Dall’oil & gas alla geotermia: costruire ponti verso una transizione energetica sostenibile

Il 16 aprile 2026 si è svolto a Milano, presso l’Eni Research and Technology Innovation Center, l’evento organizzato da SPE Italia dal titolo “Building the Bridge”, un incontro tecnico di alto livello per discutere dello sviluppo dell’energia geotermica e della sua espansione tecnologica e di scala, condividendo e integrando al meglio l’expertise del mondo Oil & Gas.
L’iniziativa si inserisce in continuità con un percorso avviato oltre un anno fa con la pubblicazione del documento tecnico “SPE TB 1/2025 – The New Wave of Geothermal Energy”, che ha contribuito a riportare la geotermia al centro del dibattito energetico nazionale ed internazionale
All’organizzazione del programma hanno partecipato l’Unione Geotermica Italiana e l’European Technology and Innovation Platform on Geothermal, riconosciuta dalla Commissione Europea entro lo Strategtic Energy Technology Plan (SET Plan).
L’evento è stato di grande partecipazione, oltre le aspettative, con oltre 120 partecipanti registrati e molti che non hanno potuto partecipare per overbooking. “Building the bridge” ha offerto una grande opportunità di scambio di idee, discussione e networking, con un feedback a caldo estremamente positivo.
Tra i protagonisti dell’evento, l’Unione Geotermica Italiana (UGI), rappresentata dal Presidente, Prof. Bruno Della Vedova, che nel suo intervento ha sottolineato con chiarezza la necessità di sostenere e sviluppare con decisione il settore. Il messaggio è stato diretto: “È il tempo di realizzare il nostro sogno”. Un’affermazione che racchiude la visione di una geotermia finalmente riconosciuta come pilastro della transizione energetica nazionale ed europea, capace di contribuire alla riduzione della dipendenza da fonti fossili come gas e petrolio.
Uno dei temi centrali emersi durante l’incontro è stato il forte parallelismo e anche complementarietà tra le expertise Oil & Gas e quelle geotermiche. Le due filiere condividono infatti una roadmap tecnica e operativa molto simile, che comprende le fasi di esplorazione, perforazione e sviluppo del campo. Questa affinità rappresenta una leva strategica per accelerare la crescita della geotermia, grazie al trasferimento di competenze, tecnologie e best practice maturate in decenni dall’industria petrolifera. Inoltre è importante sottolineare come tali expertise sono già presenti sul territorio nazionale.
L’obiettivo dichiarato dell’evento è stato proprio quello di creare un ponte tra questi due mondi, favorendo il networking tra operatori Oil & Gas e esperti e sviluppatori del settore geotermico. Una collaborazione che può risultare decisiva per superare le barriere tecniche, politiche ed economiche che ancora limitano la diffusione su larga scala della geotermia.
In questo contesto, segnali incoraggianti arrivano dall’Europa. Si va delineando infatti una crescente condivisione verso l’adozione, da parte degli Stati membri, di strumenti di de-risking dedicati ai progetti geotermici. Tali meccanismi risultano fondamentali per sostenere le fasi più rischiose legate principalmente all’esplorazione profonda (drilling), e per attrarre nuovi investimenti nel settore.
Come evidenziato anche dal Segretario Generale dell’European Geothermal Energy Council (EGEC), Philippe Dumas, un ruolo chiave è giocato dallo Strategic Energy Technology Plan (EU SET Plan), che definisce obiettivi ambiziosi per il futuro della geotermia. Tra questi, il raggiungimento entro il 2040 di 250 GW di capacità installata a livello europeo, considerando sia gli usi per la produzione elettrica che quelli per gli usi termici. Il piano pone inoltre l’accento sulla gestione sostenibile delle risorse, includendo lo sviluppo della geotermia profonda e l’integrazione con sistemi di accumulo energetico nel sottosuolo, oltre alla valorizzazione di materiali critici come il litio attraverso la sua estrazione da salamoie geotermiche.
Per conseguire questi risultati, il SET Plan individua alcune strategie chiave: il triplicamento degli investimenti annuali in ricerca e innovazione fino a 300 milioni di euro entro il 2030; lo sviluppo tecnologico, con particolare riferimento ai sistemi EGS (Enhanced Geothermal Systems) e alle applicazioni ad alta temperatura; la creazione di alleanze industriali; il miglioramento dell’accessibilità ai dati; e l’introduzione di strumenti finanziari di mitigazione del rischio.
Inoltre, è intervenuto anche Paolo Frankl, Capo della Divisione Energie Rinnovabili presso l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), il quale ha sottolineato alcune priorità di policy europea e nazionale fondamentali. Tra queste, l’inserimento della geotermia nelle agende energetiche nazionali con target e roadmap specifiche; la definizione di schemi di sostegno economico in grado di garantire stabilità dei ricavi nel lungo periodo; la semplificazione dei processi autorizzativi, mantenendo al contempo elevati standard ambientali e sociali; e la creazione di quadri regolatori dedicati, distinti da quelli minerari.
Grande attenzione è stata posta sullo sviluppo delle applicazioni per il riscaldamento e raffrescamento, in particolare attraverso infrastrutture di teleriscaldamento, e sull’integrazione tra pianificazione energetica ed uso del calore. Infine, è emersa con forza l’importanza di investire in innovazione, collaborazione e formazione, per sostenere la crescita di una forza lavoro qualificata e preparata ad affrontare le sfide del settore.
L’evento “Building the Bridge” è stato un eccellente momento di sintesi, condivisione delle grandi potenzialità di risorsa e di competenze e di consapevolezza delle azioni necessarie per il rilancio della geotermia, evidenziando come la sinergia con il mondo Oil & Gas possa accelerare in modo significativo il percorso verso un sistema energetico più sostenibile, resiliente e indipendente, attivando una riduzione dei costi e il salto di scala degli impianti.
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