Valentino porta Sombr nel Palazzo di Cy Twombly per la campagna pre-fall
Valentino sceglie il Palazzo di Bassano in Teverina, in provincia di Viterbo, per la campagna dedicata alla pre-fall 2026 scattata da Johnny Dufort sotto la direzione artistica di Christopher Simmonds. Acquistato dal pittore statunitense Cy Twombly su consiglio di Giorgio Franchetti, l’edificio è attualmente sede della Fondazione Iris, trust con scopo di diffusione culturale in campo artistico. Protagonisti della campagna il cantante nonché brand ambassador Sombr e la modella Apolline.
Alessandro Michele, direttore creativo della casa di moda romana, lo descrive in una lunga lettera come “luogo appartato, immerso in una trama di tempo e materia. Acquistato nel 1975 e abitato per oltre trent’anni da Twombly, questo spazio è diventato nel tempo un rifugio prezioso per l’artista. […] Ancora oggi il palazzo conserva una quiete raccolta, intempestiva e inattuale. Le superfici trattengono tracce, sedimentazioni e gesti di un passato ancora operante. È la presenza di Cy Twombly che continua a rendersi udibile, affiorando come un paesaggio interiore incastonato nell’architettura”.

Parallelamente la campagna nasce traendo spunto da rimandi e presenze del Palazzo che non è solo una mera location ma “si configura come un gesto intenzionale, capace di riattivare una precisa genealogia dello sguardo. L’intero progetto si colloca, infatti, in una traiettoria più ampia, radicata nella storia stessa della Maison Valentino”. Il designer romano ricorda infatti che nel 1968, per Vogue Usa, la collezione bianca di Valentino Garavani venne fotografata da Henry Clarke proprio all’interno dell’appartamento romano di Cy Twombly e Tatia Franchetti.
“Se negli scatti del 1968 le figure si dispongono – composte e trattenute – dentro una geometria che le precede, e il bianco degli abiti si fa disciplina, dando forma a un equilibrio in cui la moda si appoggia allo spazio e ne prolunga la stabilità, nella campagna pre-fall 2026 qualcosa si incrina, o meglio, si apre. Lo spazio non è più contenitore, ma superficie sensibile; il corpo non vi si accomoda, lo attraversa, lo disturba, lo rimette in movimento. I capelli indomiti, lo sguardo sfuggente, la vibrazione dei tessuti introducono una dimensione instabile, quasi atmosferica: il colore irrompe, spezza l’unità, e alla posa che immobilizza subentra un gesto che sfugge alla fissità”, spiega Michele.
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