Bambino morto dopo trapianto a Napoli, legale famiglia: “Chiesto risarcimento ma nessuna risposta da Monaldi”

Mar 28, 2026 - 17:30
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Bambino morto dopo trapianto a Napoli, legale famiglia: “Chiesto risarcimento ma nessuna risposta da Monaldi”

“Nel tentativo di evitare alla famiglia l’ulteriore devastazione psicologica di un giudizio civile sovrapposto al procedimento penale in corso – e senza neppure procedere alla previa notifica di una formale messa in mora, proprio per non caricare inutilmente i signori Caliendo Mercolino del peso di un’escalation legale – la difesa ha trasmesso all’Azienda Ospedaliera dei Colli, via posta elettronica certificata, una proposta di bonario componimento in sede stragiudiziale della componente risarcitoria della vicenda. Una proposta di dialogo, non una dichiarazione di guerra. Un invito a sedersi attorno a un tavolo, nel rispetto della dignità delle parti, per trovare una soluzione che consentisse alla famiglia di voltare pagina senza dover affrontare anni di contenzioso civile”. Lo scrive in una lettera apera l’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia di Domenico Caliendo, il piccolo di 2 anni morto per il trapianto di cuore con un organo compromesso. La lettera è indirizzata, spiega il legale, all’opinione pubblica e al presidente della Regione Campania, Roberto Fico.
Ma “con rinnovato dolore” la famiglia Caliendo Mercolino “apprende che il pattern comunicativo totalmente carente, privo di linearità e del tutto alieno a qualsivoglia forma di umanità che ha caratterizzato il rapporto tra il Monaldi e i genitori di Domenico durante tutta la fase clinica della vicenda, si sta purtroppo protraendo anche ora che Domenico non è più in vita. Il comportamento della struttura non è mutato con la morte del piccolo paziente: è rimasto quello che era sempre stato, indifferente, opaco, istituzionalmente sordo. Il Monaldi non ha risposto. Non ha risposto con un diniego motivato. Non ha risposto con una controproposta. Non ha risposto con un semplice atto di accuse ricevute. Ha semplicemente eliso la comunicazione, come se quella PEC non fosse mai stata trasmessa, come se la famiglia Caliendo Mercolino non esistesse, come se la morte di Domenico fosse un fatto del quale l’Azienda non avvertisse il peso di una risposta istituzionale minima”.

“Nessun motivo di vergogna per richiesta risarcimento”

“La famiglia Caliendo Mercolino sente il dovere di dichiarare pubblicamente, senza esitazione e senza alcuna remora, di non avere il benché minimo motivo di vergognarsi per aver avanzato una richiesta risarcitoria. Non vi è nulla di cui vergognarsi. La legge – lo Stato italiano, attraverso le norme che regolano la responsabilità civile delle strutture sanitarie – riconosce espressamente il diritto delle vittime di gravi errori medici a essere risarcite in via equitativa per il danno non patrimoniale subito: il danno biologico, il danno morale, il danno da perdita del rapporto parentale”, spiega il legale. “Quella pecuniaria non è, né potrà mai essere, giustizia. Non lenisce il dolore. Non riconsegna Domenico ai suoi genitori. Non rende dignitoso un Natale trascorso senza di lui, né un Capodanno vissuto nell’assenza di chi avrebbe dovuto essere lì – prosegue – Il risarcimento è un’altra cosa: è un diritto autonomo, riconosciuto dalla legge, che spetta alla famiglia indipendentemente dall’esito del procedimento penale. E il Monaldi, rifiutandosi persino di aprire un dialogo su questo punto, sta sottraendo alla famiglia Caliendo Mercolino un ulteriore diritto che le appartiene”.

Appello al presidente Fico

“Eppure, nello stesso periodo nel quale l’Azienda sceglieva il silenzio sulla proposta di componimento stragiudiziale, la dirigenza del Monaldi si faceva viva con i genitori di Domenico per tutt’altra ragione: per invitarli a piantare un albero all’interno del presidio in memoria del loro figlio. La famiglia ha appreso questa proposta con sgomento e con la giusta indignazione che tale iniziativa merita. Un albero. Mentre la richiesta formale di risarcimento giaceva inevasa”, evidenzia l’avvocato. Poi l’appello a Roberto Fico “affinché eserciti i poteri di vigilanza e di controllo che l’ordinamento gli attribuisce sull’operato delle aziende sanitarie regionali, e affinché valuti con urgenza la posizione della dirigenza generale attualmente alla guida dell’Azienda Ospedaliera dei Colli – Presidio Monaldi”.
“Chiediamo formalmente e pubblicamente le dimissioni della dirigenza del Monaldi. Non per spirito di rivalsa, ma perché la continuità di una gestione dimostratasi strutturalmente inadeguata tanto nella fase della crisi quanto nella fase degli strascichi costituisce, a nostro avviso, un elemento di rischio istituzionale per i pazienti, le famiglie e gli operatori sanitari onesti che operano quotidianamente in quella struttura. Il Monaldi è un presidio di eccellenza della sanità campana: non merita una dirigenza che lo ha portato in queste condizioni. I pazienti del Monaldi non meritano questa dirigenza. La famiglia Caliendo Mercolino non merita questo silenzio”, conclude la lettera.

Monaldi: “Valutazione in corso su richiesta risarcimento”

“L’Azienda ha ricevuto una proposta stragiudiziale, il giorno dopo il funerale del piccolo Domenico, espressamente qualificata come riservata, contenente una richiesta risarcitoria di 3milioni di euro e formulata in termini dichiaratamente non negoziabili. La vicenda cui la proposta si riferisce è, come noto, attualmente all’esame dell’Autorità giudiziaria nella fase delle indagini preliminari. La valutazione della richiesta risarcitoria impone lo svolgimento di approfondite valutazioni tecnico-legali, anche alla luce degli accertamenti in corso e, per loro natura, non possono essere compresse entro i rigidi termini unilaterali indicati dalla controparte. Non può pertanto parlarsi di mancata apertura di una trattativa, in assenza di un effettivo spazio negoziale nella proposta ricevuta”. È quanto si legge in una nota di Anna Iervolino, dg dell’Azienda ospedaliera dei Colli che ricomprende anche il Monaldi, in merito alla lettera aperta dell’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia di Domenico Caliendo. “Sorprende, inoltre, che una comunicazione qualificata come strettamente riservata venga oggi utilizzata in sede pubblica, con modalità che non appaiono coerenti con la natura dell’interlocuzione stragiudiziale e che non favoriscono un confronto sereno nelle sedi proprie con l’avvocatura dell’Azienda. Solo martedì 24 marzo è pervenuta una richiesta di incontro della controparte, che l’Ufficio Legale ha immediatamente preso in carico, avviando le necessarie attività organizzative. Tale iniziativa è stata tuttavia preceduta da una evidente strategia di esposizione mediatica della vicenda, che rischia di sovrapporre il piano della comunicazione a quello, ben diverso, del corretto confronto tecnico-giuridico. Il percorso transattivo, dunque, si svolge nel rispetto delle procedure e delle norme a tutela dell’interesse pubblico, secondo l’istruttoria degli uffici competenti. Con l’occasione si precisa che la piantumazione dell’ulivo è un’iniziativa che il personale tutto dell’Azienda ha maturato spontaneamente, è stata apprezzata dalla signora Patrizia e dal signor Antonio che – ancora una volta – hanno riferito di non nutrire sentimenti di rancore verso i medici e gli infermieri, pur chiedendo legittimamente giustizia per quanto accaduto. Una richiesta di giustizia alla quale ci siamo sempre associati e che tutti noi vogliamo con determinazione”, conclude Iervolino.

Legale famiglia: “Monaldi ha violato vincolo riservatezza”

“La proposta stragiudiziale era riservata. Questo Studio ha rispettato quel vincolo: la lettera aperta pubblicata nell’interesse della famiglia Caliendo Mercolino non conteneva alcun riferimento agli aspetti tecnici, economici o negoziali della proposta – nessuna cifra, nessuna condizione, nessun termine. Ciò che questa difesa ha scelto di rendere pubblico, decorso inutilmente il termine assegnato, non è il contenuto della proposta: è il silenzio dell’Azienda. È stata la stessa Azienda, nella nota , a violare unilateralmente il vincolo di riservatezza che ora invoca, rendendo pubblicamente noti quantum richiesto, data di ricezione e qualificazione negoziale della comunicazione. Il vincolo di riservatezza è stato infranto dal Monaldi, non da questa difesa”. Così l’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia di Domenico Caliendo, replica all’Azienda dei Colli.

“La ricostruzione cronologica offerta dall’Azienda è inesatta e va rettificata. Questo Studio ha trasmesso la proposta di bonario componimento via PEC, assegnando un termine di quindici giorni. Decorso inutilmente quel termine – senza che l’Azienda producesse alcun riscontro, nemmeno formale, nemmeno interlocutorio – il giorno successivo alla scadenza questo Studio ha trasmesso una seconda PEC, datata 24 marzo 2026, sollecitando nuovamente un incontro. È questa la PEC che l’Azienda presenta nella propria nota come una richiesta ‘pervenuta dalla controparte’, omettendo che si trattava del secondo sollecito di questo Studio a fronte di un silenzio assoluto. Non vi è stata alcuna apertura dell’Azienda: vi è stato un ulteriore silenzio, interrotto soltanto dalla presente nota stampa”, scrive Petruzzi.

“Il procedimento penale in fase di indagini preliminari non ha ad oggetto la vicenda di Domenico nella sua interezza: ha ad oggetto la posizione di alcuni professionisti sanitari nei loro specifici profili di responsabilità penale individuale. È un piano radicalmente distinto dalla responsabilità civile della struttura che è autonoma, non dipende dall’esito penale e non può essere paralizzata da esso. Invocare le indagini a carico di singoli sanitari per non rispondere a una proposta transattiva civile non è una giustificazione giuridica: è una confusione concettuale – o una scelta deliberata – sottolinea – Il passaggio più grave della nota aziendale riguarda le dichiarazioni asseritamente rese dai signori Caliendo Mercolino. È fatto noto a questo Studio che la Direzione Generale del Monaldi ha contattato direttamente la signora Patrizia, madre di Domenico, bypassando il difensore e in assenza di qualsiasi comunicazione a questo Studio. Tale interlocuzione è avvenuta parallelamente alla corrispondenza legale in corso”.

“Quando l’Azienda ha scelto di non dare seguito alla trattativa, la famiglia – nel pieno e confermato rapporto di fiducia con il proprio legale – ha coerentemente scelto di non proseguire nemmeno sul piano dell’interlocuzione diretta. Il tentativo operato nella nota odierna di scindere la posizione dei genitori da quella del loro difensore, utilizzando a fini pubblici dichiarazioni ottenute in una interlocuzione dalla quale il difensore era stato deliberatamente escluso, appare una condotta artata e strategicamente orientata a delegittimare il mandato difensivo. Questo Studio la rappresenterà nelle sedi deontologiche e giuridiche competenti. Il mandato conferito dalla famiglia Caliendo Mercolino è stato conferito liberamente, consapevolmente, e rimane pienamente operativo. Questo Studio ha cercato il dialogo. Lo ha cercato con la proposta originaria. Lo ha cercato con la seconda PEC a scadenza del termine. Lo ha cercato con la richiesta del 24 marzo. In tre occasioni documentate, l’Azienda non ha risposto. Non è questa difesa a dover giustificare la propria condotta”, conclude l’avvocato Petruzzi.

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