Watches and Wonders 2026 chiude a 60mila visitatori (+9%). Mercato in riassestamento
Cala il sipario su Watches and Wonders 2026 con numeri in crescita rispetto alle scorse edizioni per un totale di circa 60mila visitatori (+9%) e 25mila biglietti venduti nei tre giorni aperti al pubblico (+9 per cento). L’evento dedicato all’ecosistema orologiero internazionale, tenutosi come di consueto a Ginevra, ha fatto da vetrina a 66 marchi orologieri e ha inoltre accolto 1.750 giornalisti (+9%), 6mila retailer, mentre il centro della città è stato animato da oltre 10mila persone.
Ben oltre una semplice esposizione, il salone si è affermato come un vero spazio culturale dell’industria dei segnatempo, con la presenza consolidata di maison storiche e l’ingresso di 11 nuove case, trasformando l’evento in un vero laboratorio contemporaneo dell’orologeria. “Watches and Wonders è sempre una fonte di ispirazione, perché permette di osservare da vicino l’evoluzione dei brand”, commenta a Pambianconews Fabrizio Noris, amministratore delegato della storica azienda di orologeria milanese Verga 1947. “Anche quest’anno si è confermata una crescita significativa in termini di partecipazione e influenza – continua -, con una presenza molto forte di visitatori asiatici”. Grazie anche all’adesione di numerose celebrità – tra cui Federica Brignone, Patrick Dempsey, Roger Federer, George Russell, Jannik Sinner e Usher – alla capillare copertura mediatica e alle creazioni di grande impatto, l’edizione 2026 ha generato un’ottima eco internazionale, raggiungendo quasi 1 miliardo di persone (900 milioni per una crescita del +29%) con l’hashtag #watchesandwonders2026.
L’apertura di Watches and Wonders 2026 ha coinciso con un settore orologiero svizzero in fase di normalizzazione dopo il picco post-pandemico. Secondo i dati della Fédération de l’industrie horlogère suisse (Fh), nel 2025 le esportazioni si sono attestate a 25,6 miliardi di franchi (circa 26,5 miliardi di euro), in calo dell’1,7% e per il secondo anno consecutivo in territorio negativo, in un contesto segnato da forte incertezza, dalla debolezza del mercato cinese e dall’impatto dei costi – tra cui le oscillazioni dell’oro. “Il mercato sta attraversando una fase di riassestamento, ma resta una forte incertezza legata alla domanda reale e all’evoluzione dei prezzi”, prosegue Noris. Il ridimensionamento riguarda anche i volumi, scesi a 14,6 milioni di pezzi (-4,8%), a conferma di una domanda più selettiva. Dopo il picco del 2023, il settore si è stabilizzato quindi su livelli inferiori, in un equilibrio ancora fragile: i primi dati del 2026 mostrano un mercato in lieve flessione (-1% a marzo), ma con segnali di tenuta su base trimestrale (+1,4 per cento). “Quello che ho notato – specifica il dirigente – è un aumento significativo dei prezzi: il rischio è che il mercato si allontani progressivamente dal consumatore”. Più che una crisi, si tratta di un riassestamento – come conferma per l’appunto Noris -, anche se resta aperto il tema della redditività, sempre più sotto pressione in un contesto di prezzi in crescita.
Infine, con una lente sul salone, l’edizione 2026 ha messo in evidenza i fondamentali dell’orologeria: modelli a due o tre lancette, casse ultra-sottili, movimenti scheletrati, ispirazioni vintage e dimensioni più compatte. I modelli sono stati concepiti in ottica gender-neutral, mentre il colore si è affermato come elemento distintivo. Sul piano tecnico, cronografi e calendari perpetui hanno dominato le complicazioni. “Tra le novità più interessanti ho visto proposte molto convincenti da parte di Patek Philippe, mentre Rolex ha focalizzato l’attenzione sulla celebrazione dei 100 anni dell’Oyster”, osserva Noris. “Anche fuori salone si sono viste cose rilevanti, come il nuovo Laureato di Girard-Perregaux, particolarmente accattivante”.
Accanto ai grandi marchi, cresce il peso degli indipendenti: “Brand come H. Moser & Cie. stanno facendo un salto di posizionamento importante – specifica l’AD -, anche dal punto di vista espositivo, mentre realtà come Gerald Charles continuano a proporre prodotti molto distintivi”. Tra i trend, in ultima battuta, emerge anche un forte utilizzo di quadranti in pietre naturali, soprattutto nelle collezioni più esclusive e fuori catalogo. “È fondamentale che il settore continui a innovare e a diversificare l’offerta per evitare una standardizzazione che rischierebbe di ridurre l’attrattività complessiva”, conclude Noris.
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