«Rosatom è complice di crimini di guerra»: la nuova indagine su quel che avviene nella centrale nucleare di Zaporizhzhia

Un primo allarme era stato lanciato diversi mesi fa: la centrale nucleare di Zaporizhzhia è stata usata dai russi come luogo di tortura. Ora che siamo al quarto anniversario dell’invasione della Russia, una nuova indagine condotta da Truth Hounds con il supporto di Greenpeace Ucraina rileva nuovi dettagli su quel che sta avvenendo dentro e attorno all’impianto atomico e anche sulle pesanti responsabilità della società statale russa Rosatom.
L’accusa è precisa, e viene evidenziata fin dal titolo del documento: «La complicità di Rosatom nell’occupazione, nelle torture e nelle violazioni della sicurezza nucleare presso la centrale nucleare di Zaporizhzhia». Nelle 190 pagine vengono evidenziate le gravi violazioni dei diritti umani e i rischi per la sicurezza nucleare dell’area e non solo. Violazioni che sono andate avanti dal marzo 2022, quando le forze russe hanno preso il controllo fisico e amministrativo della di quella che è la più grande centrale d’Europa, prendendo il posto delle autorità ucraine e instaurando un regime di occupazione.
Nell’indagine di Truth Hounds e Greenpeace Ucraina sono stati documentati almeno 226 casi di detenzione illegale di civili e dipendenti della centrale, sottoposti a torture sistematiche (pestaggi, scosse elettriche, violenze sessuali) portate avanti in almeno sette centri di detenzione con l’obiettivo di forzare la collaborazione o punire le forme di dissenso del personale originariamente impiegato nell’impianto.
In queste pagine la società statale russa Rosatom è accusata di complicità attiva in questi episodi, avendo integrato le proprie strutture nel meccanismo di repressione e avendo costretto il personale tecnico a firmare contratti sotto coercizione. Ma l’accusa mossa attraverso questa indagine non è solo all’azienda, ma anche a chi ha continuato a fare affari con essa. «Nonostante il coinvolgimento diretto di Rosatom nell’amministrazione del regime di occupazione e nell’esercizio di pressioni sul personale della Znpp (la centrale di Zaporizhzhia, ndr), la società ha contemporaneamente continuato ad espandere la propria influenza globale», denunciano gli autori dell’indagine in una sezione ad hoc del documento. «Esaminando le sue attività, la sezione evidenzia come Rosatom sfrutti il suo duplice ruolo – come strumento di coercizione nei territori occupati e come attore chiave nei mercati nucleari globali – per promuovere gli obiettivi strategici più ampi della Russia».
La gravità di quanto sta avvenendo, tra l’altro, non si limita al trattamento riservato al vecchio personale della centrale. Dall’indagine emerge che l’occupazione russa ha gravemente degradato la sicurezza dell’impianto a causa della militarizzazione del sito, del targeting del personale qualificato e della perdita di connessioni elettriche esterne (sono stati registrati nove blackout totali: tutti fattori che non stanno facendo altro che aumentare di mese in mese il rischio di una catastrofe radioattiva.
Ecco perché gli autori del documento, insieme a Greenpeace Ucraina, lanciano un appello internazionale affinché si volti pagina su più fronti: il rapporto chiede sanzioni urgenti contro la società statale russa Rosatom e l’apertura di indagini per crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Il documento viene sottolineato che il ritorno del controllo all’Ucraina dell’impianto è l’unica via per garantire non solo la tranquillità del personale e della popolazione direttamente interessata dall’occupazione, ma la stessa sicurezza globale.
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