Assassin’s Creed a Roma: la serie sarà girata nella capitale

Mar 23, 2026 - 22:30
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Assassin’s Creed a Roma: la serie sarà girata nella capitale

Netflix ha annunciato a Roma l’inizio delle riprese della serie live-action Assassin’s Creed, ambientata nel 64 d.C., durante il regno di Nerone. La produzione si muoverà soprattutto a Cinecittà, dove esiste già un set di Roma antica che verrà ampliato. Non è solo una questione estetica: è una scelta che tiene insieme racconto e produzione.

Assassin’s Creed ha sempre funzionato così. Non parte da una storia da adattare, ma da un contesto storico che regge da solo. Poi ci inserisce sopra il suo schema, Assassini contro Templari, libero arbitrio contro controllo, che a questo punto è più un dispositivo narrativo che un’idea originale. Il risultato dipende quasi sempre da quanto l’ambientazione riesce a sostenere tutto il resto.

Roma, in questo senso, è difficile da sbagliare. Nel 64 d.C. l’Impero è formalmente stabile, ma il potere è nervoso. Nerone governa in un clima di sospetto, tra repressioni e costruzione del consenso. Dopo l’incendio, che la serie quasi certamente userà, anche solo come sfondo, la città diventa ancora più controllata e allo stesso tempo più fragile. È un equilibrio che si presta bene a una storia fatta di infiltrazioni, reti clandestine, operazioni nell’ombra.

Non serve forzare troppo: molte delle dinamiche che Assassin’s Creed mette in scena, sorveglianza, propaganda, gestione del dissenso, sono già lì.

C’è anche un altro livello, più pratico. Oggi portare a termine produzioni di questo tipo è complicato. Budget alti, tempi lunghi, pubblico globale. Uno dei responsabili di Assassin’s Creed Shadows, uscito nel 2025 e ambientato nel Giappone del XVI secolo, ha detto di essere “semplicemente orgoglioso che il gioco sia uscito”, parlando dello sviluppo come di “un piccolo miracolo”. È una frase che vale anche per una serie del genere.

Girare a Roma, in un set già esistente e modulabile, riduce una parte del rischio. Non elimina i problemi, ma li rende più gestibili.

Intanto il franchise continua a espandersi. Più di 230 milioni di copie vendute, decine di ambientazioni diverse, un’identità che ormai è riconoscibile anche fuori dai videogiochi. La serie Netflix si inserisce qui: non come adattamento diretto, ma come un altro tassello.

Il cast è internazionale, da Lola Petticrew a Noomi Rapace, fino a Sean Harris e Corrado Invernizzi, e gli showrunner, Roberto Patino e David Wiener, arrivano da produzioni televisive già abituate a lavorare su scala ampia. Anche questo dice qualcosa: non è un esperimento, è un investimento.

Alla fine, Roma è stata scelta perché tiene insieme più cose senza sforzo. Ha una struttura urbana che funziona per una storia di movimento e controllo, un contesto politico leggibile, e una presenza visiva che non ha bisogno di essere spiegata.

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