Altro che la chiamata alle armi di Trump, le vere navi utili a Hormuz sono contro le mine e gli inquinamenti da petrolio

Comunque la si voglia leggere, il blocco del transito delle navi ritenute non amiche dal governo di Teheran lungo lo Stretto di Hormuz è qualcosa di reale, incombente e che ha già creato pesanti ripercussioni sui mercanti finanziari del pianeta. Le economie occidentali e anche quelle dei Paesi in via di sviluppo non possono (ancora) fare a meno delle energie fossili, ne hanno un bisogno costante e massiccio; siamo, purtroppo, ancora lontani (tranne pochissime eccezioni) dal considerare l’energia ricavata da fonti rinnovabili sufficiente bastevole a soddisfare i bisogni energetici. Per queste ragioni di immediata percezione, non si può sostenere e nemmeno ipotizzare di poter tagliare ex abrupto oltre il 20% dei quantitativi energetici da prodotti fossili (petrolio e gas naturale) senza provocare le pesanti ripercussioni che sono sotto gli occhi di tutti.
La chiamata alle armi di Trump, per quanto ci è dato sapere, non ha raccolto molte adesioni e, sicuramenti il partner storico più importante, il Regno Unito, non sembra intenzionato a partecipare al rafforzamento dei pattugliamenti invocato dal presidente degli Usa. Sulla stessa posizione di diniego rimangono la Germania, la Francia e anche l’Italia che, in questo caso (forse l’unico) ha manifestato scarso entusiasmo ad accogliere la richiesta di inviare navi nel Golfo di Hormuz.
Dicevamo dell’invio di navi a Hormuz, viene spontaneo chiedersi: per fare cosa? Secondo le dichiarazioni del presidente Trump, le navi dovrebbero pattugliare lo Stretto di Hormuz e scortare le petroliere e gasiere verso i terminal di carico, in modo da normalizzare il flusso di traffico commerciale nell’area. Peccato che, a quanto sembra, gli statunitensi (meglio sarebbe dire il loro Capo) non abbiano tenuto conto del fatto che la marina iraniana ha avuto tutto il tempo per minare quel tratto di mare prospiciente all’area di transito navale e, molto onestamente, il rischio di navigare in quelle acque è veramente elevato.
L’Iran possiede mine in grado di detonare sia per contatto, sia per effetto magnetico (sentono la massa metallica dell’opera viva delle navi in transito) e sia per intercettazione di sorgenti rumorose generate dalle eliche e dai motori di bordo. Se di navi militari c’è bisogno nello Stretto di Hormuz, a nostro avviso, queste sono le unità “cacciamine” che, in un momento del genere, sarebbero un validissimo e grandissimo aiuto per ripristinare, con la necessaria in sicurezza, il transito navale in quelle acque infestate da ordigni esplosivi di ogni genere.
Un’altra tipologia di navi che sarebbe assai utile inviare nel Golfo Persico, sempre a nostro avviso, sarebbero i supply vessel specializzati nella raccolta dei prodotti oleosi fuoriusciti dalle navi e dai terminal petrolchimici colpite durante le azioni di guerra. Uno degli effetti peggiori, devastante per gli ecosistemi delle acque del Mare Arabico, notoriamente ricche di biodiversità e di specie uniche, è rappresentato dalla massiccia presenza di greggio fuoriuscito a seguito di azioni di guerra e che nessuno ha pensato, finora, minimamente a rimuovere e contenerne l’espansione.
Queste sono le vere priorità oggi presenti nell’area del Golfo: le mine e gli inquinamenti da petrolio; fare finta che non ci siano equivale a negare l’esistenza dei fatti che accadono sotto gli occhi increduli e spaventati della maggior parte degli inquilini di questo pianeta.
Mentre concludiamo queste riflessioni di fatti che accadono in aree (apparentemente) lontane da noi, non possiamo esimerci dal richiamare i fatti che accadono dietro l’uscio di casa, nello Stretto di Sicilia e altrettanto importanti rispetto a quello che accade a Hormuz, almeno sotto il profilo della salvaguardia dell’ambiente marino: qualche istituzione, internazionale, comunitaria e nazionale, ha già predisposto un piano operativo per recuperare la gasiera russa, Arctic Metagaz, un gigante di 280 metri, andata a fuoco dopo essere stata colpita e abbandonata in mezzo al mare? Davvero qualcuno può pensare anche lontanamente che ce ne siamo dimenticati? Siamo qui, invece, pronti a ricordarlo erga omnes e a dare il nostro modesto contributo, qualora richiestoci.
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