Una guerra che cancella i nemici di Israele e gli alleati di Trump

Mentre Israele continua a eliminare uno dietro l’altro i suoi nemici al vertice del regime iraniano, Donald Trump sembra fare altrettanto con i propri alleati, interni ed esterni. Dopo Ali Khamenei, a cadere sotto i raid dello stato ebraico ieri è stato Ali Larijani, che ne aveva di fatto preso il posto alla guida del paese. Laureato in informatica e in filosofia, apprendo dall’articolo di Carlo Panella su Linkiesta, con una tesi su «La filosofia della matematica di Kant» e autore di varie pubblicazioni sul tema come «Metafisica e Scienze Esatte in Kant» e «Intuizione e giudizi sintetici a priori», la sua eliminazione è un durissimo colpo per il regime, che conferma la notevole capacità di penetrazione israeliana.
Ma è evidente, come scrive il New York Times, che la strategia delle decapitazioni ha i suoi limiti, e certo non si può pensare di rovesciare il regime un omicidio mirato alla volta. D’altra parte, come ha scritto qualche giorno fa Mairav Zonszein sempre sul New York Times, la guerra in Iran, quale che sia il suo esito, sarà comunque una vittoria per Benjamin Netanyahu. Per Trump, invece, sarei quasi tentato di dire il contrario. Di sicuro, il numero dei sostenitori pronti a esaltare ogni sua mossa e quello degli alleati disposti a piegare la testa davanti a ogni suo capriccio si stanno rapidamente assottigliando. Del resto, la prova di lealtà richiesta, questa volta, era troppo dura persino per i discepoli più fedeli, da Joe Kent, il capo dell’antiterrorismo che si è dimesso ieri proprio in protesta contro la guerra, a Giorgia Meloni, che in questo caso non se l’è sentita di smarcarsi dall’Unione europea e ne ha sottoscritto il netto rifiuto alle richieste di Trump, ansioso di scaricare sugli alleati l’onere di riaprire lo stretto di Hormuz.
Kent è un trumpiano della prima ora, e la lettera con cui spiega la sua decisione è un atto d’accusa particolarmente pesante, perché riflette la spaccatura del movimento Maga (Make America Great Again): «Non posso in buona coscienza sostenere la guerra in Iran. L’Iran non rappresenta una minaccia imminente al nostro paese ed è chiaro che abbiamo iniziato questa guerra per le pressioni di Israele e della sua potente lobby americana».
Per quanto riguarda invece Meloni, secondo il Corriere della sera la nostra presidente del Consiglio starebbe già lavorando a un tentativo di mediazione tra Unione europea e Casa Bianca, evidentemente all’unico scopo di salvare i suoi rapporti con Trump. Nell’interesse dell’Italia e dell’Europa, quali che siano le nostre convinzioni ideologiche e le nostre preferenze politiche, dovremmo tutti quanti augurarci che non ci riesca.
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