Addio a Paul Ehrlich, il grande ecologo che ha calcolato l’impatto della specie umana sui sistemi naturali

La scomparsa di Paul Ehrlich, nato nel 1932, uno dei maggiori ecologi a livello internazionale, ha luogo in un momento drammatico per il mondo intero, nel quale il buio della ragione sembra predominare e la straordinaria conoscenza scientifica del rapporto specie umana – natura, cui Ehrlich ha contribuito in maniera incredibile, viene sempre più osteggiata e negata da autocrazie, populismi e sovranismi, volutamente imbevuti di fake news e fake truths. Paul Ehrlich è stato un grande scienziato ma anche una straordinaria persona fortemente impegnata nella diffusione della conoscenza scientifica e nel modo in cui la sua divulgazione possa diventare una base fondamentale per far sì che le società umane siano più consapevoli dei propri impatti sull’ambiente e rispettose della straordinaria vita presente sulla Terra, più eque, più giuste, più parsimoniose, più sostenibili.
Ho avuto il grande piacere di curare le edizioni italiane di alcuni dei suoi oltre 40 volumi pubblicati e di invitarlo a Roma nel 2003 per una sua interessantissima conferenza sulla difesa della biodiversità sul nostro pianeta, che come WWF avevamo organizzato con il Comune di Roma. Alla mia richiesta di cosa desiderasse come supporto alla sua conferenza mi rispose “un microfono e un bicchiere d’acqua”. Un personaggio straordinario cui dobbiamo tantissimo rispetto a quanto sin qui la scienza ci ha fornito sullo stato della bellissima ricchezza della vita sulla Terra, dalla quale, come la stessa scienza ci dice chiaramente, deriviamo e proveniamo e senza la quale non possiamo vivere, non possiamo né respirare, né bere, né mangiare. È stato tra i primi a sottolineare il grande problema della crescita esponenziale della popolazione umana con il suo libro “The Population Bomb” pubblicato nel 1968, che ebbe una grande diffusione e trattava degli effetti di questa crescita sui sistemi naturali della Terra, affinando poi il concetto più globale dell’impatto umano sul pianeta con la pubblicazione nel 1971, insieme a un collega e grande esperto di problemi energetici, John Holdren, di un’importante lavoro sulla prestigiosa rivista scientifica “Science” nel quale ha, per la prima volta, presentato una equazione dell’impatto della popolazione umana sui sistemi naturali.
In tale equazione il calcolo dell’impatto della specie umana sui sistemi naturali, indicato con I, viene ritenuto equivalente al prodotto di tre grandezze: P che sta per popolazione e con la quale si intende il numero di esseri umani presenti sul pianeta, A che sta per affluence (tale termine viene tradotto frequentemente in italiano da alcuni autori come opulenza o disponibilità di beni e servizi, ma può essere tradotto come “affluenza”), con la quale si intende la quantità di beni materiali utilizzati da ciascun individuo nell’unità di tempo, T che sta per tecnologia e con la quale si intende una misura della qualità tecnica delle merci che può essere espressa come la quantità di agenti inquinanti correlati alla produzione ed al consumo di certe quantità di beni materiali nell’unità di tempo. L’equazione che ne risulta è la seguente: I = P x A x T. Questa equazione ha avuto il pregio di esprimere in maniera molto chiara la comprensione e la valutazione dell’impatto della specie umana sui sistemi naturali ed è stata oggetto di numerose successive riflessioni, ricerche e pubblicazioni.
Ho curato le edizioni italiane dei due volumi che Paul e Anne Ehrlich hanno dedicato a spiegare le conoscenze esistenti sulle quali si è basata l’equazione, con i titoli Un pianeta non basta (1991) e Per salvare il pianeta (1992) editi da Muzzio edizioni. Volumi chiarissimi, ricchi di informazioni sullo stato delle conoscenze che sin da allora la comunità scientifica aveva raccolto sul rapporto specie umana-natura e sulle soluzioni che il mondo politico, economico e sociale avrebbe dovuto intraprendere per migliorare la situazione. Inoltre nel 2005 ho curato l’edizione italiana di un altro volume dei coniugi Ehrlich, pubblicato in italiano con il titolo “Il cambio della ruota. Risorse, popolazione, cultura e potere” edito da Edizioni Ambiente. Nell’introduzione a questo volume, opportunamente intitolata “Ostaggi della hubris”, i coniugi Ehrlich scrivono: “Non è certo un segreto che la nostra civiltà sia di fronte a un grande pericolo ambientale, per quanto governi e media tentino di ignorarlo. Da anni e anni gli studiosi di ecologia mettono in guardia sull’interconnessione tra ciò che accade sempre più spesso all’ambiente, come la scomparsa di biodiversità vegetale e animale, i mutamenti climatici sempre più rapidi e la diffusione di sostanze chimiche tossiche sul pianeta; se non sapremo invertire queste tendenze la nostra civiltà potrebbe, semplicemente, sparire […] La nostra civiltà si sta globalizzando e deve, con sempre maggiore urgenza, sperimentare modi per riorganizzare le strutture sociali, anche se non c’è chi possa assicurarci che i tentativi saranno coronati da successo. Affrontare sovrappopolazione, consumi e distribuzione del potere non è facile: ma ogni giorno passato senza provarci chiude per sempre una porta dietro la quale c’era forse un futuro migliore, il cui suicidio ecologico avrebbe potuto essere sventato. Dobbiamo fare il possibile, oppure accettare l’inaccettabile. A noi la scelta.”
Paul Ehrlich ha lavorato sin dal 1959 alla prestigiosa Università di Stanford, una delle più quotate e famose università del mondo, dove dal 1966, è diventato professore di scienze biologiche e infine professore emerito. Ha fondato e presieduto il Center for Conservation Biology, un centro all’avanguardia nelle ricerche di biologia della conservazione e avviato nel 2005 la Millennium Alliance for Humanity and Biosphere per avviare un dibattito globale permanente sulle questioni etiche fondamentali relative alla condizione umana. Inoltre si è occupato della struttura e delle funzioni degli ecosistemi come garanzia per la fornitura di quei servizi fondamentali per il benessere umano che non sono tenuti in considerazione nei conti dei nostri classici meccanismi di contabilità nazionale. È stato un pioniere nella biologia della conservazione fondando il Center for Conservation Biology poi rinominato Center for Nature and Society, ed è stato tra gli studiosi più importanti nell’approfondire il concetto che oggi la Terra stia subendo una sesta estinzione di massa della vita sul pianeta, provocata paradossalmente dall’eccessivo impatto sulla provocato da noi stessi, mentre le cinque grandi estinzioni di massa che la scienza ha sin qui registrato nella storia degli ultimi 500 milioni di anni si sono tutte verificate per grandi cambiamenti dovuti alla combinazione di vari fenomeni naturali come drastici cambiamenti climatici, eruzioni vulcaniche massicce, variazione dei livelli dei mari, impatti di asteroidi, ecc. Il suo lascito è veramente immenso e dovrebbe esserci un mondo capace di raccoglierlo.
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