Una battaglia dopo l’altra, gli ucraini avanzano, mentre i partiti italiani cedono

Mar 17, 2026 - 10:30
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Una battaglia dopo l’altra, gli ucraini avanzano, mentre i partiti italiani cedono

Una battaglia dopo l’altra, la Resistenza ucraina ha guadagnato terreno come non accadeva dal novembre del 2022. Quattrocentotrentaquattro chilometri quadrati, ha specificato Volodymir Zelensky. Anche questo inverno sta passando con il Paese ferito ma vivo. All’attacco, addirittura.

Chi ci sperava, dopo i massacri delle prime settimane di quattro anni fa? Tutto sembrava già perduto. I servizi dei tg – è con i grandi inviati che la Rai è ancora la Rai – portavano nelle nostre comode case la distruzione di Bucha, di Kharkiv, di Mariupol. Città mai sentite prima che non si dimenticheranno più.

E ce li ricordiamo uno per uno i grandi analisti dei talk show che anche di recente suggerivano al presidente ucraino di trattare, trattare e ancora trattare, cioè cedere all’invasore: e dateglielo, questo Donbas! Gente che non conosce gli ucraini, il loro cuore. Una battaglia dopo l’altra, il popolo di Zelensky ha resistito. Nel giorno in cui è stato conferito l’Oscar come migliore attore non protagonista a Sean Penn, proprio per “Una battaglia dopo l’altra”, questi era giunto a Kyjiv per fare visita al presidente ucraino che lo ha ringraziato così: «Grazie a te, Sean, sappiamo cosa significa essere un vero amico dell’Ucraina. Sei stato con l’Ucraina fin dal primo giorno della guerra su vasta scala. E lo sei ancora oggi. E sappiamo che continuerai a essere al fianco del nostro Paese e del nostro popolo». Magari tutto il mondo fosse come Sean Penn.

Zelensky ha fatto dieci volte il giro del mondo per perorare la causa, e ottenere soldi e armi. A fasi alterne – con il regno di Donald Trump è tutto più complicato – gli sono stati forniti. Quando si parla male dell’Europa, ricordarsene. E anche il nostro Paese, con Mario Draghi e il governo Meloni, ha fatto quello che doveva fare. Sennonché il paradosso è che gli ucraini avanzano sul terreno mentre in Italia avanzano i putiniani.

Non si tratta solo del fatto, pur inquietante, della nascita di un piccolo partito fedele al Cremlino, quello di Roberto Vannacci, che ha tre deputati. Il problema macroscopico è la Lega di Matteo Salvini che si sta battendo per un allentamento delle sanzioni contro Mosca e per l’acquisto del petrolio russo, e che su questo è entrato in rotta di collisione con il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Uno spettacolo non degno di un governo che voglia farsi rispettare e che meriterebbe un biasimo particolare del Quirinale (se già non c’è stato). Ma adesso si è aggiunto un altro episodio preoccupante. Lo ha rivelato Simone Canettieri sul Corriere della Sera: un incontro riservato del viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli (FdI) e l’ambasciatore russo Paramonov. Scrive il Corriere che Meloni si sia imbufalita. Tajani ha sminuito il fatto chiarendo che non c’è nulla di misterioso. E allora perché il Cirielli non ha mai risposto al Corriere che gli chiedeva lumi?

Il fatto deve essere ancora chiarito fino in fondo. Perché questo incontro riservato? Chi lo ha chiesto? Per discutere cosa?

La Russia non è un Paese come un altro: politicamente è un nemico dell’Italia. Contraddire o peggio tradire un indirizzo politico stabilito dal Parlamento e confermato dal Consiglio Supremo di Difesa di pochi giorni fa costituisce un problema molto serio. Un ennesimo pasticcio della Farnesina, il cui titolare ormai incappa in una gaffe dopo l’altra.

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Redazione Redazione Eventi e News