Come liberare il conto pignorato in poche mosse
lentepubblica.it
Il pagamento di un debito chiude il rapporto economico con il creditore, ma cosa succede se quello stesso debito aveva generato un pignoramento, un blocco sul conto corrente? Un conto può restare bloccato anche con debito saldato, poiché il saldo del debito non chiude automaticamente la procedura di esecuzione forzata.
Saldare un debito che ha portato al pignoramento del proprio conto corrente ci fa pensare che velocemente ne potremmo avere di nuovo la piena disponibilità. Difficilmente però ciò accadrà e la situazione non tornerà alla normalità automaticamente. Il pagamento del debito pregresso difatti non comporta, automaticamente, la riattivazione del conto pignorato.
Quando si prova a utilizzare lo sportello bancomat o effettuare un bonifico, un pagamento, ci si accorge che bonifici e prelievi sono ancora bloccati. Per rimuovere il blocco è necessario un passaggio formale che annulli la procedura esecutiva.
Le specifiche del pignoramento
Questo avviene poiché il pignoramento non riguarda solo il rapporto tra debitore e creditore. Il pignoramento è una procedura regolata dalla legge e gestita dal tribunale. È direttamente lo Stato, tramite la magistratura a intervenire per garantire al creditore la soddisfazione del suo diritto. Il pignoramento è una forma di esecuzione forzata, una procedura giudiziaria, a danno dei beni del debitore, e segue un preciso iter legale.
Quando il creditore avvia il pignoramento presso terzi cioè presso la banca, quest’ultima perde ogni ruolo attivo, assumendo la veste formale di “terzo pignorato”. Cambia dunque il suo ruolo e l’istituto di credito:
- diviene ‘per legge’ custode del denaro presente sul conto;
- assume la responsabilità di preservare quelle somme;
- blocca le operazioni per il correntista, finché la procedura non viene chiusa in maniera ufficiale.
Questi sono i motivi per i quali la banca non può liberare il conto basandosi esclusivamente su una ricevuta di pagamento, o sulla dichiarazione del debitore. Questa azione sarebbe agita senza certezza giuridica, correndo il serio pericolo di poter essere chiamato a pagare nuovamente quelle somme al creditore, in caso di contestazione.
In questa fase è il creditore che assume un ruolo attivo. Quando il debitore paga interamente quanto dovuto, a titolo di capitale, interessi e spese, il privato creditore non potrà semplicemente incassare. Dovrà dare il via allo step successivo della procedura esecutiva. Una volta soddisfatto il sua debito, sarà tenuto ad attivarsi per liberare i beni pignorati del debitore. Nel rispetto dei principi civilistici di correttezza e buona fede nei rapporti giuridici dovrà compiere un atto formale denominato rinuncia agli atti esecutivi, e disciplinato dall’art. 629 del c.p.c.
Proprio questa azione darà il via all’iter necessario a sbloccare i fondi. L’atto di rinuncia verrà, di seguito, comunicato alle parti coinvolte. Una volta informata, la banca avrà contezza e certezza dell’effettivo pagamento e della soddisfazione del creditore. Solo a questo punto l’istituto di credito potrà e dovrà provvedere a rimuovere il vincolo, restituendo al correntista la piena disponibilità del proprio conto.
Ecco perché gli istituti di credito agiscono con estrema cautela, aspettando un ordine formale o un documento ufficiale prima di rimuovere il vincolo solitamente formalizzata da parte di un avvocato. Questo documento che sblocca il conto, perché con essa il creditore dichiara in modo espresso di non voler più andare avanti con l’iter di pignoramento. L’Istituto di credito potrà dovrà rimuovere il vincolo, ridando al correntista la piena disponibilità del suo conto poichè il pignoramento non ha più, ormai, alcuna ragion d’essere.
Come si può tutalere il creditore?
Se il creditore non dovesse attivarsi tempestivamente, pur essendo già stato pagato dal debitore, quest’ultimo può tutelarsi grazie alla magistratura.
Le azioni possibili sono:
- provare di aver saldato il debito;
- rivolgersi al giudice dell’esecuzione, che segue la procedura di pignoramento;
- Avviare specifica istanza chiedendo al tribunale l’estinzione della procedura esecutiva.
Il giudice, verificato il saldo del debito, dovrà accogliere la richiesta ed emette un’ordinanza di estinzione. Lo scopo di questo atto è acclarare il termine della procedura con un documento ufficiale che andrà presentato alla banca per ottenere lo sblocco del conto corrente.
Una volta che l’istituto riceve il documento formale consistente nella rinuncia del creditore, oppure l’ordinanza del giudice, il conto deve essere liberato in tempi ragionevoli.
A questo punto, se l’istituto di credito dovesse ritardare il rilascio degli accessi al conto, senza una valida giustificazione, il suo comportamento potrà essere considerato illegittimo. A tutela del correntista la possibilità di rivolgersi all’Arbitro Bancario Finanziario (ABF), un organismo indipendente che risolve le controversie tra clienti e banche. In questa sede, potrà farsi riconoscere un vero e proprio diritto al risarcimento per la mancata disponibilità delle somme presenti sul conto.
The post Come liberare il conto pignorato in poche mosse appeared first on lentepubblica.it.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Furioso
0
Triste
0
Wow
0




