Arriva lo Stabilicum: proporzionale e super-premio di maggioranza per la nuova legge elettorale

Mar 2, 2026 - 15:00
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Arriva lo Stabilicum: proporzionale e super-premio di maggioranza per la nuova legge elettorale

lentepubblica.it

Il 26 febbraio i capigruppo della maggioranza di Governo hanno depositato in Parlamento un testo di riforma della legge elettorale: lo Stabilicum, un testo particolarmente controverso che combina il sistema proporzionale a un vero e proprio super-premio di maggioranza.


L’accordo tra le forze politiche del centrodestra era nell’aria, pur se alcune divergenze su punti importanti lo avevano fatto slittare diverse volte. Ora la sintesi è stata trovata, anche se non tutti i nodi sono stati risolti.

Rimane aperta, ad esempio, la questione delle preferenze, al momento non previste ma ancora caldeggiate da Fratelli d’Italia, che annuncia addirittura un emendamento per reintrodurle sulla stessa proposta appena avvallata.

Così come non sfugge l’assenza di un altro cavallo di battaglia, ossia l’indicazione esplicita sulla scheda del candidato Presidente del Consiglio di coalizione.

Una netta contrarietà sull’intero impianto normativo è stata espressa dalle opposizioni di centrosinistra, che minacciano battaglia per non essere state coinvolte nella stesura e attaccano le modalità previste per l’assegnazione del premio di maggioranza, considerato eccessivo.

Perché una nuova legge elettorale?

Le polemiche sono comprensibili. Cambiare le regole del gioco a un anno dalle elezioni politiche non può lasciare indifferenti le squadre in campo, a maggior ragione se favorisce alcuni e penalizza altri.

Sia chiaro, per evitare ipocrisie; non sarebbe questo il primo Governo ad averlo fatto. Tra il 1993 e il 2017 ben quattro volte sono state stravolte le modalità di voto.

Anche in questa occasione resta difficile smentire un interesse di bandiera. Il quadro politico è mutato e, tenendo conto delle tendenze registrate nei sondaggi, se il centrosinistra si presentasse unito (diversamente dalla scelta suicida fatta nel 2022) si prospetterebbe un sostanziale pareggio.

Tanto per avere contezza sul peso della posta in gioco, secondo le ricerche di autorevoli istituti, votando nel 2027 con la norma attualmente in vigore il centrodestra otterrebbe 186 seggi alla Camera e 96 al Senato; il centrosinistra 192 e 95. Quindi, nessuna coalizione prevarrebbe in entrambi i rami del Parlamento.

Diversamente, con la nuova disciplina il bottino del centrodestra sarebbe 228 seggi alla Camera e 113 al Senato; per il centrosinistra 147 e 76. Dunque le differenze tra le due ipotesi non sono di poco conto.

Come funziona il nuovo sistema elettorale

Attualmente in Italia si vota con la legge n. 165/2017, il cosiddetto Rosatellum.

È un sistema misto, per cui il 37% dei seggi (147 alla Camera e 74 al Senato) viene assegnato con il metodo maggioritario a turno unico, ossia in ciascun collegio risulta eletto il candidato più votato; il 61% (245 alla Camera e 122 al Senato) è ripartito proporzionalmente tra le coalizioni e le singole liste che hanno superato le diverse soglie di sbarramento. Il restante 2% (8 deputati e 4 senatori) è eletto dagli italiani residenti all’estero.

Se venisse approvata la nuova proposta, già battezzata con il nome di Stabilicum, tutti i seggi verranno assegnati con metodo proporzionale, su base nazionale per la Camera e regionale per il Senato (fanno eccezione Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige, a garanzia delle minoranze linguistiche).

Niente preferenze o candidati in collegi uninominali, ma solo liste bloccate scelte direttamente dai partiti, i cui candidati verranno eletti automaticamente in base alla posizione occupata.

Come detto, sulla scheda non sarà stampato il nominativo del candidato all’incarico di Presidente del Consiglio, però dovrà essere obbligatoriamente dichiarato con la presentazione delle liste. Una sorta di impegno politico con gli elettori in vista della futura proposta al Presidente della Repubblica, rimanendo tutte intatte le prerogative e l’autonomia riconosciute dalla Costituzione al Capo dello Stato per la nomina.

La soglia minima di sbarramento per accedere al Parlamento è fissata al 3%. Ma è stato previsto pure che se una coalizione ottenesse almeno il 10%, parteciperà alla suddivisione dei seggi anche il primo partito dell’alleanza che non l’abbia superata.

Polemiche e rischi per il super-premio di maggioranza

La novità che sta creando maggiori discussioni è l’introduzione di un premio (detto di maggioranza o governabilità), in base al quale la coalizione vincente con almeno il 40% dei voti su base nazionale si vedrebbe assegnare ulteriori 70 seggi alla Camera e 35 al Senato.

È stato posto un limite, per cui nessuno dovrebbe andare oltre i 230 deputati e i 114 senatori totali. Tuttavia non basta a superare alcuni dubbi di costituzionalità, poiché sembrerebbe varcare quei paletti già posti dalla Corte in precedenti sentenze su normative elettorali.

I riferimenti sono alla n. 1/2014, quando il Giudice delle leggi si espresse sul Porcellum del ministro Calderoli affermando che prima della stabilità c’è la rappresentanza politica, la quale non può essere compressa eccessivamente allo scopo di garantire la governabilità.

E poi alla n. 35/2017 sull’Italicum del Governo Renzi, dove ha disposto che, conseguiti almeno il 40% dei voti, si possa ottenere una ricompensa pari al 55%.

Invece, con il premio fisso (70 deputati e 35 senatori) contenuto nello Stabilicum si può raggiungere il 57.5% dei seggi alla Camera e il 57% al Senato, tra l’altro senza proporzionalità con il consenso ricevuto.

Se poi una coalizione conquistasse il 48%, sia pure per uno 0.001% in più rispetto all’altra, accedendo al super-premio potrebbe sommare persino un 60% dei parlamentari.

Le misure correttive proprie dei sistemi maggioritari risultano sempre distorsive rispetto al principio della rappresentatività democratica; eppure in questo caso sembrerebbero davvero eccessive.

Superando i limiti posti dalla Corte, si consentirebbe a una maggioranza (creata in maniera artificiale) di eleggere in autonomia organi di garanzia quali il Presidente della Repubblica, i giudici costituzionali e i membri del CSM.

Tutte occasioni per cui al contrario, e non a caso, la nostra Costituzione pretende un quorum di garanzia, finora raggiungibile solo con un ampio consenso e attraverso il coinvolgimento delle minoranze.

Un bizzarro turno di ballottaggio

C’è poi un’altra novità, con l’inedita previsione di un bizzarro doppio-turno per la competizione nazionale.

Nella proposta, infatti, è previsto che se nessuna coalizione arrivasse al 40%, si passa a una seconda sfida tra le due migliori classificate, che abbiano ottenuto almeno il 35%; chi vince agguanta l’intero premio di governabilità.

Nel caso restino tutti sotto la soglia del 35%, i seggi vengono assegnati solo su base proporzionale.

Anche in questo caso alcuni punti (come l’assenza di una soglia specifica da raggiungere, la chiara previsione di apparentamenti, diversa regolamentazione per Camera e Senato), sollevano diversi dubbi di costituzionalità.

Comunque sia, che dire; ancora una volta su decisioni così importanti ci saremmo auspicati un percorso meditato e condiviso. E invece niente, l’ennesima occasione persa; da tempo ci stiamo rassegnando a questo diktat del fare presto e da soli.

D’altronde l’accelerazione impressa non sembra casuale, quanto piuttosto dettata dall’urgenza della compagine governativa di presentare un proprio testo prima del Referendum convocato il 22-23 marzo. Troppo alto il rischio di discuterne dopo, qualunque sia il risultato che uscirà dalle urne.

Tra poco inizierà l’esame del Parlamento, dove potrebbero essere apportate modifiche prima dell’approvazione finale. Certo, le esperienze passate, come autonomia differenziata e riforma della giustizia, non lasciano presagire propositi collaborativi.

Ma la nostra fiducia nella responsabilità istituzionale resta comunque ostinata; sospesa com’è fra quel labile confine che separa la leggerezza dei sogni dai bruschi risvegli.

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