Reati ambientali: il Sì al referendum non mina alcun esito

Dopo aver ospitato l’opinione di chi promuove il No al prossimo referendum del 22 e 23 marzo, con una specifica attenzione ai reati ambientali, pubblichiamo oggi il parere di un sostenitore del Sì
“L’esito del Referendum non avrà ricaduta alcuna sui reati ambientali, né su ogni altro reato. Il Referendum, infatti, non interviene sul principio della obbligatorietà dell’azione penale che continuerà a essere esercitata dal Pubblico ministero, ai sensi dell’art. 112 della Costituzione, che non è interessato dalla Riforma“.
Così la pensa Eugenio Piccolo, avvocato dell’omonimo studio in Varese con sede anche a Milano. Piccolo è intervenuto il 12 marzo a un evento pubblico organizzato dal Comune di Besozzo (provincia di Varese) moderato dal sindaco Gianluca Coghetto.
Inoltre, mercoledì 18 marzo sarà a Vedano Olona, in un incontro dove ribadirà il suo Sì al Referendum.
Noi di GreenPlanner abbiamo sollecitato la sua attenzione proprio sui temi ambientali, riportando la preoccupazione di chi, invece, crede che votando Sì al Referendum si vada verso un futuro incerto per i processi ambientali.
“Ogni argomentazione e/o teoria contraria – ci tiene a precisare Piccolo – è meramente suggestiva e preordinatamente strumentale a ingenerare nella popolazione un ingiustificato allarmismo“.
Poi cala l’asso: “è falso, dunque, sostenere che l’eventuale vittoria referendaria del Sì limiterà l’azione dei Pubblici Ministeri: questa tesi, tra l’altro, è screditante nei confronti delle stesse Procure.
Così come screditante per i Magistrati è affermare che la costituzione di due Csm li intimiderebbe, limitandone l’attività di indagine ovvero nella fase decisionale, di fronte a potenti gruppi economici esistenti anche in ambito ambientale“.
La sensazione, continua Piccolo, “è che il richiamo a un pericolo di ridimensionamento dell’attività delle Procure, benché inesistente, altro non sia che il tentativo di scaricare, in futuro, sul Referendum la responsabilità di ritardi nelle indagini che costituiscono, in realtà, da anni, un profilo di criticità del sistema processuale per una serie di motivi del tutto estranei al Referendum e ai suoi eventuali effetti.
Ciò anche in riferimento ai reati ambientali rispetto ai quali il Csm dovrebbe valutare di organizzare all’interno di ciascun Tribunale sezioni specializzate (non istituire, ciò potendo avvenire solo per legge), tanto più in considerazione della specificità e delicatezza della materia e del fatto che i reati ambientali sono in aumento“.
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