Avanti con il termovalorizzatore della Liguria, ma non si sa dove

Il bando è scaricabile dal sito della Agenzia Regionale Ligure per i Rifiuti (ARLIR, https://www.arlir.liguria.it/) e fa seguito alla fase esplorativa di mercato conclusasi circa un mese e mezzo fa con sei proposte di massima pervenute dalla più importanti aziende italiane: A2A Ambiente, Acea Ambiente, Herambiente, Iren Ambiente, Kanadevia Inova, e una RTI fra Ecoeridania e Italiana Coke. La scadenza per le offerte è il 30 giugno 2026 e la gara dovrebbe essere assegnata entro fine 2026 e punta ad una realizzazione rapida dell’impianto, dimensionato a 220.000 tonnellate anno per rifiuti urbani e scarti de riciclo, ampliabili a 320.000 con l’estensione a flussi di rifiuti speciali. La tecnologia individuata dal bando è la termovalorizzazione anche se il Piano regionale consentiva sia inceneritori che impianti waste to chemical. Ma le sei proposte preliminari arrivate hanno fatto riferimento solo di inceneritori. Incerta per adesso anche la localizzazione dell’impianto. Cinque dei sei partecipanti su alla fase esplorativa hanno indicato un’area della Val Bormida (in cui cresce la protesta), mentre una proposta si riferisce genericamente ad aree nella provincia di Savona o Genova. Costo atteso: fra 300 e 380 milioni di euro.
Ma come è messa la gestione dei rifiuti urbani in Liguria?
Primo: la produzione di rifiuti urbani in Liguria è aumentata nel 2024 rispetto al 2023, passando da 804mila tonnellate a 829mila, con un incremento di 25mila tonnellate (+ 3%), un incremento superiore alla media nazionale (+2,3%). Il totale dei rifiuti prodotti nel 2024 è il valore più alto degli ultimi 5 anni superando il valore del 2019 (822mila). Il valore ad abitante è aumentato in maniera corrispondente: 549 kg/ab/anno contro le 533 del 2023 e le 545 del 2021. Valore sopra la media nazionale (508). Insomma siamo al picco dell’ultimo periodo e il disaccoppiamento sembra ancora lontano.
Secondo: la raccolta differenziata è bassa, si attesta nel 2024 al 59,6%, unica regione del nord Italia a non raggiungere il target del 65% fissato al 2012 (la media del nord Italia è 74,2%). La Liguria si conferma quindi un “caso unico anomalo” all’interno delle regioni del nord Italia Il dato è in miglioramento rispetto al 2023 (58,3%), indicando quindi un certo recupero tendenziale. Il quantitativo di raccolta differenziata è pari in valore assoluto a 494mila tonnellate, con un quantitativo di rifiuti indifferenziati pari quindi nel 2024 a 335mila tonnellate. Solo la Provincia di La Spezia raggiunge il target del 65% (74,2%). Segue il dato di Savona (62%), poi Imperia (58,6%) per finire con Genova (55,1%). Il caso anomalo della Liguria nel contesto del nord Italia sembra particolarmente accentuato anomalo del capoluogo di Regione Genova.
Non si dispone di dati di riciclo per regione, ma con una RD del 59,6% è verosimile pensare che il tasso di riciclo di sia intorno al 44/45%, distante dall’obiettivo europeo del 55% al 2025.
I rifiuti organici raccolti sono pari a 149mila tonnellate, gestiti in impianti liguri solo per 68mila tonnellate, mentre il flusso in altre regioni è pari a 83mila tonnellate. Ma sono in arrivo nuovi impianti di digestione anaerobica, a partire da quello di La Spezia.
Terzo: i rifiuti indifferenziati vanno in giro. I rifiuti indifferenziati (335mila tonnellate) vengono avviati ai 4 impianti intermedi (TMB), autorizzati per 415mila tonnellate. Il rapporto Ispra non consente di avere dati sufficienti, ma è ragionevole pensare che una parte consistente di rifiuti indifferenziati (circa 100/150mila tonnellate) siano avviati ai TMB del Piemonte per avere poi indietro flussi a discarica in discariche piemontesi (118mila quelli che arrivano). In Liguria non esistono inceneritori né industrie che praticano il coincenerimento. Esistono invece 5 discariche che trattano 280mila tonnellate, erano 6 nel 2023 e gestivano 299mila tonnellate con una riduzione quindi di circa 20.000 tonnellate. Le discariche liguri accolgono 162mila tonnellate di rifiuti provenienti dalla regione, e 118mila tonnellate di rifiuti provenienti da altre regioni, mentre esporta in altre regioni in discarica 13mila tonnellate. In tutto il conferimento in discarica vale il 35% circa del totale rifiuti urbani prodotti. Valore distante dal 10% al 2035 (quindi fra dieci anni).
Quarto: la gestione dei rifiuti urbani costa molto. Il costo della gestione dei rifiuti urbani in Liguria appare alto, la seconda regione più cara dopo la Toscana, con un costo medio ad abitante di 288 euro (media italiana 214).
Il costo a tonnellata è pari a 524 euro, contro una media italiana di 418 (la seconda regione più cara dopo la Basilicata).
Cosa determina questo costo così alto?
Il costo della raccolta indifferenziata è pari a 31,9 euro abitante contro una media del nord Italia di 17,5 e una media nazionale di 22,2. Il costo dello smaltimento dell’indifferenziato è pari a 35,4 euro abitante, contro una media del nord Italia di 12,9 e una media nazionale di 25,7. Il costo della raccolta differenziata è pari a 83,9 contro una media del nord Italia di 54 e una media nazionale di 61,8. I costi di spazzamento sono pari a 37,9 euro ad abitante contro una media del Nord Italia di 24,3 e una media nazionale di 27,2. I costi comuni sono pari a 55,6 euro ad abitante contro una media del nord Italia di 30,4 e una media nazionale di 29,4.
Insomma la proposta di nuovo inceneritore dovrebbe risolvere due problemi della gestione dei rifiuti in Liguria: la non autosufficienza impiantistica per indifferenziato e scarti del riciclo e l’alto costo del servizio.
Ma il nuovo impianto di incenerimento copre il gap? Immaginando al 2035 un valore di rifiuti prodotti pari a 850mila tonnellate. Immaginando un riciclo al 65% e la discarica al 10 % resta fuori un quantitativo di 212.500 tonnellate, in linea quindi con il dimensionamento previsto dalla gara (220.000 tonnellate).
Qual è la tua reazione?
Mi piace
1
Antipatico
1
Lo amo
1
Comico
1
Furioso
1
Triste
1
Wow
1


