Un racconto tragicomico che attraversa le contraddizioni della maschilità contemporanea

Mar 7, 2026 - 08:00
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Un racconto tragicomico che attraversa le contraddizioni della maschilità contemporanea

A trent’anni esatti dalla sua prima apparizione sulle scene, Il Dio bambino torna a scuotere le coscienze e a emozionare il pubblico, confermandosi uno dei vertici della scrittura di Giorgio Gaber e Sandro Luporini. In scena dal 13 al 15 marzo 2026 nella Sala Grande del Teatro Franco Parenti di Milano, lo spettacolo vede protagonista Fabio Troiano sotto la regia sapiente di Giorgio Gallione, per un appuntamento che promette di essere molto più di una semplice rievocazione.

Scritto nel 1993, questo monologo si inserisce nel solco di quel “teatro di evocazione” che ha caratterizzato la maturità artistica di Gaber. Dopo aver esplorato il sentimento amoroso in Parlami d’amore Mariù e l’isolamento psichico ne Il Grigio, con Il Dio bambino la coppia Gaber-Luporini compie un’indagine spietata e, al tempo stesso, profondamente affettuosa, interrogandosi sulla mascolinità contemporanea.

Al centro del racconto c’è una storia d’amore, ma soprattutto c’è il tema della paternità e della difficoltà – tutta moderna – di diventare adulti. Il titolo stesso è un ossimoro potente: il “Dio bambino” si rifà a quella parte di noi che non vuole crescere, quel nucleo di egocentrismo e stupore, di fragilità e onnipotenza che continua a pulsare sotto la pelle dell’uomo maturo, condizionando le sue scelte, i fallimenti e le sue rinascite.

L’allestimento visivo, curato da Lorenza Gioberti – addetto alle scene e ai costumi – con il disegno luci di Aldo Mantovani, è parte integrante della narrazione. La scena è quella di un locale in decadenza, specchio di un disfacimento interiore: sedie rovesciate, tavolini caotici, bottiglie vuote e fiori calpestati evocano l’atmosfera di una festa finita male. In questo scenario dove si mostrano le macerie del quotidiano, il protagonista si muove, cercando di ricomporre i pezzi di una vita che oscilla tra il desiderio di responsabilità e la tentazione di fuggire.

La regia di Giorgio Gallione, ormai un punto di riferimento per il recupero contemporaneo del repertorio gaberiano, sceglie di contrappuntare la recitazione con frammenti di canzoni interpretate dalla voce originale di Gaber — da Musica a Quando è moda è moda –: incursioni sonore che fungono da guida emotiva per lo spettatore, creando un dialogo tra il presente dell’attore e l’eredità del Signor G.

La sfida di riportare in vita un testo così denso è affidata a Fabio Troiano. Attore versatile, capace di passare con naturalezza dal cinema alla televisione fino al palcoscenico più impegnato, Troiano si misura con una prova attoriale tra cinismo e tenerezza. La sua interpretazione valorizza l’attualità del testo, rendendo “vicine” le nevrosi e le riflessioni di un uomo che, oggi come trent’anni fa, fatica a specchiarsi nella propria immagine di adulto. «Lo spettacolo è un resoconto teatrale di tragicomica e potente contemporaneità», afferma Gallione. «Un’indagine mai autoassolutoria che spinge a ripensare a noi stessi».

Quello de Il Dio bambino è un teatro “disturbante” perché mette a nudo le nostre contraddizioni, nei ruoli di figli, padri, madri, genitori. La produzione di Nidodiragno/CMC, realizzata con il contributo del Comune di Barletta/Teatro Curci e in collaborazione con la Fondazione Giorgio Gaber, restituisce al pubblico un tassello fondamentale della cultura italiana, dimostrando che il pensiero di Gaber mantiene intatta la sua forza profetica.

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