spesso in Stati dell’est europeo come Ucraina e Bielorussia) e – per questo motivo – sottoposte a normative più lasche rispetto a quelle di Bruxelles in materia di rispetto di determinati standard lavorativi per i loro addetti. Nel 2020, dopo un lungo negoziato, è stato approvato dall’UE il Mobility Package, il cui obiettivo essenziale è proprio quello di garantire condizioni più eque per tutti i lavatori e tutti i datori di lavoro nel campo dei trasporti.
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