Alta cucina vista mare a Jesolo

A Jesolo il mare non basta più. O meglio, resta il fondale, su cui si costruisce altro. La seconda edizione del Jesolo Gourmet Festival, in programma dal 15 al 17 e dal 22 al 24 maggio, prova a ridefinire il posizionamento della città con un’operazione chiara: portare l’alta cucina dentro un contesto turistico consolidato e usarla come leva di racconto. Il format è semplice: dodici chef, dodici ristoranti locali, sei serate. Ogni cena è un incontro tra un ospite e una cucina residente, con l’obiettivo di costruire esperienze che non siano solo vetrina, ma dialogo. La differenza tra evento e progetto sta tutta qui: nella capacità di lanciare un dialogo tra professionisti di diverse zone e di lasciare qualcosa sul territorio.
I nomi chiamati a Jesolo raccontano bene la direzione. Ci sono figure della scena internazionale come Jonathan Brincat e Massimiliano Delle Vedove, accanto a interpreti solidi della cucina italiana contemporanea come Anthony Genovese e Peppe Guida. Una selezione che alterna firme riconoscibili a percorsi meno esposti mediaticamente, come quello di Isa Mazzocchi o Stefano Ciotti, contribuendo a costruire un racconto meno prevedibile.
La regia culturale è affidata a Marco Colognese, che definisce il festival «un intreccio di sensibilità, ingredienti, territori e linguaggi». Una dichiarazione che va letta per quello che è: un tentativo di spostare il focus dall’evento alla relazione tra chef e ristoratori, tra cucina e pubblico, tra destinazione e identità.
Jesolo, da parte sua, offre un palcoscenico diffuso. I ristoranti coinvolti si muovono tra vista mare e entroterra lagunare, costruendo una geografia gastronomica che amplia la percezione della località. Non più solo spiaggia e stagionalità, ma un sistema che prova a lavorare su continuità e riconoscibilità.
Il sostegno dei partner beverage, con la guida sapiente di Adua Villa, dal Consorzio Tutela Vini Soave e Recioto di Soave all’Istituto Grappa del Trentino, rafforza ulteriormente questa direzione. Non si tratta solo di accompagnamento in sala, ma di un’estensione del racconto territoriale. Il vino e i distillati entrano come elementi narrativi, capaci di aggiungere profondità all’esperienza.
Resta una domanda, che vale per Jesolo come per molte altre destinazioni italiane: quanto un festival può incidere davvero sulla percezione di un luogo? La risposta non sta nei giorni dell’evento, ma in ciò che resta dopo. Se le relazioni costruite reggono, se i ristoratori locali assorbono stimoli, se il pubblico torna con aspettative diverse, allora il cambio di passo diventa concreto. Jesolo sembra voler giocare questa partita. L’alta cucina, in questo caso vivissima come ha sottolineato il curatore Colognese, è uno strumento potente.
L'articolo Alta cucina vista mare a Jesolo proviene da Linkiesta.it.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Furioso
0
Triste
0
Wow
0


